eJournals Vox Romanica84/1

Vox Romanica
vox
0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
10.24053/VOX-2025-021
vox841/vox841.pdf0216
2026
841 Kristol De Stefani

Valeria Russo, Archéologie du discours amoureux: prototypes et régimes de l’amour littéraire dans les traditions galloromanes médiévales, Genève (Droz) 2024, 512 p. (Publications romanes et françaises 280).

0216
2026
Eleonora Cannavacciuolohttps://orcid.org/0009-0001-1488-6557
vox8410268
268 DOI 10.24053/ VOX-2025-021 Vox Romanica 84 (2025): 268-273 Besprechungen - Comptes rendus la date du tome XVIII de l’ Histoire littéraire de la France n’est pas 1895 (p. 271 N152), mais 1835, et la date de la mort de Blanche de Castille n’est évidemment pas 1552 (p. 1021), mais 1252. Enfin, le texte parlant de Richard dans l’ Histoire illustrée de la littérature française dirigée en 1923 par Joseph Bédier, n’est pas de Bédier lui-même (p. 1027), mais d’Edmond Faral. La bibliographie de Richard de Fournival n’était pas énorme jusqu’à cette année agrégative. La voici d’un seul coup dominée par une somme avec laquelle non seulement tous les exégètes du Bestiaire d’Amours , mais même tous ceux qui se coltineront à la vie intellectuelle française du XIII e siècle devront désormais compter. Alain Corbellari (Université de Lausanne/ Université de Neuchâtel) https: / / orcid.org/ 0000-0002-0476-6797 ★ v AleriA r usso , Archéologie du discours amoureux: prototypes et régimes de l’amour littéraire dans les traditions galloromanes médiévales , Genève (Droz) 2024, 512 p. ( Publications romanes et françaises 280). In questo libro, derivato dalla sua tesi di dottorato, Valeria Russo indaga la tradizione discorsiva galloromanza che ha per oggetto l’amore, con un approccio di tipo foucaultiano, che mira a individuare le diverse fasi e modalità attraverso cui il discours amoureux 1 si codifica e si evolve. La riflessione si sviluppa all’interno di un impianto teorico solido, esposto nel capitolo introduttivo (p. 11-41) che ripercorre, in maniera sintetica ma completa, le principali linee dell’imponente bibliografia e degli orientamenti critici: Moshe Lazar, Leo Spitzer, Jacques Lacan e Charles Baladier, Reto R. Bezzola, Stephen Jaeger ed Erich Köhler. L’intento dichiarato dell’autrice è di far interagire le diverse proposte interpretative e proporre un nuovo modello ermeneutico, alternativo a quello che, a partire dal fondamentale studio di Gaston Paris del 1883 2 , ha dominato la critica. Il concetto di ‘amor cortese’ costituisce infatti - secondo le premesse di R. - un modello riduttivo, che appiattisce verso una sola direzione le forme diversificate che può invece assumere la rappresentazione dell’amore nella letteratura medievale, che include l’ amor cortese ma non si identifica con esso (p. 21). L’autrice propone al contrario un’analisi incentrata sugli aspetti evolutivi del discours amoureux , il quale, «comme toute tradition de discours, entraîne des relations intertextuelles basées sur les répétitions et les déviations» (p. 22). Il corpus interrogato comprende testi galloromanzi composti in un arco temporale che va dalla prima metà del XII secolo fino alla fine del XIII e la rappresentazione dell’amore che essi 1 L’impostazione incentrata sui concetti di tradizione discorsiva e di archéologie si rifà a Foucault (f oucAult , m. 1969: L’archéologie du savoir , Paris, Gallimard): «La construction d’un discours manipule et circonscrit, dans le moment même de sa conception, les possibilités potentiellement infinies de la connaissance, l’altérant par l’apport d’influences allogènes liées, entre autres, au champ scientifique et à la période historique», p. 11. Il discours amoureux è definito in particolare come «l’arsenal stylistique, rhétorique et narratif que la littérature médiévale met en place pour représenter l’amour et pour donner une voix stylistiquement caractérisée à son expression littéraire, en la structurant dans des régimes précis», p. 34. 