Vox Romanica
vox
0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
10.2357/VOX-2020-021
Es handelt sich um einen Open-Access-Artikel, der unter den Bedingungen der Lizenz CC by 4.0 veröffentlicht wurde.http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/121
2020
791
Kristol De StefaniJoël Aguet, Origines de la chanson de l’Escalade en langage savoyard dite Cé qu’è laino, Genève (Droz) 2020, 437 p. (Travaux du Grand Siècle 52)
121
2020
Elisabeth Berchtold
vox7910374
Besprechungen - Comptes rendus 366 Vox Romanica 79 (2020): 360-368 DOI 10.2357/ VOX-2020-18 non-obbligatorietà di un soggetto espletivo in italiano antico (a differenza del tedesco) è una questione indipendente da quella del V2, e si può spiegare con le diverse proprietà del sistema pronominale dell’italiano antico rispetto a quello delle lingue germaniche 13 ; nell’analisi dei casi di prolessi, come nota FN (101), un problema difficilmente decidibile si presenta quando la subordinata precede la principale: l’elemento prolettico in inizio di frase appartiene in questo caso alla subordinata o alla principale che segue? L’A si mostra piuttosto rinunciatario al riguardo di questo problema, ma gli esempi non sono tutti uguali e avrebbero meritato una discussione più approfondita: in (200)/ (224), con un’interrogativa indiretta, il prete con che arte il si faccia non so , il prete sembra appartenere alla subordinata, ma in altri casi, con una frase avverbiale, ambedue le analisi potrebbero in teoria essere corrette: (203) Tristano e Isotta quando viddero Brandina, furono assai di ciò allegri , oppure (207)/ (225) Questo messer Rossellino, come che avesse gran tempo, spesso spesso gli nascea un figliuolo (dove possiamo interpretare l’elemento anteposto come Hanging Topic ; v. anche (208)); è interessante che tra gli esempi riportati che presentano l’ordine elemento prolettico - subordinata avverbiale - frase principale , non ce n’è nessuno che favorisca in maniera decisiva l’interpretazione in cui l’elemento prolettico appartiene alla subordinata (diversamente dal caso dell’interrogativa indiretta citato sopra), mentre ce n’è almeno uno che favorisce (seppur debolmente) l’altra interpretazione: (211) la reina Isotta, bene ch’ella non sia in colpa , … sia arsa e divampata , dove la mancanza di un pronome soggetto nella principale potrebbe essere segno che la reina Isotta appartiene alla principale, mentre nella subordinata abbiamo un pronome anaforico; in (213), anzi tu che fai , non si tratterà di Focus, ma di Topic contrastivo - il Focus è il pronome interrogativo (questo tipo di Focus non viene trattato da FN); allo stesso modo in (320), Da che non vogli che io la pruovi a te, et tue la proverai a me , non avremmo due Focus, ma un Topic contrastivo e un Focus 14 ; mi sembra inutile individuare una funzione speciale della dislocazione a destra consistente nella «focalizzazione dell’ultimo elemento nucleare» (128-29): siccome il Focus cade normalmente sull’ultimo elemento della frase nucleare (dalla quale sono esclusi gli eventuali elementi dislocati), che poi ci sia un elemento dislocato o meno, non cambia niente: in Ils sont fous, ces Romains! e in Ils sont fous! il Focus è sempre lo stesso; allo stesso modo mi sembra poco convincente l’idea che la dislocazione a destra contribuisca a modalizzare il contenuto delle frasi (129-31, 137-38): la meraviglia espressa da (287), Molto tosto l’avete voi trangugiata, questa cena , è esattamente presente anche nella variante senza dislocazione: Molto tosto avete voi trangugiata questa cena , visto che è veicolata dal costituente preverbale focalizzato. 