eJournals Italienisch46/92

Italienisch
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Narr Verlag Tübingen
10.24053/Ital-2024-0024
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2026
4692 Fesenmeier Föcking Krefeld Ott

La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo. Il mestiere di scrivere e il caso dell'Elias Portolu

0615
2026
Dino Manca
Nel contributo vengono riuniti tre aspetti dal punto di vista del contenuto e della storia editoriale del romanzo Elias Portolu di Grazia Deledda, apparso per la prima volta nel 1900 come romanzo a puntate nella rivista Nuova Antologia. Manca procede poi a delineare i cambiamenti che Grazia Deledda ha apportato in termini di lingua e contenuto, che risultano evidenti grazie al confronto dell’opera con le edizioni degli anni 1900, 1903 e 1917. Particolare attenzione è data poi alla traduzione francese del romanzo, pubblicata nel 1903, e in seguito anche alla lungimiranza della Deledda riguardo a un certo posizionamento ‘strategico sul mercato’ del suo romanzo. Infatti la Deledda, come Manca esplica presentando la corrispondenza con il traduttore francese Georges Hérelle, puntava a una pubblicazione simultanea del romanzo in Francia e in Italia, in modo da aumentare le probabilità di successo. Nella parte finale del contributo ci si concentra sul personaggio principale del romanzo Elias Portolu come personificazione del conflitto e del «rapporto dialettico» tra eros e thanatos, facendo riferimento soprattutto alle fonti e ai modelli religiosi che hanno influenzato l’elaborazione del personaggio.
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La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo. Il mestiere di scrivere e il caso dell’Elias Portolu Dino Manca Im Beitrag werden drei editionsgeschichtliche und inhaltliche Aspekte in Bezug auf Grazia Deleddas Roman Elias Portolu zusammengeführt, der erstmalig 1900 als Fortsetzungsroman in der Zeitschrift Nuova Anto‐ logia erschien. Manca zeichnet dann die von Grazia Deledda inhaltlich und sprachlich vorgenommenen Änderungen nach, die sich aus einem Vergleich des Manuskripts mit den Editionen aus den Jahren 1900, 1903 und 1917 ergeben. Besonderes Augenmerk liegt daran anschließend auf der 1903 veröffentlichten französischen Übersetzung des Romans und in diesem Zusammenhang auch auf Deleddas Weitblick in Bezug auf eine ‚marktstrategische‘ Positionierung ihres Romans: Wie Manca u. a. anhand von Briefwechseln mit dem französischen Übersetzer des Romans Georges Hérelle verdeutlicht, setzte Grazia Deledda auf eine zeitgleiche Veröffentlichung in Frankreich und Italien, um die Erfolgsaussichten der Publikation zu steigern. Im abschließenden Teil des Beitrags rückt die Hauptfigur des Romans, Elias Portolu, als Personifizierung des Konflikts und des „dialektischen Gegensatzes“ zwischen eros und thanatos in den Fokus; dabei wird insbesondere auf die religiösen Quellen und Vorbilder bei der Ausgestaltung der Figur Bezug genommen. Nel contributo vengono riuniti tre aspetti dal punto di vista del contenuto e della storia editoriale del romanzo Elias Portolu di Grazia Deledda, apparso per la prima volta nel 1900 come romanzo a puntate nella rivista Nuova Antologia. Manca procede poi a delineare i cambiamenti che Grazia Deledda ha apportato in termini di lingua e contenuto, che risultano evidenti grazie al confronto dell’opera con le edizioni degli anni 1900, 1903 e 1917. Particolare attenzione è data poi alla traduzione francese del romanzo, pubblicata nel 1903, e in seguito anche alla lungimiranza DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 1 In assenza del manoscritto (A) la prima edizione critica del romanzo (Deledda 2017) si fondò sulla sola tradizione a stampa: Deledda 1900 b (NA); Deledda 1903 (RV); Deledda 1917 (T); Deledda 1920 (T²); Deledda 1928 (T³). Tenendo conto che T³ e T 2 sono ristampe di T attribuiremo alle edizioni Treves un’unica sigla T. 2 Fondi documentari-Archivio Deledda, segnatura: A.R.C.73.I.2. 3 Per approntare la nuova edizione critica ci siamo avvalsi di scansioni ad alta risoluzione delle carte, gentilmente offerte dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Le imma‐ gini, 312, riproducono le 157 carte del manoscritto, numerate sul recto, in alto e in basso a destra, da due mani diverse, rispettivamente autorale e aliena. Sul recto di ciascuna carta, a partire dalla prima, vergata a matita è presente la segnatura A.R.C.73.I.2, mentre sul verso dell'ultima, la c. 157v, in basso, al centro, sta scritto con pastello blu il codice alfanumerico A2963072. Sul recto di quasi tutte le carte è apposto il timbro blu BVE (codice Polo Biblioteca Nazionale Centrale di Roma), tranne alcune che lo riportano sul verso (cc. 22v, 49v, 51v, 95v, 108v, 124v e 128v) e una, la c.75, che ne è del tutto priva. Cfr. Deledda 2024 b . 4 Il corpus di più di 50 manoscritti, di proprietà degli eredi Madesani-Deledda, fu fatto ritirare dall’asta-Libri, autografi e stampe-del 5 dicembre 2019 di Finarte auctions. della Deledda riguardo a un certo posizionamento ‘strategico sul mercato’ del suo romanzo. Infatti la Deledda, come Manca esplica presentando la corrispondenza con il traduttore francese Georges Hérelle, puntava a una pubblicazione simultanea del romanzo in Francia e in Italia, in modo da aumentare le probabilità di successo. Nella parte finale del contributo ci si concentra sul personaggio principale del romanzo Elias Portolu come personificazione del conflitto e del «rapporto dialettico» tra eros e thanatos, facendo riferimento soprattutto alle fonti e ai modelli religiosi che hanno influenzato l’elaborazione del personaggio. 1. Il romanzo Elias Portolu ci è stato trasmesso attraverso un manoscritto autografo e cinque edizioni a stampa. 1 Il manoscritto, finalmente ritrovato e adesso conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, 2 si compone di 157 carte sciolte. 3 Esso fa parte dell’importante archivio (segnatura A.R.C.73) fatto acquistare dall’allora direttore della Biblioteca Andrea De Pasquale. 