2 P Aris G. 1881-1883: «Études sur les romans de la Table Ronde», R 10: 465-96 e R 12: 459-532. 269 DOI 10.24053/ VOX-2025-021 Vox Romanica 84 (2025): 268-273 Besprechungen - Comptes rendus propongono è analizzata in prospettiva sia diatopica che diacronica. L’approccio consiste nell’individuazione delle fasi di costituzione dei prototypes , cioè modelli narrativi e stilistici codificati, che si strutturano attorno a motivi e temi primari, definiti noyaux de fond . Le opere oggetto dell’analisi sono selezionate in quanto considerate «fondatrices de l’expression amoureuse» (p. 415) e l’autrice si cura sempre di collocarle nel loro contesto culturale, sociale e politico. La prima fase fondamentale per l’evoluzione del discorso amoroso è identificata nella letteratura del Sud della Francia, a cui è dedicata la prima delle tre parti in cui si articola il libro. Attraverso un percorso che parte dai monumenti provenzali e che arriva alla terza generazione di trovatori, R. presenta l’emergere del discorso sull’amore e dei suoi nuclei generativi e identifica gli elementi che costituiscono le tappe evolutive della codificazione della fin’amor . Tra i monumenti che vengono sollecitati nel primo capitolo ( Les conditions de la naissance , p. 45-58) ci sono il Boeci , lo Sponsus e le strofe di Bischoff del manoscritto Harley 2750, nei quali vengono rilevati motivi generalmente minimi ma significativi in quanto si collocano in un asse di continuità con la successiva poesia trobadorica. Un esempio è la figura della domna-Filosofia del Boeci , che prefigura la midons dei trovatori, mentre nello Sponsus si intravedono elementi «correspondant à la structure idéologique de l’érotique occitane, tels le rapport entre les futures mariées et le mari, l’attente, ou la sagesse qui doit guider l’expérience amoureuse» (p. 50). Il secondo e il terzo capitolo ( De la discipline amoureuse à la chasteté , p. 59-95; De la chasteté à la cour , p. 97-124) si concentrano su quattro elementi che vengono identificati come noyaux de fond originari della produzione lirica in lingua d’oc: la metafora solare; la dimensione crono-topica; la malattia d’amore; la metafora del servizio feudale. Quello della metafora solare e dell’opposizione luce/ oscurità filtra già dall’ Alba bilingue di Fleury e nella luminosità che caratterizza la Filosofia nel Boeci e diventerà nei trovatori topos strutturante per rappresentare tutte le tensioni tra polo positivo e polo negativo, spesso articolate in una direzione ascensionale verticale, in accordo con l’immaginario mistico. Un altro noyau analizzato nel capitolo è quello della dimensione crono-topica, che genera tensione tra il presente - marcato dall’assenza - e un cronotopo secondario, collocato nel passato o nel futuro. Questa dimensione spazio-temporale, che è strutturante per lo Sponsus , si trova già in una delle Liebesstrophen ( Las, qui non sun sparvir astur ) e nel Boeci . L’autrice analizza questo elemento e quello della malattia d’amore attraverso testi di trovatori: Guglielmo IX (BdT 183,8 e 183,11), Arnaut Daniel (BdT 29,8), Jaufre Rudel (BdT 262,3, 262,4 e 262,5), Cercamon (BdT 112,4). Particolarmente interessante è poi il noyau della metafora del servizio feudale, che «s’articule autour de trois conditions essentielles: le service s’instaure dans le temps présent, il représente une situation non-progressive et il détermine un rapport de faveurs univoques non-récompensées» (p. 100-01). La fenomenologia della métaphore féodale è analizzata soprattutto attraverso i testi di Bernart de Ventadorn, in cui si rileva lo scarto con la tradizione classica nel reimpiego che si fa, ad esempio, delle immagini di derivazione ovidiana (p. 121). In Bernart le componenti che si potevano intravedere in Jaufre Rudel, Cercamon e Marcabru, si trovano ormai organizzate e codificate nella forma più classica e compiuta del prototype del discours amoureux lirico, capace di sublimare l’amore umano. La parte centrale del libro è dedicata alla seconda fase fondamentale identificata da R., cioè quella - di matrice narrativa - che si elabora nel Nord della Francia. 