Italienisch
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Narr Verlag Tübingen
10.24053/Ital-2024-0026
ita4692/ita4692.pdf0615
2026
4692
Fesenmeier Föcking Krefeld OttA colloquio con Marcello Fois
0615
2026
Eva-Tabea Meineke
Stephanie Neu-Wendel
Marcello Fois, nato a Nuoro come Grazia Deledda, è conosciuto a livello internazionale come autore e drammaturgo. Il focus sulla provincia, sulla «periferia» dell’Italia costituisce il filo rosso delle sue opere, tra le quali troviamo una serie di romanzi gialli ambientati in Sardegna. Nell’autunno 2025 è stato pubblicato il suo ultimo romanzo L’immensa distrazione, la cui vicenda si svolge in Emilia. Tra le opere che testimoniano la ricerca di Fois su Grazia Deledda dal punto di vista letterario, filologico e artistico troviamo il «romanzo in forma di teatro» Quasi Grazia (2016), che ha riscosso un successo internazionale come opera teatrale. La protagonista era interpretata dalla scrittrice Michela Murgia, deceduta nel 2023, che, come Fois, è annoverata dalla letteratura scientifica tra i rappresentanti di una Nuova letteratura sarda. Della stessa opera teatrale Peter Marcias ha realizzato un adattamento cinematografico che è stato proiettato nel 2025 al Torino Film Festival. Nel colloquio Marcello Fois tocca temi come i parallelismi, le sovrapposizioni e le affinità che caratterizzano egli stesso, Michela Murgia e Grazia Deledda riguardo al loro ruolo di autori, anche per «capire fino a che punto il mestiere di scrivere significhi accettare la maledizione di dover rappresentare attraverso la propria esistenza anche esistenze altrui». Inoltre, Fois sottolinea alcune caratteristiche di Grazia Deledda, come il suo «non essere classificabile» come autrice «nazionale» e la lingua che usa nelle sue opere, universale e senza tempo.
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A colloquio con Marcello Fois A cura di Eva-Tabea Meineke e Stephanie Neu-Wendel Marcello Fois, wie Grazia Deledda in Nuoro geboren, ist international als Autor und Dramaturg bekannt. Der Fokus auf die Provinz, auf „Randge‐ biete“ Italiens zieht sich als roter Faden durch sein Werk, u. a. auch in einer Reihe von Kriminalromanen, die auf Sardinien spielen. Im Herbst 2025 erschien sein bisher aktuellster Roman, L’immensa distrazione, der in der Region Emilia angesiedelt ist. Zu Foisʼ literarischer, philologischer und künstlerischer Auseinandersetzung mit Grazia Deledda zählt der szenische Roman Quasi Grazia (2016), der auch als Theaterstück international erfolg‐ reich war; die Hauptrolle spielte die 2023 verstorbene Autorin Michela Murgia, die wie Fois in der Forschungsliteratur zu den Vertreter*innen einer Nuova letteratura sarda gezählt wird (eine Verfilmung unter der Regie von Peter Marcias wurde 2025 u. a. auf dem Torino Film Fest gezeigt). Im Interview geht Marcello Fois auf Parallelen, Überschneidungen und Gemeinsamkeiten zwischen ihm, Murgia und Deledda in Bezug auf die Rolle als Autor*in ein, auch im Hinblick darauf, „zu verstehen, inwieweit Schreiben bedeutet, den Fluch auf sich zu nehmen, durch das eigene Leben auch das Leben anderer darstellen zu müssen.“ Ergänzend unterstreicht Fois Grazia Deleddas „Unklassifizierbarkeit“ als ‚nationale‘ Autorin sowie die Universalität und Zeitlosigkeit ihrer literarischen Sprache. Marcello Fois, nato a Nuoro come Grazia Deledda, è conosciuto a livello internazionale come autore e drammaturgo. Il focus sulla provincia, sulla «periferia» dell’Italia costituisce il filo rosso delle sue opere, tra le quali troviamo una serie di romanzi gialli ambientati in Sardegna. Nell’au‐ tunno 2025 è stato pubblicato il suo ultimo romanzo L’immensa distrazione, la cui vicenda si svolge in Emilia. Tra