4 L’autografo è mutilo, privo delle ultime due carte. Peraltro, il suo stato di conservazione è nel suo complesso buono, se si escludono dal computo le carte numerate nel recto 156 e 157 a matita da mano altra, che presentano un avanzato processo d’invecchiamento con tagli, abrasioni e numerose gore d’umido, che tuttavia non pregiudicano in alcun modo e in alcun caso la leggibilità del dettato. I luoghi implicati si trovano prevalentemente sulla destra, nella parte bassa e mediana. Ogni carta - uso mano, senza righe, color avorio - misura in media DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 108 Dino Manca 5 La numerazione è moderna, progressiva, in cifre arabe, scritta con inchiostro nero nel recto di ogni carta in alto a destra. Essa è generalmente sottolineata, tranne alcune delle carte. mm. 310×105. La numerazione è stata realizzata da due mani, una autorale, l’altra aliena. La prima numera da 2 a 155, la seconda da 1 a 157. Le carte 132 e 133 presentano identica numerazione autografa 131, sempre a penna e con inchiostro nero. 5 Non mancano le note esplicative autoriali, poste a piè, numerate progressivamente in cifre arabe, allogate tra parentesi tonde. Lo specchio di scrittura, sul recto e sul verso, è a piena pagina, fatta eccezione per le cc. 1r e v, 35v e 82v. L’autografo non reca data. La fase di rielaborazione dell’opera si colloca nel 1899, e comunque la sua gestazione si inquadra nell’ultimo periodo nuorese. Si tratta di un originale-antigrafo approntato per la diffusione editoriale, sostanzialmente compiuto e leggibile per essere lavorato in tipografia. Anche per questa ragione il processo correttorio autorale non è intenso e il suo esito trova quasi sempre conferma e riscontro nella lezione fissata da Nuova Antologia, oltre alla effettiva coincidenza della restante redazione non emendata (con rare eccezioni prevalentemente riferibili a lezioni minime che non fanno sistema, all’onomastica, all’interpunzione e ad alcune inevitabili difformità grafiche intercorrenti tra manoscritto e stampa). A ciò si aggiunga l’indizio codicologico e topografico. Il manoscritto, infatti, riporta in vari luoghi del testo (quasi sempre a penna, sottolineato, nel margine sinistro del recto) quattordici nominativi vergati a penna da mano altra che presumibilmente corrispondono a coloro che avrebbero descrittato e/ o esemplato, o comunque curato, il dettato autorale per predisporlo per la stampa: C A P I T O L O I: c. 2r Sacchi, c. 8r Spadaccia, c. 13r Scarfini, c. 18r Serra; C A P I T O L O II: c. 23r Orlandi, c. 28r Zalli; C A P I T O L O III: c. 36r Spadaccia, c. 46r Bonesi; C A P I T O L O IV: c. 53v Lombardi, c. 60r Righetti, c. 67r Serra; C A P I T O L O VI: c. 83r Ricci, c. 91r [Campi], c. 97r Scarfini; C A P I T O L O VII: c. 107v Orlandi, c. 114r Scarfini, c. 121r Scipioni; C A P I T O L O 8: c. 129r Serra; C A P I T O L O IX: c. 136r Buccianti, c. 143r Bonesi; C A P I T O L O 10: c. 150r Ri<+++>. Ci pare dunque poco probabile - per quanto tuttavia sempre possibile nell’ambito delle diversificate procedure scritturali ed eventualità codificatorie figlie delle movimentate interlocuzioni editoriali - postulare l’esistenza di un ulteriore testimone intermedio perduto, una sorta di ulteriore trascrizione in pulito realizzata dalla scrittrice. L’ampiezza e la stratificazione degli interventi DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 109 6 Il nome del protagonista del romanzo occorre nel manoscritto ripetute volte in entrambe le forme «Elia/ Elias». In tutti i casi l’editore ha puntualmente allogato nell’apparato dinamico dell’edizione critica l’allografo quando difforme con la tradizione a stampa («Elia») a partire dalla lezione tràdita da Nuova Antologia. Cfr. Deledda 2024 b . 7 Cfr. c. 108[109]v 8 In alcuni dei quali i numeri arabi vengono corretti con i numeri romani. 9 Le cc. 36v e 71v riportano rispettivamente le interpolazioni «2ª Puntata» e «3ª Pun‐ tata» (realizzate con pastello blu cobalto da mano redazionale), che scandiscono le uscite di Nuova Antologia del 16 agosto (Anno 35°, fasc. 688) e del 1° settembre 1900 (Anno 35°, fasc. 689). emendatori, infatti, non trasmettono un antigrafo difficilmente riproducibile in sede tipografica, necessitante in forma fenomenologicamente patente di una ulteriore ultima redazione di servizio, ma semmai restituiscono un dettato prevalentemente terso ed editorialmente lavorabile. Inoltre, tra gli interventi d’autore ad adiuvandum si segnalano, per la loro correlazione e attinenza tipo‐ grafica, le sistematiche correzioni dei capoversi poste in essere nel manoscritto. Il dubbio nascerebbe semmai relativamente alla difformità onomastica intercorrente tra manoscritto ed edizioni a stampa, tra A e NA RV e T («Elias»/ «Elia» A versus «Elias» NA RV T e «Madalena» A versus «Madda‐ lena» NA RV T) mai risolta in A e che potrebbe far pensare a una fase redazionale non compiuta, non definitiva, precedente a un’ultima volontà andata perduta e quindi a un testimone intermedio geneticamente seriore al manoscritto posseduto. Pensiamo che anche in questo caso la variante grafematica del nome del protagonista del romanzo («Elias»/ «Elia») e l’opzione «Maddalena» per il sardo «Madalena» possano essere state risolte dalla scrittrice in sede redazio‐ nale nell’ultima fase di correzione delle bozze. 6 La mano è sostanzialmente la stessa pur con qualche eccezione. Non mancano, infatti, interventi di mano non autorale da intendersi come indicazioni di riferimento o d’intervento su alcuni segmenti di testo dovuti, nella fase dell’intermediazione tipografica, a iniziativa di tipografi, curatori, redattori o editor. La scrittura, distribuita in media su 28-30 righe per pagina, è corsiva, calligrafica, appena angolosa, inclinata verso destra, con un angolo di 45° circa, comunque chiara e prodotta con inchiostro nero (con qualche raro intervento correttorio seriore prodotto con inchiostro blu). 7 Il ductus appare nel suo complesso omogeneo per intensità, ampiezza ed altezza. Gli interventi di redazione riguardano la numerazione dei dieci capitoli 8 e una prima suddivisione del romanzo in puntate in previsione dell’imminente pubblicazione su rivista. 9 Il processo correttorio investe molte carte del manoscritto e si esplica attraverso differenti tipologie di varianti formali e sostanziali realizzate (destitutive, espuntive-sostitutive, instaurative, DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 110 Dino Manca 10 Non è stata riscontrata alcuna variante alternativa, che avrebbe attestato l’incompiu‐ tezza del dettato. 11 Cfr. Deledda 2024 b , IX-XXV. 12 Cfr. Deledda 2017. compensative, dislocatorie), sincroniche e diacroniche, immediate e tardive, che attestano la presenza di almeno due seriori fasi revisorie. 10 2. Il lavoro di analisi filologica sulla tradizione d’autore ha, come da prassi ecdotica, riguardato lo studio dei rapporti reciproci intercorrenti tra l’autografo (A) e le edizioni a stampa del romanzo (NA, RV, T) per individuarne varianti e indagarne processi correttori e fasi elaborative, con rappresentazione e studio delle varianti d’autore. 