13 Cf. la seconda parte di J. h aiman , Targets and Syntactic Change , The Hague 1974. 14 Sullo status dei Topic contrastivi cf. n. e rtesChik -s hir , Information Structure . The Syntax-Discourse Interface, Oxford 2007: par. 3.3 (un lavoro importante non citato dall’A). 367 Vox Romanica 79 (2020): 360-368 DOI 10.2357/ VOX-2020-18 Osservazioni minori : è poco probabile che avievi (47) sia una forma di imperfetto in iè , come spiegato in nota, ma sarà una forma in ie , parallela alle forme in ia (per es. aviavi ) - lo spostamento dell’accento è sicuro solo per la 3. pl. (r ohlFs § 550); nell’es. (174) gli non è clitico di ripresa: la struttura della frase (piuttosto contorta), omesse tutte le frasi relative e le parentetiche che modificano il soggetto, è la seguente: quel maestro di firusica del Conco … [ che Dio gli dia il malanno ]… sta a dire che … (ed. Puccini) oppure: quel maestro di firusica del Conco … [ che Dio gli dia il malanno ]… e’ andò pur l’altro dì a Peretola … (ed. Pernicone); qui la frase che Dio gli dia il malanno è una parentetica indipendente dalla frase principale - nella frase in cui questa si inserisce non abbiamo clitico di ripresa (se seguiamo l’interpretazione di Puccini) o abbiamo il pronome di ripresa e’ (se seguiamo l’interpretazione di Pernicone; l’A non riporta la gran parte della frase, e questo avrà dato origine all’equivoco); - FN sembra pensare che in E ’l tristo del marito, non gli bastava … abbiamo una forma elisa di al (94) - l’ipotesi è inutile (e in contrasto con il resto dell’esposizione, che dimostra l’esistenza della costruzione di Hanging Topic , in cui non c’è preposizione), oltre che certamente sbagliata: ’l è la forma corrente dell’articolo dopo vocale, ma una simile elisione per al non è attestata; in (180) ogni festa che … è complemento di tempo, non Chinese Style Topic : con questo tipo di complemento la preposizione non è infatti necessaria: ogni domenica e ogni festa principale noi abbiamo per ognuno un pane ( Navigatio Sancti Brendani , p. 95); in (201), il superlativo grado non saprei ben quale , sarà probabilmente da supplire tiene , come in questo tene superlativo grado de graveçça de peccato ( Questioni filosofiche 5.1.4), per cui si tratta di un Left Detachment dell’oggetto diretto; non mi è chiaro perché l’A senta la mancanza della preposizione in io n’ho de’ miei dí mille veduti vagheggiatori … (117n) - ne riprende non solo sintagmi preposizionali con testa di , ma anche sottoparti di sintagmi nominali, in italiano antico come in italiano moderno: Ne ho visti tre ( ne = cani ), Cani, ne ho visti (oltre a Di cani, ne ho visti ), Ne ho visti, cani (oltre a Ne ho visti, di cani ); non mi sembra che ci siano ragioni sufficienti per attribuire un accento enfatico al pronome soggetto in (286), Così nollo sapessi io tale convenente! , che potrebbe benissimo essere un semplice caso di inversione; in (319), Se lo tuo soccessore mi viene meno, tue mi sei debitore , l’interpretazione di tue come Focus (= ‘sarai tu a essermi debitore’) mi sembra forzata - più coerente mi sembra: ‘Se il tuo successore non mi soddisfa [al posto tuo], tu resti in debito verso di me’; anche in (391), «Chi entrerà dentro? »… «Non io». «Né io… ma entrivi Andreuccio». «Questo non farò io» disse Andreuccio , non mi sembra naturale interpretare io come Focus: quello che Andreuccio vuole