le opere che testimoniano la ricerca di Fois su Grazia Deledda dal punto di vista letterario, filologico e artistico troviamo il «romanzo in forma di teatro» Quasi Grazia (2016), che ha riscosso un successo internazionale come opera teatrale. La protagonista era interpretata dalla scrittrice Michela Murgia, deceduta nel 2023, che, DOI 10.24053/ Ital-2024-0026 come Fois, è annoverata dalla letteratura scientifica tra i rappresentanti di una Nuova letteratura sarda. Della stessa opera teatrale Peter Marcias ha realizzato un adattamento cinematografico che è stato proiettato nel 2025 al Torino Film Festival. Nel colloquio Marcello Fois tocca temi come i paralle‐ lismi, le sovrapposizioni e le affinità che caratterizzano egli stesso, Michela Murgia e Grazia Deledda riguardo al loro ruolo di autori, anche per «capire fino a che punto il mestiere di scrivere significhi accettare la maledizione di dover rappresentare attraverso la propria esistenza anche esistenze altrui». Inoltre, Fois sottolinea alcune caratteristiche di Grazia Deledda, come il suo «non essere classificabile» come autrice «nazionale» e la lingua che usa nelle sue opere, universale e senza tempo. Domanda: Per quale motivo ha scelto di scrivere un «romanzo in forma di teatro», come Lei lo descrive, per raccontare Grazia Deledda? E per quale motivo l’opera si intitola Quasi Grazia? Marcello Fois Volevo evitare l’approccio accademico, eliminare la distanza tra questa donna e scrittrice straordinaria e il pubblico, rappresentandola non attraverso saggi e disamine scritte, ma attraverso una performance in carne ed ossa. La volevo presente parlante, diretta, vivente. Quanto al titolo l’ho desunto dalla Deledda stessa: Quasi Grazia è il sottotitolo della sua ultima e magnifica opera, quasi un autofiction, Cosima. Domanda: In Quasi Grazia incontriamo Grazia Deledda in tre occasioni: il momento del trasloco a Roma, il giorno della cerimonia del Premio Nobel e il colloquio in cui un medico le comunica che la sua malattia non è più curabile. Perché ha scelto proprio questi tre aspetti della sua biografia? Marcello Fois Perché ci sono dei punti salienti nella vita delle persone, anche scrittori, che la letteratura permette di esaminare in vitro. Quasi Grazia è una sorta di metaracconto in cui uno scrittore, in questo caso io, si prende la responsabilità di illuminare fasi di vita selezionate del suo personaggio, in questo caso Grazia Deledda, per provare a raccontarlo da un punto di vista inedito, in una forma ibrida, ma non per questo imprecisa. La Deledda che ne viene fuori è una strana creatura mitologica, un po’ lei, un po’ Fois, un po’ Murgia, considerato il fatto, non secondario, che il testo è stato scritto perchè fosse proprio Michela a portarlo in giro per i teatri. Quando è iniziata l’avventura teatrale di Quasi Grazia, Michela sapeva già di stare male e di dover affrontare un percorso clinico difficile. Accettando di impersonare Grazia nel momento in cui ha avuto DOI 10.24053/ Ital-2024-0026 146 A cura di Eva-Tabea Meineke e Stephanie Neu-Wendel il responso definitivo sulla sua malattia, ha accettato di parlare di se stessa. Ma anche io, scrivendo questa storia di conquista della scrittura, nonostante gli ostacoli ambientali, ho scritto di me stesso. Resta la fase centrale in cui l’obiettivo è capire fino a che punto il mestiere di scrivere significhi accettare la maledizione di dover rappresentare attraverso la propria esistenza anche esistenze altrui. Dunque la scelta di queste tre fasi in particolare è derivata dall’unione di me che scrivo, di Michela che interpreta e di Grazia che si racconta. Domanda: Cosa rende l’opera di Grazia Deledda, ma anche l’autrice stessa, attuale? In che