11 I dati emersi dalla collatio hanno attestato prima di tutto che la redazione di A e il risultato del suo processo correttorio interno, tranne alcune varianti interpuntive e formali (poche quelle sostanziali, che tuttavia non fanno sistema), trovano generale conferma nella lezione trasmessa da NA. La qual cosa, dunque, rende ancora valido il lavoro esegetico ed ermeneutico testimoniato dalla prima edizione critica, non modificando più di tanto la valutazione filologica e linguistica a suo tempo formulata dall’editore sulla base del vettore emendatorio intercorso tra i testimoni a stampa. 12 Già a partire da A, infatti, la scrittrice lavora per porre a testo procedure scritturali più sorvegliate. Si correggono refusi, capoversi, fragilità codificatorie, qualche determinazione temporale e scelta onomastica, numeri dei sostantivi e dei verbi in ottica di concordanza, tempora verbali. Fra gli interventi revisori intercorrenti tra A e la tradizione a stampa, invece, qui sommariamente si segnalano: il nome «Elia/ Elias» presente in A in entrambe le forme, viene sostituito in NA con «Elias», tranne in tre luoghi in cui è presente la forma «Elia» (tre luoghi anche in RV, in due per evidente emanazione di NA). Il nome «Elia» in A e «Elias» in NA, viene emendato in un caso in RV con «il malato». Il nome «Madalena» presente in A nella forma scempia (come in sardo) viene sistematicamente modificato in NA con la forma geminata «Maddalena». In qualche altro caso il nome proprio viene sostituito in RV con «alla gio‐ vine donna» e con il pronome personale «ella», mentre, per converso, «la giovine» presente in A e NA si sostituisce con «Maddalena». Solo in poche oc‐ correnze la forma «essa» presente in A e NA viene sostituita in RV con «dessa». Il lavoro di revisione da A alla tradizione a stampa ha portato anche alla normalizzazione della (j) semiconsonantica. Si segnalano diversi interventi DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 111 emendatori anche in merito all’interpunzione. Peraltro si interviene a partire da NA sull’avverbio affermativo reso nel manoscritto con «Si» e «si» e sulle lezioni «quà», «quì» e «sè stesso» presenti in A nella forma accentata. Ancora, si assiste all’inversione in NA, rispetto alla redazione di A, di articolo e prepo‐ sizione. Alcune lezioni presenti in A nella forma minuscola vengono corrette in NA con quella maiuscola e viceversa. Solo in alcuni casi in NA e RV si interviene su coniugazioni verbali, modi, tempi e persone del verbo sostituendo lezioni presenti in A. Alla luce di quanto scritto, dunque, i nuovi dati emersi dallo studio della tradizione manoscritta e a stampa confermano l’esistenza di numerose lezioni divergenti soprattutto tra NA e RV e tra RV e T. Il processo elaborativo prevalentemente svoltosi nella tradizione a stampa è intenso e in molti luoghi ricco di ripensamenti, e restituisce un’identità testuale di T sostanzialmente invariata nella determinazione dei cardini proairetici della storia e nella struttura segnica del racconto, ma diversa nella sua veste formale e che, in ragione di ciò, molto rivela sulla maturazione linguistica e letteraria della scrittrice sarda. La prima significativa evoluzione testuale trova immediato riscontro nel passaggio da NA a RV, ma il vero picco variantistico si esplica, diffusamente e con intensità di intervento, soprattutto nell’edizione del 1917. La scrittrice dopo 14 anni, durante i quali raggiunge la piena maturità letteraria e artistica, non si limita nell’opera correttoria alla sola emendazione dei refusi ma, colta da numerosi ripensamenti, prima di rieditare innova ancora in centinaia di luoghi del testo: A NA RV T Zio Portolu preparava la giuncata, arroven‐ tando una pietra e rivolgendole, secondo il suo uso speciale [la sua abitudine speciale RV], parole di lode o di biasimo. Zio Portolu arroventava una pietra per fare la giuncata. L’importanza documentaria, filologica e critica di T, dunque, sta proprio in questa non trascurabile diffusa difformità di lezione con le primitive edizioni. Alcuni studiosi, infatti, soprattutto nell’affrontare gli aspetti linguistici hanno preferito concentrare la loro attenzione precipuamente sulle redazioni del 1900 e del 1903 (considerate a ragione opere dirimenti, di svolta, e comunque in un certo qual modo propedeutiche rispetto alla produzione seriore) senza tenere nella dovuta considerazione la fisionomia assestata del testo, ossia l’ultimo DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 112 Dino Manca 13 Cfr. De Felice 1992, 143; Mortara Garavelli 1992, 115-132. 14 Cfr. Deledda 1899, 3-5. 15 Il romanzo fu pubblicato a puntate su Nuova Antologia con cadenza quindicinale, in cinque puntate a partire dal primo agosto al primo ottobre del 1900 ed esattamente: 1 Agosto 1900, Anno 35°, Fasc. 687 (per un errore di stampa si legge 686, lo stesso numero del fascicolo precedente, uscito il 16 luglio 1900), fu pubblicata la prima puntata che comprendeva i capitoli I e II, da pag. 385 a pag. 410; 16 Agosto 1900, Anno 35°, Fasc. 688, la seconda puntata contenente i capitoli III e IV, da pag. 591 a pag. 615; 1° Settembre 1900, Anno 35°, Fasc. 689, la terza puntata, in questa furono pubblicati i capitoli V e VI, da pag. 15 a pag. 40; 16 Settembre 1900, Anno 35°, Fasc. 690, la quarta puntata, questa conteneva i capitoli VII e VIII, da pag. 243 a pag. 260; il 1° Ottobre 1900, Anno 35°, Fasc. 691 fu pubblicata la quinta puntata che conteneva i capitoli IX e X, da pag. 390 a pag. 409. Nel 1904 il romanzo deleddiano Cenere inaugurò la «Biblioteca Romantica», collana della rivista. 16 Nell’italiano regionale di Sardegna gli articoli determinativi vengono omessi di fronte ai possessivi che precedono nomi di parentela (mie sorelle, mio babbo, mio zio, mio nonno). 17 Lettera di Grazia Deledda a Palmiro Madesani, Nuoro 7 agosto 1900. La lettera si trova conservata presso Fondi documentari-Archivio Deledda della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma [A.R.C.73.IV.2/ 4]. La lettera è scritta da Nuoro dove la scrittrice rientrò nel mese di luglio per una breve vacanza e lì dove rientrerà nei mesi estivi almeno sino al 1905. 18 L’edizione Roux e Viarengo si compone di 236 pagine numerate rilegate in quindici fascicoli. La numerazione parte dalla sesta. Ogni fascicolo è composto da 16 pagine, tranne il quindicesimo di 12. I fascicoli sono numerati a partire dal secondo. 