270 DOI 10.24053/ VOX-2025-021 Vox Romanica 84 (2025): 268-273 Besprechungen - Comptes rendus Il primo capitolo di questa sezione ( Présence, préexistence, coexistence , p. 127-83) cerca di ricostruire la stratigrafia delle diverse componenti pre-cortesi (così sono definiti gli elementi letterari preesistenti, p. 35) nella tradizione del discorso sull’amore nella produzione profana oitanica. Il discorso parte dai testi che precedono il codificarsi del discorso amoroso, e che rispondono al paradigma clericale dell’amore coniugale come modello di ordine sociale. Nelle più antiche chansons de geste , per esempio, il discours amoureux esiste ma è secondario, ed è generalmente subordinato ad altri tipi di discorso: l’amore espresso da una donna nel planctus per la morte di suo marito o del suo promesso sposo ha l’obiettivo primario di amplificare la celebrazione della gloria dell’eroe deceduto. L’assenza di un codice emerge dall’ampio ventaglio di significati che nelle chansons de geste più antiche assume la parola amur , che «ne désigne pas […] le sentiment érotique caractérisant le couple amoureux, mais un sentiment élémentaire propre au lien humain duel renfermant des dynamiques affectives réciproques basées […] sur la loyauté, le respect, la pitié»: può esprimere anche, ad esempio, il legame tra il vassallo e il suo signore nell’espressione par feid et par amur (p. 165-66). R. dedica poi alcune belle pagine al sincretismo tra cultura clericale e culture mitico-folcloriche attraverso gli esempi delle due storie di amore adultero più celebri del Medioevo: quello di Tristano e Isotta e quello di Lancillotto e Ginevra. Si analizza il modo in cui l’elemento a-cortese - cioè archetipico, indipendente dalla cultura e dalla società e dunque potenzialmente poligenetico - dell’amore adultero, di origine celtica, viene inglobato dalla tradizione di matrice clericale, a cui era prima del tutto estraneo, dando origine a qualcosa che, a partire dalle due leggende, supererà il modello fino ad allora dominante dell’amore coniugale e finirà per essere avvertito come elemento tipico della letteratura cortese. R. analizza con intelligenza l’operazione attraverso cui la tradizione ha accolto il prototipo estraneo dell’amore adulterino, identificandola con il fatto che i protagonisti sono avvertiti in un primo momento come anti-modelli all’interno del sistema della morale comune: «la folie qui leur permet d’incarner l’amour illégitime sous des formes de dévotion déplacée, d’extases démesurées, d’actes charnels hors de la bienséance, détermine aussi leur échec, leurs blessures (sentimentales et physiques), ou leur mort» (p. 182). Questo processo di assorbimento ha consentito al prototipo adulterino di venire assorbito senza che la sua struttura narrativa venisse alterata. Con i capitoli V e VI ( Le roman et l’amour, ou le second essor roman de l’amour , p. 185-215; Conception et fixation des prototypes romanesques , p. 217-306), consacrati al discorso amoroso nel Roman de Thèbes e nel Roman d’Eneas , si torna indietro di qualche decennio. Nei romanzi antichi R. individua infatti una fase importante nell’organizzazione dei noyaux de fond e nell’elaborazione di prototipi che si allineeranno, a partire dal 1170, a formare il codice espressivo caratteristico della tradizione narrativa settentrionale. Nel presentare il contesto, tuttora assai sfuggente, dei romanzi antichi, l’autrice riassume il dibattito sulla propaganda plantageneta e sul presunto mecenatismo di Enrico II ed Eleonora d’Aquitania, sostenuto soprattutto dai contributi di Rita Lejeune 3 , ma che sembra ormai 3 l ejeune , R. 1954: «Rôle littéraire d’Aliénor d’Aquitaine et de sa famille», Cultura neolatina 14: 5-57 e l ejeune , R. 1958: «Rôle littéraire de la famille d’Aliénor d’Aquitaine», Cahiers de civilisation médiévale 1/ 3: 319-37. 