dire/ focalizzare, è che non vuole entrare ( questo non farò ‘Das laß’ ich wohl bleiben’ (trad. D.W. Soltau)), mentre la posizione postverbale di io è il risultato dell’inversione sintattica; anche in (328), Grandissima grazia … reputar mi debbo che il nostro re me a tanta cosa, come è a raccontar della magnificenzia, m’abbia preposta , mi sembra che il Focus Besprechungen - Comptes rendus Besprechungen - Comptes rendus 368 Vox Romanica 79 (2020): 368-371 DOI 10.2357/ VOX-2020-19 sia a tanta cosa , per cui interpreterei me come Topic; quanto all’es. della n. 12 a p. 152, Tristano amava tanto sua cavalleria, ch’egli s’appellava di Cornovaglia, perchè quivi egli era statovi fatto cavaliere , non vedo difficoltà a interpretare quivi come Topic, il che eliminerebbe l’anomalia di un Focus ripreso da un clitico e quella della mancanza di inversione. In conclusione, il libro di Frédéric Nicolosi ci offre un quadro articolato della strutturazione pragmatico-discorsiva dei testi italiani antichi, e in questo è senz’altro un’opera originale, con analisi anche illuminanti, anche se qualche aspetto avrebbe potuto essere sviluppato meglio, come per es. la classificazione dei vari tipi di Focus. Il libro trascura invece il lato più propriamente grammaticale dei fenomeni studiati, accontentandosi perlopiù di definizioni e analisi piuttosto approssimative, e da questo punto di vista non rappresenta un vero progresso nella ricerca su Topic e Focus in italiano antico. Giampaolo Salvi ★ Raetoromania p aul v idesott (ed.), Vocabolar dl ladin leterar . Vocabolario del ladino letterario. Wörterbuch des literarischen Ladinisch . Vol. 1: Lessich documenté dant l 1879. Lessico documentato prima del 1879. Vor 1879 belegter Wortschatz, Bozen-Bolzano (University Press) 2020, xxxiv + 1237 p. ( Scripta Ladina Brixinensia V) P. v idesott , den Rätoromanisten unter anderem durch seine bibliographischen und wissenschaftsgeschichtlichen Publikationen bekannt 1 , den Spezialisten für Dolomitenladinisch zudem durch zahlreiche Arbeiten zu Sprache und Kulturgeschichte dieses Gebiets, legt hier den ersten Band eines auf fünf Bände geplanten Grossprojekts vor. Selbstverständlich wird ein Unternehmen dieser Dimension (schon der vorliegende erste Band, ein Schwergewicht im A4-Format, enthält mehr als 1.200 Seiten) nicht von einem Forscher im Alleingang bewältigt. Im Absatz «Ripartizione del lavoro di redazione» der Einleitung werden alle Mitarbeiter und Mitarbeiterinnen mit ihren jeweiligen Kompetenzbereichen genannt. Es sind, nebst dem Herausgeber P. Videsott, G. m isChí , D. d ellaGiaComa , N. C hioCChetti , I. m arChione und J. A. d oriGo 2 . Sie alle erscheinen mit P. Videsott (Endredaktion) mit der Angabe ihres Anteils an der Redaktion in der Titelei, wie auch O. G sell , der für die Prüfung der Etymologien verantwortlich zeichnet. Auf ein kurzes ladinisches Vorwort ( Paroles dantfora ) folgt eine umfangreiche, äusserst detaillierte Einleitung (VII-XXXIV) in italienischer Sprache: Guida alla consultazione del Vocabolar. Italienisch ist die Metasprache des Werkes. Ausser dem einleitenden Teil sind auch die Definitionen der verschiedenen Bedeutungen eines Lemmas italienisch, während die auf 1 Cf. die Rezensionen zu seiner Rätoromanischen Bibliographie (2011) und zu R. b ernardi / P. v idesott , Geschichte der ladinischen Literatur (2013) in VRom. 73 (2014): 317-21. 