19 Lettera di Grazia Deledda a Georges Hérelle, Roma, via Sallustiana 4, 18 aprile 1903. Le lettere a Georges Hérelle riportate in questo saggio, e il cui studio filologico è avvenuto direttamente sulla riproduzione digitale dei manoscritti, si trovano conservate presso il Fondo Hérelle (Patrimoine Hérelle 186, ms. 3153, carte 270-417) della Bibliothèque de Troyes (Médiathèque du Grand Troyes-Centre de ressources documentaires). Sul anello della catena genetico-evolutiva e il più diretto riferimento intertestuale, in quanto continuazione ed emanazione di RV. 13 3. L’opera, il cui primo nucleo germinale fu intitolato Il dolore, 14 venne pubblicata a puntate dal primo agosto al primo ottobre del 1900 sulla Nuova Antologia, 15 alcuni mesi dopo il trasferimento a Roma della scrittrice: «L’Elias Portolu piace molto a mie sorelle [sic], 16 ed anch’esse dicono che è uno dei miei migliori lavori. Gli cercherò poi un buon editore.» 17 Nel 1903, con due anni di ritardo rispetto alla consueta uscita su rivista, vide la luce in volume, dopo una prima revisione, con la torinese Roux e Viarengo. 18 Nello stesso anno, grazie alla traduzione di George Hérelle («la vostra traduzione dell’Elias Portolu è perfetta, meravigliosa»), 19 dopo vari rimandi, una faticosa DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 113 rapporto con Hérelle si veda altresì: Rasera 2016, 211-328. 20 Cartolina postale di Grazia Deledda a Georges Hérelle (Rue Vieille Boucherie 23 et Rempart Lachepaillet, Bayonne, Basse Pireneës [sic! ]), Nuoro 4 agosto 1901. In un’altra lettera datata 24 gennaio 1903 si legge: «Ora che vi trovate a Parigi, io penso che voi potreste trattare anche con qualche Editore per la pubblicazione a volume - da farsi naturalmente dopo che la Revue des deux mondes ne avrà terminato la traduzione, - dell’Elias Portolu» (Lettera di Grazia Deledda a Georges Hérelle, Roma 24 gennaio 1903). Il romanzo tradotto da Hérelle venne pubblicato dalla Revue des Deux Mondes tra il primo aprile e il 15 maggio 1903 (Cfr. Deledda 1903 b ), preceduto di 15 giorni da un articolo di Haguenin. Cfr. Haguenin 1903, 391-425. 21 Émile Haguenin (1872-1924), nel 1901 ottenne l’incarico come professore associato di Lingua e Letteratura francese presso l’Istituto di Lingue orientali della Friedrich-Wil‐ helms-Universität di Berlino: «Il n’y a pas beaucoup plus d’une année que le nom de M me Gra[z]zia Deledda a pénétré en France, introduit par un remarquable article de M. Haguenin dans la Revue des Deux Mondes du 15 mars 1903. Le même recueil publié aussitôt après Elias Portolû traduit par M. Hérelle avec cet art consommé qui sait conserver toute la saveur et le «bouquet» de l’original. M. Ernest-Charles a récemment apprécié, ici même, ce volume, qui fut le premier succès universel de M me Deledda» (Rod 1904, 161). 22 «Io amo assai la Francia, come l’amano tutti i giovani italiani che guardano verso un nobile e luminoso avvenire. Le condizioni letterarie, in Italia, son pur troppo così tristi che uno scrittore italiano deve prima farsi un nome all’estero, e specialmente in Francia, per esser poi considerato in patria: ma ciò dipende anche dall’alta considerazione che il pubblico italiano ha per le nobili e vive intelligenze francesi» (Lettera di Grazia Deledda a Georges Hérelle, Roma, via Modena, 50, 30 gennaio 1901). 23 La Revue des Deux Mondes fu fondata a Parigi nell’agosto 1829 da François Buloz. Collaborarono alla rivista, tra gli altri, Honoré de Balzac, Victor Hugo, Alexandre Dumas e Charles Baudelaire, che nel 1855 vi pubblicò una selezione de Les fleurs du mal: «Leggo con vivissimo interesse Fleur-de-Mar [sic], nel quale trovo tante pagine che mi ricordano la mia Sardegna. Anche i nomi rassomigliano molto ai nomi sardi» (Cartolina postale di Grazia Deledda a Georges Hérelle [Rue Vieille-Boucherie, 23], Roma, via Sallustiana, 4, 8 gennaio 1905). 24 «Vi spedisco la prima copia dell’edizione italiana dell’Elias Portolu. Desidero che l’accento sparisca dall’u, poiché in sardo non esiste questo accento» (Cartolina postale di Grazia Deledda a Georges Hérelle [Rue Vieille Boucherie 23 et Rempart Lachepaillet 9, Bayonne, Basse Pireneës], Roma 7 maggio 1903). 25 Cfr. Deledda 1903 c [1928]. trattativa col mondo editoriale d’oltralpe («vorrei sapere quando la Revue pubblicherà la traduzione dell’Elias Portolu») 20 e un articolo preparatorio di Émile Haguenin, 21 il romanzo uscì finalmente in Francia, 22 prima nella Revue des deux Mondes di Parigi, allora diretta da Ferdinand Brunetière, 23 con titolo ossitono Elias Portolù, 24 poi in volume con la casa editrice parigina Calmann-Levy: 25 Grazie infinite per la sollecitudine con cui voi mi avete spedito il contratto con la Casa Calmann-Levy, che accetto nelle sue generalità, come accetto il reparto degli utili fra autore e traduttore che voi mi proponete, cioè centesimi trenta all’autore e DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 114 Dino Manca 26 Lettera di Grazia Deledda a Georges Hérelle, Roma 10 febbraio 1903. La faticosa trattativa col mondo editoriale francese non poté non riguardare anche la pubblicazione in volume del romanzo. venti al traduttore per ogni cinquanta centesimi d’utile. Io non conosco gli usi e le abitudini francesi in fatto di contratti librarî, ma poiché l’interesse vostro è anche l’interesse mio accetterò quanto voi mi consiglierete. Però sottopongo al vostro esame alcune mie osservazioni. All’aggiunto II del contratto coi Calmann Levy è detto: - de la traduction française qu’il pourra être appelé á faire des deux prochains romans que pourra composer en italien M me Grazia Deledda ecct. - Ora io non capisco bene se s’intende per due / / romanzi che io devo ancora scrivere, ovvero se s’intende scegliere fra quelli che voi state per tradurre unitamente al vostro cognato. In quest’ultimo caso desidererei che si aggiungesse nel contratto: «due romanzi da scegliere tra la Via del Male, Dopo il Divorzio, Il Vecchio d. m. e La Giustizia» (breve romanzo mio, che io credo interessantissimo, che vi spedirò fra breve; ) poiché sapete già che pel romanzo Cenere, che si sta pubblicando sulla Nuova Antologia, ho ceduto i diritti di traduzione a quel Direttore. E appunto in questi giorni, che abbiamo fatto la convenzione con l’on. Maggiorino Ferraris io ho proposto ed egli ha accettato di buon grado la condizione che il traduttore per la Francia dovrete esser voi. So che Mag. Ferraris proporrà Cenere alla Revue des deux mondes: ad ogni modo sarete sempre voi il traduttore; ma nel presente contratto col Calmann Levy desidero che si specifichi meglio l’articolo dei due romanzi da convenirsi, escludendone Cenere per il quale, ove sia il caso, si farà un contratto parte. / / Al N o 5 o il progetto da voi inviatomi