271 DOI 10.24053/ VOX-2025-021 Vox Romanica 84 (2025): 268-273 Besprechungen - Comptes rendus da ridimensionarsi se non da escludersi del tutto. R. sostiene che a rimettere in discussione l’ipotesi di Thèbes e Eneas come parte di un progetto voluto dall’alto possa contribuire anche l’esame del discours amoureux , che nei due romanzi sembrerebbe costruito in maniera indipendente. Allo stato attuale della ricerca, nessuno dei due testi è stato ancora collocato all’interno di coordinate geografiche, cronologiche e culturali chiare, dunque avanzare ipotesi resta un’operazione molto delicata; tuttavia la prospettiva di R. è interessante e andrà tenuta in considerazione nei futuri lavori che cercheranno di colmare questa lacuna. Il confronto dei due romanzi con le fonti antiche mostra «la métamorphose de la thématique érotique» nel passaggio alla mise en roman , in cui le scene d’amore e i personaggi femminili subiscono una chiara amplificazione. In Thèbes il codificarsi della rappresentazione è rilevabile per esempio nell’espressione parler à per indicare il rapporto carnale: il fatto che l’impiego vi sia quasi sistematico è indicativo, in quanto «la pudeur lexicale révèle que le vocabulaire lié à ce champ sémantique est en train de se codifier, et que le public était déjà en mesure de le déchiffrer» (p. 236). Rispetto a Thèbes , l’ Eneas presenta però un maggiore grado di rielaborazione e di coscienza della presenza del discours amoureux che sviluppa, mentre Thèbes testimonia di una fase meno elaborata del processo di codificazione. L’ideale di amore che si legge in Thèbes è ancora l’amore coniugale, estraneo alle influenze ovidiane che agiscono apertamente in Eneas , così come in altri testi che sembrano da ricondurre all’area normanna ( Pirame et Tisbé , Lai de Narcisse ): un esempio è il noyau de fond della malattia d’amore, fortemente sfruttato nell’ Eneas . Tuttavia anche quest’ultimo si configura come testimone di una fase intermedia, in quanto «le rôle attribué à l’amour est encore une fois subordonné au dénouement de l’événement principal de l’histoire, à caractère politique» (p. 227). Il sesto capitolo esamina i noyaux de fond dei due romanzi antichi, che permettono di sviluppare considerazioni interessanti. Una di queste riguarda per esempio l’ innamoramento : in Thèbes esso assume generalmente una configurazione di simmetria tra i due amanti, simmetria che è quasi del tutto estranea all’ Eneas , in cui l’unico rapporto a essere caratterizzato da reciprocità è quello tra Nisus e Euryale, due uomini. Altri noyaux si ritrovano in Eneas ma non in Thèbes : tra questi, la personificazione di Amore e la presenza di intermediari nel discours amoureux . La terza e ultima parte del libro si concentra sulla nuova fase del discours amoureux identificabile a partire dal terzo quarto del XIII secolo, che è una fase in tensione tra spinte conservatrici e spinte innovatrici. Nel cambio di paradigmi hanno certamente un ruolo i cambiamenti di ordine sociale e culturale che caratterizzano la Francia di questo secolo (accentramento politico e culturale su Parigi; nuovi contesti di produzione; ruolo culturale delle città e delle università) e l’incontro che avviene tra discours amoureux e generi letterari diversi. La nuova fase viene analizzata attraverso i dits e i saluts , in cui l’espressione del discorso amoroso accoglie e rielabora i prototypes e gli elementi primari ( La réception interne à la tradition , p. 309-57). Il salut seleziona infatti un tipo di discours amoureux tradizionale, spesso articolato sui noyaux de fond identificati nella poesia occitana, che però