2 Cf. p. XXXI. 369 Vox Romanica 79 (2020): 368-371 DOI 10.2357/ VOX-2020-19 die Definition folgende Übersetzung sowohl italienisch als auch deutsch ist 3 . Die Sprachsituation in der Ladinia, wo neben der einheimischen Minderheitssprache auch das Deutsche und das Italienische präsent sind, ersteres mehr in den nördlichen, letzteres in den südlichen Gebieten 4 , legt es nahe, eine dieser beiden Sprachen zu verwenden, um den nichtladinischen Benutzern des Wörterbuchs die Konsultation zu erleichtern. Der Herausgeber nennt am Anfang der Einleitung zwei Gruppen von Adressaten des Werkes: einerseits die Ladinischsprechenden selbst, andererseits Linguisten, die sich für diese Sprache interessieren 5 . Die Situation ist vergleichbar mit derjenigen, vor die sich das Dicziunari rumantsch grischun in seinen Anfängen gestellt sah, mit dem Unterschied, dass sich dort die Wahl des Deutschen als Metasprache aufdrängte 6 , während im Fall des Vocabolar dl ladin leterar ( VLL ) sowohl das Deutsche wie auch das Italienische für diese Funktion in Frage kamen. Dass man sich für eine der beiden Sprachen entscheiden musste, war beim riesigen Umfang des Werks zwingend. Zwar sind der Titel des Gesamtwerks und die Überschriften grösserer Sektionen dreisprachig, die Kurzübersetzungen sind italienisch und deutsch, und am Schluss des Bandes findet sich nach einem Indice italiano-ladino ein Indice tedesco-ladino . Die vorherrschende Begleitsprache ist jedoch das Italienische. Ob zur Wahl des Italienischen als Metasprache die Tatsache beigetragen hat, dass das Deutsche in den südlichen Gebieten der Ladinia weniger geläufig ist, ob politische Erwägungen oder noch andere Faktoren eine Rolle spielten, lässt uns die Einleitung nicht wissen. Ein Wort dazu wäre willkommen gewesen. Ein weiterer Unterschied zwischen DRG und VLL besteht darin, dass das bündnerromanische Wörterbuch die Zitate in die Begleitsprache übersetzt, das VLL nicht. Diese willkommene Hilfe für Benutzer, die mit dem Rätoromanischen weniger vertraut sind, konnte im Fall des ladinischen Wörterbuches, wiederum aus Gründen der Masse des Materials, verständlicherweise nicht geleistet werden. Im übrigen gibt die Einleitung ausführlich Auskunft über die Intention des Werkes, die Kriterien für die Aufteilung des Materials in die fünf Bände, das Corpus, welches dem VLL zugrunde liegt, das Inventar der Lemmata, die Struktur der Artikel und die Aufteilung der redaktionellen Arbeit. Dass zu manchen dieser Gesichtspunkte spezifische Bibliographien und eigene Abkürzungsverzeichnisse erstellt werden, ist eine eher ungewöhnliche, aber durchaus sinnvolle Entscheidung des Herausgebers. So werden die literarischen Quellen des Wörterbuchs ( Il corpus alla base del VLL , VII-XVIII), die ältere Lexikographie (XXVII-XXIX) und die Artikel zum vorliegenden Projekt (fünf Beiträge von P. Videsott in Zeitschriften und Sammelbänden, XXXIII) in jeweils eigenen Bibliographien erfasst. Ebenso findet man an den einschlägigen Stellen der Einleitung mehrere Abkürzungsverzeichnisse, die dann in den abschliessenden Elenco generale delle abbreviazioni utilizzate (XXXIIIs.) integriert werden. Es sind dies ein Verzeichnis der Abkürzungen im Zusammenhang mit der Etymologie (XXIII), 3 Die Übersetzungen werden durch die Symbole I und D (jeweils von einem Kreis umgeben) angezeigt. 4 Während das Grödner- und das Gadertal mehr nach Norden ausgerichtet sind, ist in Fassa, Buchenstein und Cortina d’Ampezzo das Italienische naturgemäss stärker präsent. 