dice: - M. M. Calmann Levy pouront seuls disposer des droits de reproduction du texte francais [sic! ] dans le [sic! ] jornaux; mais ils s’engage [sic! ] ecct. - Bisognerà spiegar meglio anche questo articolo, perché pare che, secondo come è ora, i diritti d’autore che la Revue pagherà ora per l’Elias Portolu debbano spettare per una metà alla ditta Calmann-Levy, e così avverrà anche per gli altri due romanzi da convenirsi. Ora, non vi pare, nell’interesse vostro il mio, che sia meglio sfruttare per conto nostro la pubblicazione sulle riviste e sui giornali, prima di cedere la traduzione al Calmann-Levy? Desidero sapere il vostro parere in proposito, e vi pregherei di specificare meglio l’articolo 5 o dicendo che i diritti di ogni pubblicazione antecedente a quella fatta per conto del Calmann-Levy (come sarebbe ora quello dell’Elias Portolu sulla Revue) apparterranno esclusivamente a noi due. Mi sembrerebbe bene, inoltre, stabilire il numero delle copie della prima tiratura; e il limite di tempo in cui l’editore si obbliga di pubblicare il volume dalla data della consegna della traduzione. Questo mi viene suggerito dal fatto che in Italia alcuni editori usano acquistare un manoscritto, pagandolo all’atto della pubblicazione che ritardano poi enormemente. Per esempio l’Elias Portolu, acquistato da un editore italiano, non è ancora uscito a volume in Italia! Infine desidererei anch’io una copia del contratto, e quindi bisogna correggere fait double in fait triple. 26 DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 115 27 Lettera di George Hérelle a Ferdinand Brunetière, Bayonne 12 marzo 1902. 28 Lettera di Grazia Deledda a George Hérelle, Roma, via Modena, 50, 7 ottobre 1901. 29 Lettera di Grazia Deledda a George Hérelle, Roma, via Modena, 50, 7 gennaio 1902. 30 Édouard Rod (1857-1910), scrittore svizzero naturalizzato francese, studiò a Losanna e a Berlino e fu professore di Letteratura comparata, succedendo a Marc Monnier, all’Università di Ginevra. Fu il traduttore francese de I Malavoglia di Verga. Tra il 1903 e il 1907 intrattenne uno scambio epistolare con la scrittrice sarda (Cfr. Fondo Rod - Département des manuscrits della Bibliothèque Cantonale et Universitaire de In realtà sia la scrittrice nuorese che la casa editrice Roux e Viarengo, contando su una sorta di effetto traino («l’éditeur italien voulait profiter de la publication dans la Revue des deux mondes pour lancer le livre»), 27 legarono i tempi della pubblicazione del volume in Italia a quelli dell’uscita in Francia, che a loro volta dipendevano dai tempi di consegna della traduzione da parte di Georges Hérelle: Il romanzo Elias Portolu verrà raccolto a volume, questo prossimo inverno, dall’editore Roux di Torino: a tal proposito anzi, io Le sarei gratissima se Ella potesse informarmi quando la Revue des deux mondes intende pubblicare la traduzione, perché vorrei far uscire il volume contemporaneamente alla traduzione, assicurandogli così un miglior successo. 28 E così si legge in un’altra lettera datata 7 gennaio 1902: Ho ricevuto da Berlino una lettera del prof. Haneguin [sic], che insegna letteratura francese in quella Università, e che vuole scrivere un articolo sulla Sardegna e sull’opera mia; articolo che egli ha intenzione di mandare alla Revue des deux mondes. A proposito, io sono un po’ dolente perché nelle opere annunziate per quest’anno dalla Revue non vedo il mio Elias Portolu, e ciò mi fa temere che la sua pubblicazione vada molto in là. Come promisi alla Revue io non concedo, - sebbene me la abbiano già richiesta, - altra traduzione prima che non esca quella fatta da Lei: inoltre ho il contratto con l’editore italiano di pubblicare l’Elias a volume solo quando la Revue comincerà la traduzione. Quindi io desidererei tanto che la Revue pubblicasse la traduzione almeno entro quest’anno. Ad ogni modo, come Ella capirà, sono decisa a pazientare ed aspettare, dipendendo forse tutto il mio avvenire da questa consacrazione della Revue, ma Ella capirà appunto per ciò tutta la mia trepidazione ed il mio desiderio. Potrebbe Ella dirmi, ad ogni modo, perché io possa stare tranquilla, quando la traduzione verrà con certezza pubblicata? Gliene sarei gratissima. 29 Il romanzo, dopo una lunga genesi editoriale, alla fine conobbe in Francia un largo successo di pubblico e giudizi oltremodo lusinghieri: Parecchie persone mi dissero che mi scrissero che l’Elias Portolu piacque ai lettori della Revue: fra gli altri M. Rod 30 scrisse ad una mia amica queste righe, che vi ripeto con DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 116 Dino Manca Lausanne): «Ho ricevuto le bozze dell’Elias Portolu, e vi prego di dirmi se devo mandarle a voi.[…] Avrete letto sulla Revue d. d. m l’articolo di monsieur Haguenin: qui a Roma piacque moltissimo e destò grande impressione» (Cartolina di Grazia Deledda a George Hérelle, 25 marzo 1903). 31 Lettera di Grazia Deledda a George Hérelle, Roma, via Sallustiana, 4, 18 giugno 1903. 32 Cfr. Bracci 2004, 33-34. la speranza che a voi, mio egregio collaboratore, faranno piacere «J’ai suivi dans la Revue d. d. m. le roman de Mad. Deledda. Je trouve cela superbe, tout simplement. Il y a un tempérament d’une vigueur étonnante; et cela sent la campagne el la sauvagerie. Et quelle couleur, et quelle verité! ecct.» Speriamo dunque che anche a volume il romanzo piaccia ai Francesi. 31 Nel 1917 il romanzo venne, dopo un secondo intenso lavoro revisorio, ripubbli‐ cato dai Fratelli Treves, che nel loro catalogo vantavano la presenza, tra romanzi e novelle, di altri venti titoli deleddiani e che, in quegli anni, avevano licenziato alcune opere di Capuana, De Roberto, D’Annunzio, Verga, De Amicis, Gozzano, Tozzi e Pirandello. Il libro fu ristampato prima nel 1920 e poi nel 1928, qualche tempo dopo la fusione dei Treves con gli editori Bestetti e Tumminelli. Nelle edizioni Treves del romanzo non compare l’epigrafe tratta dal sesto capitolo (De inordinatis affectionibus) del primo libro (Incipiunt admonitiones ad spiritualem vitam utiles) del De Imitatione Christi, testo di teologia ascetica e mistica del tardo Medio Evo tra i più conosciuti di tutta la letteratura cristiana occidentale, che invece si trova nella prima carta del manoscritto autografo e in testa alle edizioni della Nuova antologia di lettere, scienze ed arti e di Roux e Viarengo. Il De Imitatione Christi, che Deledda possedeva e conosceva bene e la cui lezione occorre in altri luoghi della sua opera, scritto tra il XIII e il XV secolo, di attribuzione incerta, pensato come testo di formazione per i cristiani aspiranti alla consacrazione nella vita religiosa, arrivò col tempo e nei secoli anche nelle mani di tutti coloro che, come la giovane Grazia, desideravano perfezionare la loro vita spirituale. Crescere nella conoscenza e nell’esperienza di Dio significava «imitare» il cammino fatto dal Figlio di Dio. Il testo, che conobbe traduzioni in tutte le lingue e larga diffusione in Italia e in Sardegna, divenne sempre più un modello e un invito a riflettere sulla necessità di impegnarsi a dominare le proprie passioni e a rinunciare al possesso delle cose materiali e alla soddisfazione dei sensi. Siamo in linea con le tematiche trattate nel romanzo. L’esortazione a vivere nella pace interiore, imitando Cristo e praticando tutte le sue virtù, allontana l’uomo dal male e dal rimorso della propria coscienza, che è comunque un segno dell’azione dello Spirito Santo che aiuta l’uomo a ritrovare la via, quella che riconduce al Padre. 