vengono interpretati e rielaborati, in particolare in direzione di una concretizzazione e di una narrativizzazione, mostrando quindi un certo distacco dalle strutture ereditate dal secolo precedente. Ad esempio le dinamiche del cronotopo vengono semplificate (p. 330), mentre la malattia d’amore è reinterpretata in maniera più narrativa, non più esclusivamente lirica: «les saluts et les complaintes s’avèrent donc être un cas 272 DOI 10.24053/ VOX-2025-021 Vox Romanica 84 (2025): 268-273 Besprechungen - Comptes rendus exemplaire de réadaptation de l’expression amoureuse classique, connectée aux pratiques littéraires contemporaines à travers la mutation de genre» (p. 320). La stessa struttura pseudo-epistolare si pone del resto a metà tra registro lirico ed enunciazione narrativa (p. 319). A esemplificazione della nuova fase sono poi scelti due trovieri, Jacques de Cysoing e Watricquet de Couvin, poeti soggetti alla ricezione interna più conservativa, ma anche portatori delle innovazioni del discorso amoroso galloromanzo in questa fase. R. si sofferma anche sull’impatto che l’urbanizzazione ha sulla produzione letteraria e sui nuovi paradigmi: le città di Arras e il suo Puy accolgono le nuove istanze e partecipano del processo di rielaborazione e trasformazione del discorso sull’amore. Cambia il contesto della produzione letteraria, che è ora anche un contesto urbano, e cambia l’interlocutore di questa produzione, che è ora identificato in un pubblico borghese, per il quale «la poésie doit être active, engagée, sa morale concrète, tout en restant aristocratique et élitiste» (p. 315). L’autrice analizza infine ( Une science de l’amour , p. 359-403) il modo in cui il discorso sull’amore incontra nuove componenti a-cortesi di matrice clericale (prodotti letterari enciclopedici e universitari) e diventa esso stesso oggetto di sapere teorico: esempio massimo è il Roman de la Rose di Jean de Meun, in cui si sviluppa l’idea di un sapere, codificato da un insieme di regole, per l’apprendimento erotico. Un altro caso esemplificativo è il Bestiaire d’amour di Richard de Fournival, in cui la materia amorosa è trattata al pari delle scienze naturali. La nuova tradizione - animata da una classe di chierici non più al servizio esclusivo delle esigenze dell’aristocrazia - si appropria della tradizione discorsiva cortese ma la rielabora, spesso rimettendola in causa, attraverso una nuova matrice enciclopedica e didattica. Il discours amoureux si costituisce dunque alla fine del XIII secolo anche come insieme di conoscenze e modelli pratici, cioè di scienza teorica ma anche praticabile, integrata in un sistema di conoscenza universale 4 . In appendice si trova un Répertoire diacronique , che vuole sintetizzare gli elementi identificati nel corso del libro, quindi i prototipi, i noyaux de fond , le differenti fasi attraverso cui si è compiuta l’evoluzione del discours amoureux galloromanzo. L’obiettivo di questo inventario non è solo quello di riassumere e schematizzare l’analisi, ma anche e soprattutto quello di creare un modello da applicare ad altri testi. Chiudono il libro una ricca e aggiornata bibliografia, un indice degli autori e delle opere, un indice degli autori moderni e contemporanei, e un indice dei manoscritti citati. Il volume, a cui seguirà uno studio monografico dedicato alla storia critica dell’amor cortese, rappresenta un contributo originale e significativo alla comprensione dell’evoluzione del discorso amoroso medievale, nelle sue molteplici forme e funzioni. La prospettiva adottata da R. intreccia tempi, spazi e generi letterari differenti, in uno spettro che va dai testi in cui il tema amoroso è del tutto marginale (si pensi alle chansons de geste antiche) a tipologie di testi in cui il discorso è invece centrale. Il tentativo di sistematizzazione della storia del di- 4 R. identifica cinque fattori alla base di questa produzione di testi sulla scienza dell’amore: «la légitimation de l’amour humain et charnel à travers la théologie, l’aspect didactique et pratique du savoir amoureux, sa présence dans un système encyclopédique des sciences, son lien avec la tradition courtoise classique se manifestant à travers la reprise fidèle de thèmes et de modalités d’expression et, enfin, la relecture courtoise d’Ovide» (p. 361). 