5 «… un’utenza filologica specializzata», p. VII. 6 Cf. die Ausführungen von J. J ud in seinem Vorwort zum ersten Band (1939) 46: 6s. Besprechungen - Comptes rendus Besprechungen - Comptes rendus 370 Vox Romanica 79 (2020): 368-371 DOI 10.2357/ VOX-2020-19 die Abkürzungen für die ladinischen Varietäten und für die Einheitssprache Ladin Dolomitan sowie für die von Micurá de Rü/ Nikolaus Bacher vorgeschlagene Koine (XXV) und die Abkürzungen für grammatikalische Angaben (XXVI) 7 . Aus der Fülle der Informationen, die die Einleitung vermittelt, sei hier nur weniges herausgegriffen. Die Verteilung des Materials auf die fünf geplanten Bände erfolgt einerseits nach Überlegungen zur Organisation der Redaktionsarbeit, andererseits ist sie durch Ereignisse in der Geschichte des literarischen Ladin motiviert. Band 1 enthält den Wortschatz der Texte, die vor 1879, dem Erscheinungsjahr des ersten gedruckten Wörterbuchs der ladinischen Sprache ( J. a lton , Die ladinischen Idiome …) redigiert wurden. Die im zweiten Band behandelte Tranche umfasst die zwischen 1880 und 1945, dem Ende des zweiten Weltkriegs, entstandenen Texte. Der dritte Band enthält die Produktion von 1946 bis 1975, dem Zeitraum, in dem die wichtigsten ladinischen Sprach- und Kulturinstitutionen gegründet wurden 8 . Der vierte Band reicht von 1975 bis 1988, Jahr der Einführung der ladinischen Einheitsorthographie ( Ladin Dolomitan ). Band 5, 1988 bis 2012, endet mit dem Abschluss des Zeitraums, der in der Geschichte der ladinischen Literatur von R. b ernardi / P. v idesott (2013) 9 behandelt ist. Jeder Band enthält ein vollständiges Alphabet. Mit der Adresse http: / / vll.smallcodes.com steht eine immer auf den neusten Stand gebrachte, frei zugängliche Version im Netz zur Verfügung (VII). Obschon das VLL , wie p. XXIII explizit festgehalten wird, kein etymologisches Wörterbuch sein will, wurde die Etymologie (genauer die etimologia prossima ) als Kriterium für die Zuordnung einer Wortform zu einem eigenen Artikel gewählt. Daraus ergibt sich dann eine methodisch saubere, von einem synchronischen Sprachverständnis her aber in gewissen Fällen gewöhnungsbedürftige Lösung, wonach synonyme, in ihrer Lautgestalt jedoch aufgrund unterschiedlicher Entlehnungswege voneinander abweichende Wortformen in je eigenen Artikeln behandelt werden. Als Beispiele werden p. XX die Bezeichnungen für das Hohlmass it. staio , dt. Scheffel , Star und diejenigen für die Sonne erläutert, die in verschiedenen ladinischen Varietäten in unterschiedlicher Lautgestalt erscheinen 10 . Eine kritische Beurteilung des Wörterbuchs aus wissenschaftlicher Sicht könnte erst abgeben, wer längere Zeit mit diesem Instrument gearbeitet hat und die nötige Fachkompetenz im Spezialgebiet des Dolomitenladinischen besitzt. Es ist zu hoffen, dass sich zu gegebener Zeit jemand findet, der diese Kriterien erfüllt. Die hier vermittelten Informationen begnügen sich damit, das grosse und mutige Unternehmen, das sich jetzt mit dem ersten Band vorstellt, 7 Aus der Sicht des Benutzers fehlt mir in der Fülle der Informationen, die die Einleitung vermittelt, eine Liste der Symbole, welche in den Wörterbuchartikeln wiederkehren. Zwar werden die verschiedenen Symbole, teils Buchstaben, teils Icons wie die Sanduhr für Erstbelege oder die Hand mit Zeigefinger nach oben oder unten (normative Empfehlung resp. Warnung) an gegebener Stelle erwähnt, aber nirgends zusammengestellt. 8 «Majon di Fascegn» in Vich/ Vigo di Fassa und «Micurà de Rü» in San Martin de Tor/ San Martino in Badia. 9 Cf. VRom . 73 (2014): 318-21. 