32 DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 117 33 Cfr. Deledda 2024 b , LXXIX-XCII. 34 Si noti peraltro come l’Elias Portolu risulti essere l’unico romanzo della Deledda che abbia significativamente per titolo un nome proprio maschile, scelta che pone l’accento su come il protagonista si proponga «prototipo dell’uomo che sperimenta nella sua carne il segmentato itinerario dell’uomo verso Dio». Peraltro il riferimento scritturistico significativamente coinvolge altri esistenti e altre pragmatiche. Anche il nome di Maria Maddalena Scada (nel manoscritto vive la foma in sardo «Madalena»), è infatti un evidente richiamo evangelico alla peccatrice penitente (nel Nuovo Testamento detta anche Maria di Magdala, una delle più importanti e devote discepole di Gesù). Ma nel romanzo deleddiano Madalena → Maddalena è altresì la «colomba», colei che sintetizza in sé peccato e riconciliazione (cfr. Agus 1999, 19; Bulla 2022, 186 e 285-286). 35 Cfr. I Fioretti di san Francesco 2003, 115-118. 4. La storia dell’Elias Portolu gravita intorno alla figura del protagonista che, attraverso la propria vicenda personale, compie un tormentato percorso di espiazione senza perdono. Egli sembra portare con sé la croce dell’antica colpa di cui tutti gli esistenti recano il peso. Elias (Elia) è l’exemplum del cristiano che, nell’infinita lotta tra bene e male, sperimenta col suo vissuto di peccatore - fatto di pulsioni e sofferenze, tentazioni e libero arbitrio, rimorsi e sensi di colpa - il doloroso cammino di elevazione verso Dio. Il nome del protagonista, che compare anche nel romanzo Dopo il divorzio («[…] prima che da Nuoro venisse mandato prete Elias Portolu […]», cap. IV), occorre nel manoscritto, come già scritto, ripetute volte in entrambe le forme «Elia/ Elias». 33 Il nome di origine aramaica (Eliyyahu, Yavhè è il vero Dio, da El, Dio, e Yah, abbreviazione di Yhwh, Yavhè) rimanda al primo profeta d’Israele (AT. Libro dei Re, 1Re 17-19). Ben radicato nel menologio bizantino e in quello greco-ortodosso, armeno e copto, Elia è un santo popolare, storicamente molto venerato e festeggiato in Sardegna, e il suo culto conserva ancora aspetti della religiosità orientale. Peraltro il suo nome occorre in numerosi gosos, che tanto piacevano alla giovane Grazia Deledda, nella doppia forma Elia/ Elias (e nella doppia forma si trova nella tradizione poetica in lingua sarda). 34 Ma il nome, pienamente accettato dalla Chiesa cattolica, che riconosce il profeta Elia tra i suoi santi, rievoca altresì un’altra più suggestiva e stringente intertestualità attanziale e tematica, ossia quella dell’omonimo frate francescano menzionato nel IV e nel XXXVIII capitolo dei Fioretti: Come l’angelo andò alla porta a parlare a frate Elia […]. Come a santo Francesco fu rivelato che frate Elia era dannato; e come il detto frate mutò sua vita, e santo Francesco orò per lui, e egli fu salvo. 35 DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 118 Dino Manca 36 Deledda 2024 b , 52. 37 Deledda 2024 b , 76. 38 La famiglia Deledda possedeva delle terre accanto al santuario di San Francesco. Dall’atto di donazione risulta che una parte sia stata donata nel settembre 1899 al «Patronato Privato della Chiesa di S. Francesco in Lula» rappresentato dal canonico Felice Mura. La donazione riguardò Grazia, Peppina, Nicolina, Giovanni Santo e la loro madre ormai vedova. Andrea, invece, non cedette la sua quota. Frate Elia, infatti, incapace di rispettare la Regola fu allontanato dall’Ordine, scomunicato e privato dell’abito. In punto di morte, dopo aver fatto richiesta di perdono al Papa Innocenzo IV e grazie all’intercessione di San Francesco che con le sue preghiere salvò la sua anima, venne revocata la scomunica e frate Elia fu riammesso nell’Ordine. Pensando alla descrizione che la Deledda fa del protagonista crediamo che la scelta del nome sia stata ispirata soprattutto a quella del frate, uomo di grande fede, seguace di San Francesco ma anche incapace di separarsi dal mondo e da sé: - Ah, Santu Franziscu meu, San Francesco bello bello, toglietemi questa spina dal cuore. Elias, il figliuolo mio, sta ritornando nella mala via: ecco che egli si ubriaca, che si strapazza, che non è più quello. E pareva così buono al suo ritorno, e prometteva tante cose! Abbiate pietà di noi. San Francesco mio, piccolo San Francesco mio, fatelo rientrare nella buona via, convertitelo voi, distaccatelo dai vizi, dai cattivi compagni, dalle cose del mondo. San Francesco, fratellino mio, fatemi questa grazia! 36 Riconosciamo tuttavia che le due figure variamente codificate di Elia/ Elias - quella biblica, così radicata nella tradizione popolare sarda (per la Barbagia si pensi a Orani e a Bitti), e quella francescana (Lula) - osmoticamente e in modo sincretistico abbiano creativamente dialogato nel fecondo immaginario religioso della scrittrice, anche se constatiamo che il modello francescano viepiù innervi l’intertestualità deleddiana e nutra il contesto linguistico e diegetico del nostro romanzo e che al santo di Assisi si faccia costante e sistematico riferimento: Ma zio Portolu e Mattia (questi sapeva leggere) avevano anch’essi i loro libri: I Reali di Francia e Guerino detto il Meschino, ed anche i Fioretti di San Francesco. Quante volte Mattia li aveva letti, per sé, per suo padre, per gli amici pastori! E che turbamento infantile quegli uomini forti, che non volevano commuoversi per altre cose, provavano ogni volta nel leggere o nell’ascoltare le avventure di Guerino o la parola dei Fioretti! 37 Grazia Deledda andava a Lula a cavallo per la festa di San Francesco e conosceva molto bene quei luoghi, anche perché lì la sua famiglia aveva grosse proprietà. 