eJournals Italienisch 37/73

Italienisch
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Narr Verlag Tübingen
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2015
3773 Fesenmeier Föcking Krefeld Ott

L’ispirazione poetica e le sue metamorfosi ne «La mia Musa» di Eugenio Montale.

61
2015
Alessandra De Rosa
ita37730132
132 Biblioteca poetica L’ispirazione poetica e le sue metamorfosi ne «La mia Musa» di Eugenio Montale. Si ritiene che l’opera di Montale realizzi un intreccio, un gioco di rimandi interni ed esterni alla sua produzione Questa caratteristica, sempre presente, si è fatta anche più deliberata nell’ultima fase della produzione, quando il poeta, ormai una celebrità, ha giocato forse un po’ a rimpiattino con i suoi esegeti, disseminando spesso nelle sue poesie rebus, autocitazioni ironiche, elementi o immagini dai suoi scritti in prosa ed echi di altri autori, di alcuni dei quali (v ad esempio Blake, Eliot, Yeats) egli fu anche traduttore Scrive ad esempio Luigi Blasucci, proprio a questo riguardo: «Da Satura in poi gli esempi di allusività saranno più frequenti e scoperti, e rientreranno tutto sommato nei procedimenti parodico-satirici dell’ultimo Montale .» 1 La poesia «La mia musa», presente nella raccolta Diario del ‘71, si presta in modo particolare a dimostrare questo gioco di rimandi interni alla produzione di Montale Qui se ne propone la traduzione ed un’analisi più dettagliata, per meglio seguire l’interpretazione che ne ha fatto il critico Gilberto Lonardi e la mia proposta interpretativa La mia Musa 1 La mia Musa è lontana: si direbbe 2 (è il pensiero dei più) che mai sia esistita 3 Se pure una ne fu, indossa i panni dello spaventacchio 4 alzato a malapena su una scacchiera di viti 5 Sventola come può; ha resistito a monsoni 6 restando ritta, solo un po’ ingobbita 7 Se il vento cala sa agitarsi ancora 8 quasi a dirmi cammina non temere, 9 finché potrò vederti ti darò vita 10 La mia Musa ha lasciato da tempo un ripostiglio 11 di sartoria teatrale; ed era d’ alto bordo 12 chi di lei si vestiva Un giorno fu riempita 13 di me e ne andò fiera Ora ha ancora una manica 14 e con quella dirige un suo quartetto di 15 cannucce È la sola musica che sopporto 2_IH_Italienisch_73.indd 132 19.05.15 11: 40 13 3 Alessandra De Rosa «La mia Musa» di Eugenio Montale Meine Muse 1 Meine Muse ist weit weg: man könnte meinen 2 (es ist die Meinung der Meisten), es gab sie nie 3 Wenn überhaupt mal eine da war, ist sie wie eine Vogelscheuche angezogen, 4 die kaum auf einem Schachbrett aus Reben steht 5 Sie dreht sich, wie sie es nur kann; konnte Monsunen 6 standhalten, gerade, nur leicht gebückt 7 Wenn sich der Wind legt, kann sie sich noch erheben 8 und mir fast sagen geh weiter, keine Angst, 9 solange ich dich sehen kann, werde ich dir Leben geben 10 Meine Muse hat seit langem einen Abstellraum einer Theaterschneiderei 11 verlassen; und hochgestellt waren diejenigen, 12 die mit ihr angezogen waren Eines Tages wurde sie 13 mit mir gefüllt und sie war stolz darauf Jetzt hat sie nur noch einen Ärmel 14 und mit ihm dirigiert sie ein eigenes Quartett aus 15 Schilfrohren Es ist die einzige Musik, die ich vertrage L’io lirico riflette qui sulle sorti e sull’identità o realtà della sua ispirazione artistica, della sua Musa Vi compare un esplicito riferimento alla schiera di critici ed interpreti che frugavano nella sua opera alla ricerca di elementi biografici come chiave esegetica Ma l’importanza di un’eventuale Musa viene subito ridimensionata («Se pure una ne fu […]», v 3) e paragonata, se mai, ad uno spaventapasseri, issato alla meno peggio a proteggere l’uva ed a distrarre l’attenzione di predatori che vogliono appropriarsi del succoso frutto Non si tratta di un semplice fantoccio: questo «spaventacchio» sembra dotato di vita propria e di una certa resistenza Questa Musa è in grado di resistere addirittura ai