10 Im Artikel sté figurieren grd. fas. sté , amp . stei < sextarius , unter dem Stichwort star gad. col. star < dtir. e/ o nordven. star , unter ster fod. ster < nordven. ster. Das zweite Beispiel illustriert die Trennung von soredl, gad. MdR sorëdl , grd. surëdl , fas. soreie < soliCulus von sorodl, fod. sorogle, amp. soroio < soluCulus . 371 Vox Romanica 79 (2020): 371-374 DOI 10.2357/ VOX-2020-20 in seiner Anlage und seinen Intentionen zu beschreiben. Mit dem Herausgeber wünscht man sich, dass das Vocabolar dl ladin leterar bei den anvisierten Zielgruppen bewirkt, was man sich von ihm erhofft: dass die Ladiner selbst die Geschichte der eigenen Sprache besser kennenlernen und dass durch die Konfrontation mit Texten aller ladinischen Varietäten der Zusammenhalt der Gesamtladinia gestärkt wird. Dass das Werk für die Angehörigen der zweiten Zielgruppe, rätoromanistische und weitere Linguisten, eine hochwillkommene Bereicherung darstellt, steht ausser Frage. Ricarda Liver https: / / ocid.org/ 0000-0002-6091-4299 ★ Galloromania s ylvie m eyer , Le Roman d’aventure médiéval entre convention et subversion ( XII e -XIII e siècles ). Accidents de parcours, Paris (Champion) 2018, 360 p. ( Essais sur le Moyen Âge 66) Dans la présente étude, S. m eyer envisage cinq romans d’aventure médiévaux au prisme de la notion d’«hétérogénéité textuelle» (12), essentiellement inspirée d’une contribution de S. t royan , mais aussi des travaux de P. h aidu et N. l aCy 1 . Ces récits présenteraient une double dimension textuelle qui comprendrait, d’une part, une structure narrative résultant de la cumulation des épisodes, et d’autre part un langage poétique créant des relations intratextuelles entre des passages non contigus au moyen d’analogies fixées par certaines figures rhétoriques, des jeux d’intertextualité, des répétitions etc. Cette duplicité textuelle combinerait donc, selon la terminologie empruntée à Troyan, une «rhétorique séquentielle», relative à la progression linéaire des épisodes, avec une «rhétorique récursive (ou rétrogressive)», responsable des relations intratextuelles (19). Elle ne serait de ce fait pas équivalente à l’écriture allégorique qui joint le sens supérieur au sens littéral. À partir de ce postulat, S. Meyer suppose que ces deux niveaux textuels s’adressent à des publics distincts polarisés en deux types théoriques. Ainsi, l’hétérogénéité textuelle autoriserait au moins deux lectures concomitantes, ce qui permettrait de dépasser certaines discordances présentes dans ces textes (15-21). L’auteure construit son propos en deux parties. Dans un premier temps, elle définit ce qu’elle entend par roman d’aventure médiéval. D’après le modèle du «noyau prototypique» de J. M. a dam (44), elle élabore une description assez souple qu’elle situe dans le champ littéraire médiéval par rapport aux romans de chevalerie et aux romans arthuriens . Cette base théorique est ensuite confrontée aux sens du substantif aventure en ancien français par une étude lexicographique classique. Sa démarche vise à désambiguïser les différentes acceptions du terme 1 Il s’agit des études suivantes: s. d. t royan , «Rhetoric without genre: Orality, textuality, and the shifting scene of the rhetorical situation in the Middle Ages», Romanic Review 81/ 4 (1990): 377-95, p. h aidu , «Narrativity and Language in Some XII th Century Romances», Yale French Studies 51 (1974): 133-46, N. l aCy , «Spatial Form in Medieval Romance», Yale French Studies 51 (1974), 160-209. Besprechungen - Comptes rendus