38 Peraltro già nel 1896 la Deledda aveva inviato alla rivista milanese Natura e Arte il breve racconto “San Francesco” (ripubblicato qualche anno più tardi), DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 119 39 Deledda 1895-1896, 2-3; Deledda 1900. 40 Deledda 2024 b , 28. 41 Momigliano 1936 [1938], 570. che conteneva alcune ricognizioni descrittive di taglio demologico sulla festa che in nuce troveranno accoglienza anche nell’Elias Portolu. 39 La leggenda, ad esempio, che vorrebbe la costruzione della chiesa a opera di un bandito, vive sia nel racconto che nel romanzo: La chiesa di San Francesco sorge sulle montagne di Lula. La leggenda la dice edificata da un bandito che, stanco della sua vita errabonda, promise di sottomettersi alla giustizia e di far sorgere la chiesa se veniva assolto. Ad ogni modo, vera o no la leggenda, i priori, cioè quelli che dirigono la festa, vengono ogni anno sorteggiati fra i discendenti del fondatore o dei fondatori della chiesa. Tutti questi discendenti, che si dicono anche parenti di San Francesco, formano, al tempo della festa e della novena, una specie di comunità, e godono certi privilegi. I Portolu erano nel numero. Pochi giorni prima della partenza, Pietro si recò a San Francesco col suo carro e i suoi buoi, e prestò gratis l’opera sua, assieme con altri contadini e muratori, alcuni dei quali lavoravano per voto. Accomodarono la chiesa e le stanzette costrutte intorno, e trasportarono la legna che dovevano ardere durante il tempo della novena. 40 Nelle pagine dell’opera deleddiana si legge della miserevole condizione dell’uomo e della sua insondabile natura che agisce - lacerata tra bene e male, pulsioni interne e cogenze esterne, predestinazione e libero arbitrio - entro la limitata scacchiera della vita; una vita che è relazione e progetto, affanno e dolore, ma anche provvidenza e mistero. La coscienza del peccato e dell’errore che si accompagna al tormento della colpa, alla necessità dell’espiazione e del castigo, la pulsione primordiale e incontrollata delle passioni e l’imponderabile portata dei suoi effetti, l’ineluttabilità dell’ingiustizia e la fatalità del suo con‐ trario, le manifestazioni dell’amore e dell’odio, visceralmente e autenticamente vissute, segnano l’existenz di una umanità primitiva «gettata» in un mondo unico, incontaminato, di ancestrale e paradisiaca bellezza, spazio dell’esistenza assoluta: Forse questo è il libro di più alta e insieme di più solida moralità che sia stato scritto in Italia dopo I Promessi Sposi e quello che rispecchia meglio la severa e religiosa intelligenza della vita che ha la Deledda. 41 Eros e thànatos, pulsione di piacere e pulsione distruttiva, derivante dall’impos‐ sibilità di soddisfacimento della prima, convivono in forte contrapposizione dialettica. Elias porta in sé il tormento della carne, che è in continua lotta con lo spirito. In lui il conflitto è vivo, lacerante e irriducibile: DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 120 Dino Manca 42 Deledda 2024 b , 67. 43 Deledda 2024 b , 15. 44 Deledda 2024 b , 167. 45 Deledda 2024 b , 114-115. 46 Deledda 2024 b , 78-79. 47 Deledda 1905, 299; Manca 2025 b , 15-66. provava un affanno, un delirio che lo soffocava e lo accecava: avrebbe voluto fuggire e non poteva muoversi, ed ella gli stava vicina, e i suoi occhi socchiusi, ardenti sotto le larghe palpebre, e le sue labbra e i suoi denti gli facevano perdere la coscienza. 42 Di fronte al dolore, all’ingiustizia, alle forze del male e all’angoscia generata dall’avvertito senso della finitudine («la vita è così breve, che tutte le cose del mondo passano così presto […] i nostri anni, gli anni da passare nel mondo, stanno dentro il pugno di un bambino»), 43 l’uomo può soccombere e giungere allo scacco e al naufragio, ma può altresì decidere di fare il salto, scegliendo il rischio della fede e il mistero di Dio: Deciditi, Elias Portolu, non perder tempo; pensa che dobbiamo morire, che la nostra vita è tanto breve, che abbiamo un’anima sola e che dobbiamo salvarla. 44 Le figure deleddiane vivono sino in fondo, senza sconti, la loro incarnazione in personaggi da tragedia. L’unica ricompensa del dolore (Il dolore, appunto), immedicabile, è la sua trasformazione in vissuto, l’esperienza fatta degli uomini in una vita senza pace e senza conforto: Sai tu che cosa sia il dolore, Elias Portolu? […] Hai tu provato l’angoscia di dover commettere un delitto? E poi il rimorso? E la miseria, sai tu cosa sia la miseria? E l’odio sai cosa sia? E veder il nemico, il rivale trionfatore, impossessarsi del tuo e poi perseguitarti? E sei stato tradito? dalla donna, dall’amico, dal parente? E hai accarezzato per anni ed anni un sogno, e poi te lo sei veduto sparire davanti come una nuvola? Ed hai provato cosa sia l’arrivare poi a non creder più a nulla, a non sperare più in nulla, a veder tutto vuoto intorno a te? Il non credere in Dio, o il crederlo ingiusto e odiarlo perché ti ha aperto tutte le vie e poi te le ha chiuse tutte ad una ad una, lo sai che cosa voglia dire, Elias Portolu, lo sai tu? 45 Nell’Elias Portolu, Zio Martinu è considerato l’uomo più saggio. Egli vive solo nel bosco: è un vecchio «gigantesco, ancora forte e dritto, coi lunghi capelli giallastri e una folta barba grigia; il suo viso tutto increspato di rughe sembrava fuso nel bronzo». 46 Zio Martinu, figura ieratica, tragica e sublime, rappresenta l’uomo dei boschi, l’archetipo di uomo barbaricino, per integrità e saggezza, così come Pietro Carta de Il vecchio della montagna, Efix di Canne al vento, o Zio Cosma della novella Colpi di scure, il vecchio pastore «dall’aria sacerdotale», 47 DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 121 48 Deledda 1946, 23. 49 Deledda 2024 b , 148. 50 Deledda 2024 b , 87. che immerso nella tragica solitudine dell’antica foresta (Mentre la foresta muore), minacciata dalla furia devastatrice degli speculatori (Colpi di scure) venuti d’oltremare (Vengono…/ Veniamo! …) per spogliare le vette e il cuore delle genti, incarna per la Deledda la figura del «drùida» (o drùido), sacerdote anche della natura, custode del bosco e della memoria, figlio di una civiltà millenaria a trasmissione orale: la saggezza profonda e autentica, il modo di pensare e di vivere, quasi religioso, di certi vecchi pastori e contadini sardi […]. Da alcuni di questi vecchi, conosciuti nella mia fanciullezza, ho appreso verità e cognizioni che nessun libro mi ha rivelato più limpide e consolanti. Sono le grandi verità fondamentali che i primi abitatori della terra dovettero scavare da loro stessi, maestri e scolari ad un tempo, al cospetto dei grandiosi arcani della natura e del cuore umano. 