cosa consiste la sua modernità? Marcello Fois Sembrerà scontato, ma non lo è: nella sua scrittura. Seccamente. La Deledda è perfettamente leggibile oggi. Ha una lingua asciutta, ma non superficiale. Una lingua che attinge a una fonte sempre limpida. Una lingua che ha dovuto conquistarsi con le unghie e con i denti e che, per questo, è arrivata forte e solida fino ai giorni nostri. Grandi scrittori e scrittrici suoi coevi, come Matilde Serao, persino D’Annunzio narratore, seppur grandissimi, oggi ci appaiono datati. Deledda no. La sua lingua resta fuori dall’invecchiamento. È il risultato di quel processo, che per alcuni autori riesce appieno, di togliere l’attuale dal presente, che Majakovskij individuò come sistema per mantenere una scrittura fresca nel tempo. I temi in Letteratura non sono mai antichi o moderni, tradirsi, amarsi, perdersi, combattersi, sono attitudini immortali. In Letteratura si gioca tutto sulla scrittura. Sulla capacità, cioè, di sorprendere nonostante questi temi sostanzialmente invariabili. Domanda: Soprattutto nel secondo momento cruciale che viene messo in scena in Quasi Grazia, il giorno del Premio Nobel, si fa cenno alla critica letteraria contemporanea e soprattutto al giudizio di autori come Luigi Pirandello. Come venivano giudicate l’opera di Grazia Deledda e anche lei stessa, cioè la sua scelta di vita, nel campo letterario italiano contemporaneo? Marcello Fois La Deledda non è in alcun modo una scrittrice italiana. Da subito appare inclassificabile in questa Nazione in cui a tutti i costi si sta cercando di stabilire i punti chiave di una letteratura nazionale. Grazia Deledda è straniera da subito. Come un’autrice che oggi definiremo di seconda generazione. La leggendaria discordia con Pirandello è stata a senso unico. Anche i geni come il siciliano hanno zone oscure, una è stata la sua incapacità di concepire le donne in senso paritario, l’altra quella di essersi iscritto al Partito Nazionale Fascista dopo il delitto Matteotti, quindi convintamente. In realtà il timore di Pirandello e la DOI 10.24053/ Ital-2024-0026 A colloquio con Marcello Fois 147 sua violenza nei confronti della Deledda derivarono dal fatto che suo malgrado percepì da subito quanto di energetico, nuovo e feroce ci fosse nella sua scrittura. Il Nobel alla Deledda fu una sorpresa per chiunque tranne che per Pirandello. Quanto al resto la critica fece quello che fa la critica da sempre: a volte ci prende a volte no. Per questi motivi principalmente la Deledda è difficilmente assoggettabile alle categorie che hanno definito un canone. Sotto certi aspetti la sua esclusione è stata un riconoscimento. All’estero, dove questo problema classificatorio non esiste, la Deledda è considerata per quello che è: una scrittrice del mondo. Domanda: Nonostante non si fosse esposta esplicitamente come femminista - come ad esempio Sibilla Aleramo - si potrebbe dire che anche Grazia Deledda, attraverso le sue opere, mette in discussione ruoli tradizionali e gerarchie (di genere, ma anche per quanto riguarda il rapporto tra periferia e centro)? Marcello Fois Non siamo noi che possiamo dirlo, basta leggerla. Sono le sue opere che lo dicono. Marianna Sirca è un manifesto da questo punto di vista. La storia di una donna che decide di prendere in mano la propria esistenza, nonostante gli ostacoli, spietati, dell’ambiente in cui vive. Nel 1909 la Deledda accettò di candidarsi, nel collegio di Nuoro, alle elezioni politiche nonostante alle donne fosse proibito non solo candidarsi, ma persino votare. Devo aggiungere altro? Domanda: Come descriverebbe, in questo contesto, il rapporto di Grazia Deledda con la Sardegna, con Nuoro? In Cosima risulta ambivalente - la protagonista