273 DOI 10.24053/ VOX-2025-022 Vox Romanica 84 (2025): 273-278 Besprechungen - Comptes rendus scours amoureux in modelli definiti, che si potranno applicare ad altre tradizioni, offre un solido punto di partenza per ulteriori sviluppi critici e nuove piste di ricerca. Eleonora Cannavacciuolo (Université de Genève/ Università di Napoli Federico II) https: / / orcid.org/ 0009-0001-1488-6557 ★ f ABio z inelli / s ylvie l efèvre (ed.), En français hors de France. Textes, livres, collections du Moyen Âge , Strasbourg (Éditions de linguistique et de philologie) 2021, vi + 372 p. ( Travaux de Littératures Romanes - Études et textes romans du Moyen Âge ). La Chanson de Roland , dont le Ms. le plus ancien et le plus complet (il date probablement du 2 e quart du XII e siècle) est le fameux Digby 23 de la bibliothèque Bodléienne d’Oxford, illustre à merveille l’importance des circuits «périphériques» dans la transmission des textes littéraires français au Moyen-Âge. Le livre dont il sera question ici regroupe les contributions d’un colloque (dont les détails, si je ne m’abuse, ne nous sont malheureusement pas communiqués) centré autour des questions de la lecture et de l’écriture en langue française hors de France au Moyen-Âge. Comme il y sera surtout question de la transmission des textes et de la constitution de collections, la plupart des contributions revêtent un caractère éminemment philologique, parfois linguistique, moins souvent littéraire 1 . Ce recueil me semble ainsi s’inscrire dans une tendance à interroger les supports et les vecteurs des textes littéraires du Moyen-Âge, afin de mieux cerner leur diffusion et leur public: je songe à la thèse de doctorat d’A. Alberni ou à l’étude déjà ancienne de S. Cingolani qui s’interroge, à partir de documents d’archives, sur la diffusion de la littérature de divertissement en Catalogne aux XIV e -XV e ss. 2 . Dans le livre dont il sera rendu compte ici, l’approche philologique est appliquée à des textes littéraires traversant des frontières géographiques et linguistiques, dans une tentative de saisir les réseaux relationnels reliant des textes, qui, parfois, passent par d’autres langues pour retrouver leur forme française originelle par une traduction secondaire. Quand elles s’appliquent à des ensembles de textes ayant passé par une cyclisation, ces analyses s’avèrent particulièrement pointues. Dans un chapitre liminaire («La France, jardin d’acclimatation pour la francophonie médiévale? », p. 1-31) les éditeurs problématisent d’abord la notion moderne de francophonie , soulignant les discontinuités d’avec la situation au Moyen-Âge (écarts de type géographique, historique, politique), puis ils délimitent ce qui sera au centre de leur intérêt: «écrire, lire, copier, imprimer, collectionner des œuvres en langue d’oïl ou d’oc hors de France (en Italie, Péninsule ibérique, Pays-Bas bourguignons ou Pays-Bas tout court, Outremer et Angleterre)» (p. 3). 1 En effet, comme l’avait déjà noté P. Meyer, et comme nous le rappellent les éditeurs, «c’est d’abord par l’étude de la tradition manuscrite qu’on arrive à mesurer l’impact culturel du français ‹hors de France›» (p. 9). 2 Cf. A lBerni , A. 2003: El Cançoner VegaAguiló : estructura i contingut , Barcelona, Universitat de Barcelona; c inGolAni , S. M. 1990: «‹Nos en leyr tales libros trobemos plazer e recreation›. L’estudi sobre la difusió de la literatura d’entreteniment a Catalunya els segles XIV i XV», Llengua & Literatura 4: 39-127.