48 Come un antenato mitico, color dei bronzetti antichi, Zio Martinu ricorda il vecchio silvano di Also sprach Zarathustra. Ma, se il personaggio nietzschiano operava per una trasvalutazione dei valori in opposizione all’etica giudaico-cris‐ tiana, quello deleddiano agisce invece per restituire alla fede la sua autenticità originaria. Nessun fedele della comunità può assumersi tale ruolo. Zio Martinu, dal suo isolamento, è l’unico in grado, per il fatto che è libero da qualunque vincolo sociale e può ispirare agli uomini una fede naturale. Egli spunta fuori dal bosco, proveniente da un luogo misterioso: nella sua libertà da ogni codice civile e religioso vede chiaramente dove sta il bene, anche se afferma di non credere in niente: - Io non credo a nulla, Elias Portolu! […] Tu, che credi in Dio e nel demonio, sei venuto a chiedere consiglio a me che credo solo nella forza dell’uomo. 49 Poiché è libero da qualunque obbligo devozionale declinato secondo la sensibi‐ lità collettiva, Zio Martinu, che conosce i cuori e li osserva in trasparenza, insiste con Elias perché egli riveli il suo amore autentico per Maddalena, per la quale è pronto un matrimonio combinato con Pietro. Elias esita. Tentennamento dalle conseguenze drammatiche, perché lo condurrà all’adulterio. Per il vecchio deve vincere il diritto naturale, che coincide con la volontà divina: - E se è la sposa di tuo fratello? Lo ama forse? No. Dunque non è sua e non sarà mai sua secondo le leggi del Signore. Il matrimonio d’amore è il matrimonio di Dio, quello di convenienza è il matrimonio del diavolo. 50 DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 122 Dino Manca 51 Satta 1951, 1332-1335. Anche grazie all’opera di Grazia Deledda, la soggettività e la personalità degli esseri-terra (le pietre, le montagne, le foreste, i fiumi, le valli) in quanto fondamenti della millenaria civiltà isolana, hanno rappresentato gli enti per antonomasia, concepiti entro una ontologia indigena e relazionale basata sull’evento, su una connettività che è la vita stessa del mondo, lontana da una logica antropocentrico-predatoria, variamente e simbolicamente legati all’animismo e alla trascendenza, allo spazio magico-sacrale e a quello sacrificale, alla natura antropomorfa, a quella vivente, alla femminilità archetipica identificata con la Madre-Terra, alla memoria e alle radici identitarie. Analogamente nell’Elias Portolu sembrerebbe quasi che la verità cristiana provenga dalla Natura, dai boschi, non dalle chiese. Ma anche dopo averla conosciuta il protagonista resta lacerato dalle pulsioni primordiali, che non trovano compiuta esplicazione perché i codici della comunità d’origine non ammettono che si ascolti la voce del cuore. Una volta morto il fratello e dopo essere stato ordinato sacerdote, resta il bambino, ultimo legame con Maddalena. Sarà necessaria l’espiazione dell’innocente: anche il figlio morirà di malattia, scontando per lui e per tutti. Il tormentato e sofferto dialogo con Dio non prevede il ritorno all’ordine iniziale. Il finale è aperto. Come in tante altre storie deleddiane il senso diegetico riposto sta proprio nella sua irrisolutezza. Il peccatore in realtà è un viandante, sempre in cammino, che non dimentica il proprio peccato, richiamo alla colpa antica di cui tutti gli uomini portano misteriosamente e irrimediabilmente il peso: Noi siamo forse l’ultima gente che ancora senta il peccato originale come un proprio, individuale peccato, che nessuna redenzione riuscirà mai a cancellare. L’idea della redenzione, accolta dalla religione positiva, esaltata nella grande statua sull’Ortobene, non è riuscita a fondersi nei cuori. 51 La scrittrice vorrebbe ricondurre il lettore a una spiritualità genuina, autentica. Come zio Martinu, lei ha potuto conservare, nel solco di un atavico animismo e di un fecondo sincretismo tra elementi primitivi e cristiani, una fede solare e di ascendenza celeste proprio per il continuo, intimo contatto con la bellezza ancestrale della sua Barbagia, che mai si contamina dei peccati e delle colpe degli uomini. La scrittrice nuorese sembra forse voler indicare una via d’uscita, affinché si possa pervenire a un nuovo rapporto con Dio tramite una preghiera che viva all’unisono con la Natura e con la Madre-terra, fiduciosa di misericordia per ogni colpa: DOI 10.24053/ Ital-2024-0024 La modernità di Grazia Deledda, scrittrice di respiro europeo 123 52 Lettera di Grazia Deledda al prof. E. Haguenin, Roma 5 gennaio 1902. Cfr. Momigliano (a cura di) 1946, 10. Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne, ho guardato per giorni, mesi e anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo, ho mille e mille volte appoggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce, per ascoltare la voce delle foglie, ciò che raccontava l’acqua corrente; ho visto l’alba, il tramonto, il sorgere della luna nell'immensa solitudine delle montagne; ho ascoltato i canti e le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo, e così si è formata la mia arte, come una canzone od un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo. 52 Bibliografia Letteratura primaria Deledda, Grazia: «San Francesco». Natura ed Arte. Rassegna quindicinale illustrata italiana e straniera di Scienze, Lettere ed Arti, fasc. XX/ 1895-1896 (15 ottobre) [«A San Francesco». La Piccola Rivista, a. II, nn. 2-3 (25 febbraio 1900), Cagliari; Il tesoro, Torino: Speirani 1897]. Deledda, Grazia: «Il dolore». La donna sarda, a. II, n. 12/ 20 dicembre 1899, 3-5. Deledda, Grazia: «Elias Portolu». Nuova Antologia di Lettere, Scienze ed Arti, n. CLXXII-CLXXIII, fascc. 687-691, voll. LXXXVIII-LXXXIX, s. IV/ 1° Agosto-1° Ottobre 1900 (Deledda 1900b). Deledda, Grazia: Elias Portolu. Torino-Roma: Roux e Viarengo 1903. Deledda, Grazia: Colpi di scure. In: I giuochi della vita. Milano: Treves 1905, 299-305. Deledda, Grazia: Elias Portolu. Milano: Fratelli Treves Editori 1917. Deledda, Grazia: Elias Portolu. Milano: Fratelli Treves Editori 1920. Deledda, Grazia: Elias Portolu. Milano: Fratelli Treves Editori 1928. Deledda, Grazia: «Elias Portolu, roman traduit de l’italien par G. Hérelle». Revue des Deux Mondes, 1 aprile 1903, 518-549; 15 aprile 1903, 758-798; 1 maggio 1903, 41-76; 15 maggio 1903, 279-311 (Deledda 1903b). Deledda, Grazia: Elias Portolu, roman, traduit de l’italien par Georges Hérelle. Paris: Calmann-Levy 1903 [1928] (Deledda 1903c [1928]). 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