monsoni, quei venti ciclici che cambiano direzione da un semestre all’altro e che sono dovuti all’alternarsi di alta e bassa pressione Il tema del vento, caro a molta poesia di Montale, cede solo apparentemente al gusto dell’esotico Le caratteristiche intrinseche al funzionamento di questo fenomeno meteorologicopossono essere un richiamo ai «bassi» ed «alti» che caratterizzano la vita di ogni essere umano: forse emerge qui l’elemento biografico di un Montale che, ultrasettantenne al momento della pubblicazione di questa raccolta, già aveva sperimentato personalmente gli abissi e le vette dell’esistenza e della creatività artistica e sapeva di quali devastazioni potessero essere capaci i «monsoni» Ciò non gli impedisce di suggerire però anche un’immagine incoraggiante: la Musa/ spauracchio sa muoversi quando la tem- 2_IH_Italienisch_73.indd 133 19.05.15 11: 40 13 4 «La mia Musa» di Eugenio Montale Alessandra De Rosa pesta di vento si placa e, dotandosi di spirito autonomo, è lei che con il suo sguardo può infondere vita all’io lirico («[…]cammina non temere,/ finché potrò vederti ti darò vita .», vv 8-9) Nella terza strofa il «racconto» della Musa introduce un passato, polveroso e pieno di travestimenti come può essere un ripostiglio di sartoria teatrale, frequentato da una clientela «d’alto bordo», probabilmente riferendosi qui all’epoca in cui la Poesia aveva quasi una funzione ieratica, svelatrice di realtà superiori, di cui il poeta era sacerdote Ma ecco una cesura: «[u]n giorno fu riempita/ di me e ne andò fiera .», vv 12-13) Da notare la forma passiva, come se questo «riempimento» fosse stato agito da qualcun altro, subìto sia dalla Musa sia dall’io lirico Qui può essere letto un riferimento all’attività dei vari critici letterari, che forzano in una direzione o nell’altra l’interpretazione dell’opera di un poeta, tanto che, a furia di tirare di qua e di là, ora la Musa non ha che una sola manica, per dirigere una musica tanto più gradita quanto più è essenziale: quella, appunto di «un quartetto di cannucce», una pianta erbacea molto semplice, che il vento fa (ri-)suonare passandoci attraverso La Musa come improvvisato direttore d’orchestra evoca molte immagini: questa specie di clown vestito di rappezzi, con una sola manica, richiama alla mente, ad esempio, scene dei film di Chaplin, conosciuto ed amato da Montale Il «quartetto di cannucce» rievoca sì il mito di Pan e Siringa dalle Metamorfosi ovidiane, ma a sua volta ha riferimenti più vicini nel Montale di Mediterraneo («La dura materia sentiva/ il prossimo gorgo e pulsava; / e i ciuffi delle avide canne/ dicevano all’acque nascoste,/ scrollando, un assentimento») o, per contrasto, al D’Annunzio di Alcyone . 2 Risuonano però anche riferimenti alla musica di Claude Debussy, autore guarda caso del componimento per flauto solista Syrinx, del 1913, e di quel Ministrels che aveva ispirato nella prima edizione degli Ossi di seppia la poesia Musica sognata, poi espunta dalla raccolta ed inserita più tardi nell’edizione critica . 3 Lì compare l’immagine di «tre avanzi di baccanale/ vestiti di ritagli di giornali», che suonano «istrumenti mai veduti,/ simili a strani imbuti/ che si gonfiano a volte e poi s’afflosciano .» L’immagine dei menestrelli del titolo di Debussy subisce una metamorfosi e ritorna negli ultimi versi de «La mia musa»: qui è il direttore d’orchestra ad essere vestito di ritagli, anche se non esplicitamente di giornale, ed il trio è diventato un quartetto di rudimentali strumenti a fiato, le «cannucce» appunto Possiamo ricollegarci qui all’interpretazione che Gilberto Lonardi propone delle diverse immagini sottese al racconto presente ne «La mia musa» Particolarmente suggestiva è quella che il critico chiama la prospettiva del Senex/ Puer, per cui la poesia sembra quasi dettata in una «disposizione onirica del dormiveglia», 4 una specie di «strategia conoscitiva da dentro la senilità», 5 che Montale adotterebbe anche ne «L’educazione intellettuale» che apre la raccolta Quaderno di quattro anni del 1977: in 2_IH_Italienisch_73.indd 134 19.05.15 11: 40 135 Alessandra De Rosa «La mia Musa» di Eugenio Montale questo stato sospeso è possibile far riemergere immagini del passato e mischiarle a quelle del presente, sovrapporre significati o crearne di nuovi Anche qui troviamo l’opposizione temporale tra prima e poi, che si risolve in una compresenza di immagini della musa, al tempo stesso spauracchio, madre, amante, maschera teatrale, musicista La progressiva deontologizzazione del linguaggio rilevata da Christine Ott nell’ultimo Montale a partire da Satura e i Diari, si manifesta qui nelle fasi iniziali di quel «pessimismo poetologico» che raggiunge il suo apice qualche anno più tardi nel Quaderno: il tono ironico cede definitivamente il passo al declino della fiducia nella parola come strumento di conoscenza dell’essenza umana ed anche alla Natura non viene più assegnato altro che la possibilità di un vaniloquio senza alcuna vera relazione con l’uomo . 6 Vista come una riflessione meta-poetica in chiave onirica sulla propria poesia e sulla sua origine, «La mia musa» ne ripercorre la storia e ne suggerisce, nei versi finali, quasi una risurrezione dalle ceneri di Fenice, con l’immagine dello spaventapasseri con una sola manica che dirige «un quartetto di cannucce», «[…]la sola musica che sopporto .» In tutto il componimento solo un ‘io’ era comparso, quello della stessa Musa, forza generatrice di poesia, la madre che nonostante i «monsoni» continua «[…]a dirmi cammina non temere/ finché potrò vederti ti darò vita» Nell’ultimo verso compare però per la prima volta esplicitamente l’io lirico («la sola musica che [io] sopporto»), che apre per un attimo uno spiraglio sulla realtà biografica dell’autore, come spesso accade nell’ultimo Montale: nel diminutivo/ vezzeggiativo «cannucce» leggiamo quindi un invito nascosto ad un linguaggio poetico asciutto, sempre meno alla ricerca di acrobazie sonore, e allo stesso tempo una consapevolezza estetica delle nuove libertà della propria scrittura poetica e delle sue potenzialità Traduzione e Commento: Alessandra De Rosa Note 1 Cfr . Luigi Blasucci: «Appunti per un commento montaliano», in L .B ., Gli oggetti di Montale, Bologna 2002, p . 213 2 Cit . in F . D’Alessandro, L’opera poetica di Vittorio Sereni, Milano 2001, pp . 143-144 3 Il componimento fu reinserito proprio con il titolo preso in prestito dal dodicesimo Prélude del primo libro dei Préludes pour piano composti tra il 1909 ed il 1913 da Debussy Cfr . Gian Paolo Biasin, Il vento di Debussy, Bologna 1985, p . 22 4 Cfr . G . Lonardi, «L’altra madre», in: AA .VV ., La poesia di Eugenio Montale . Atti del convegno internazionale . Milano 1983, pp . 263-279, p . 265 5 Ivi, p . 265 6 Cfr . Chr . Ott, Montale e la parola riflessa, Milano 2006, pp . 273-280 2_IH_Italienisch_73.indd 135 19.05.15 11: 40 136 «La mia Musa» di Eugenio Montale Alessandra De Rosa Bibliografia Letteratura primaria Montale, Eugenio: Tutte le poesie . A cura di Giorgio Zampa . Milano: Mondadori 1984 Letteratura secondaria Biasin, Gian Paolo: Il vento di Debussy . La poesia di Montale nella cultura del Novecento . Bologna: Il Mulino 1985 Blasucci, Luigi: «Chiose a L’educazione intellettuale .», in: Merola, Nicola (a cura di): La poesia italiana del secondo Novecento . Atti del Convegno di Arcavacata di Rende, 27-29 maggio 2004, Catanzaro: Rubbettino 2006, pp . 9-25 Blasucci, Luigi: Gli oggetti di Montale, Bologna: Il Mulino 2002 Lonardi, Gilberto: «L’altra madre», in: AA .VV .: La poesia di Eugenio Montale . Atti del convegno internazionale . Milano: Librex 1983, pp . 263-279 Ott, Christine: Montale e la parola riflessa . Milano: Franco Angeli 2006 2_IH_Italienisch_73.indd 136 19.05.15 11: 40