scrive in sardo e allo stesso tempo anela a una vita fuori dalla Sardegna, specificamente a Roma. Marcello Fois Ambivalente è la parola esatta. La maledizione degli scrittori di dover ragionare per tutti, su se stessi, sulla propria origine, sul proprio posto nel mondo. Ma il punto vero, la maledizione e la benedizione da cui non ci si può sottrarre è che i sardi restano sardi dappertutto. Domanda: Un filo rosso narrativo di Quasi Grazia sono i dialoghi con la madre che appare come presenza fisica, ma anche metafisica. Perché ha scelto di mettere a confronto le due donne, farle interagire e dialogare? Quale ruolo svolge la madre - funge ad es. da antagonista, da voce della coscienza, da complice e/ o da role model contrastante? DOI 10.24053/ Ital-2024-0026 148 A cura di Eva-Tabea Meineke e Stephanie Neu-Wendel Marcello Fois La madre è esattamente l’espressione plastica di quanto affermo nella risposta precedente: è la Sardegna, l’imprinting. Quella condizione da cui si vorrebbe scappare e di cui si ha bisogno per esistere. Kafka definì Praga una mammina con i denti aguzzi. Ecco. Domanda: In Quasi Grazia il personaggio di Grazia Deledda delinea la funzione dello scrittore/ della scrittrice in quanto presenza scomoda: „[…] lo scrittore è uno specchio. Riflette e ti mette davanti a quello che sei, senza sconti.“ (50-51) In che senso quest’affermazione vale anche per l’opera di Grazia Deledda? Marcello Fois Perché è una scrittrice straordinaria che ha usato questi materiali intimi senza permettere che diventassero privati. Riuscire a rendere universali temi propri non è facile come sembra, molti scrittori non superano la prova del tempo proprio perché i temi su cui si sono concentrati sono morti con loro. Domanda: Nella realizzazione teatrale di Quasi Grazia si vedeva Michela Mur‐ gia nel ruolo di Grazia Deledda; cos’hanno in comune le due autrici nonostante i tanti decenni che le separano? Marcello Fois Una cosa per tutte: non aver accettato la sardità come limite, ma come oppor‐ tunità, addirittura come un benefit, per diventare cittadine del mondo. Domanda: Cosa comunica Grazia Deledda a Lei in quanto scrittore oggi? Che ruolo svolge per l’identità sarda e per quella italiana? Rimane ancorata al passato o ci può comunicare qualcosa anche per il futuro? Marcello Fois Gli scrittori e le scrittrici non svolgono nessun ruolo, sono casse armoniche, espandono il suono. E in rapporto a questa capacità sopravvivono a se stessi. I grandi scrittori fanno solo domande e non danno nessuna risposta. Per questo motivo il Tempo della Letteratura non ha nulla a che fare con quello segnato ai nostri orologi. Io e voi oggi stiamo parlando della Deledda, c’è un discreto numero di suoi contemporanei di cui io e voi, che siamo sicuramente lettori forti, ignoriamo persino l’esistenza. Direi che questa intervista risponde alla vostra domanda sulla durata di un autore o di un’autrice. Domanda: E per terminare, come spiegherebbe la Sardegna e la sua letteratura e cultura in poche parole a un pubblico tedesco, cos’è secondo lei ciò che più le descrive? DOI 10.24053/ Ital-2024-0026 A colloquio con Marcello Fois 149 Marcello Fois Che, nonostante la tentazione dei tour operators di affascinare attraverso le differenze, le unicità, le specialità, tutte questioni reali ma che troppo spesso sconfinano nel Folk, nell’approccio turistico, esiste, a volerla guardare, una consonanza, una freschezza di sensazioni, in cui qualunque non sardo, anche tedesco, si può riconoscere. Ci sono luoghi, come la Sardegna appunto, in cui si può sondare l’origine, il nucleo incandescente, la materia prima di sé stessi. DOI 10.24053/ Ital-2024-0026 150 A cura di Eva-Tabea Meineke e Stephanie Neu-Wendel
