Italienisch
ita
0171-4996
2941-0800
Narr Verlag Tübingen
ita4691/ita4691.pdf1215
2025
4691
Fesenmeier Föcking Krefeld OttRicordo di Stefano Benni (Bologna 1947 – 2025)
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2025
Andrea Baldan
ita46910205
Mitteilungen Ricordo di Stefano Benni (Bologna 1947 - 2025) Stefano Benni ha trascorso la sua vita tra la città natale, l’Appennino, i luoghi ove lo conducevano passioni e lavoro, e soprattutto i meravigliosi mondi immaginari che creava per sé ed il suo pubblico. Tra le varie biografie che Stefano raccontò di sé quella più veritiera è proprio quella delineata dalla sua immaginazione. Un giornalista, un attore, Benni lo scrittore e viaggiatore della fantasia ha raccontato un’Italia che c’era e che non c’è più e le trasformazioni che vedeva in atto nel bel paese provinciale, agreste ed amichevole, divenuto terra di conquista del capitale, del consumismo e degli egoismi. Dalla sua prima raccolta di racconti, Bar sport (1976), profonda immersione nella realtà delle osterie italiane fulcro surreale e fondamentale d’incontri e scambi soprattutto in provincia, passando per Terra! (1983), storia di un favoloso ed estroso viaggio su mondi fantasiosi a cavallo tra il nostro pianeta ed assurde finzioni che lo rispecchiano, Stefano Benni ha narrato storie di amicizia e liberazione nella Compagnia dei celestini (1992), di amore e simbiosi tra esseri umani e natura in Margherita Dolcevita (2005), fino a dar voce alle preoccupazioni ambientali e climatiche del nuovo millennio in Pane e tempesta (2009) e soprattutto nel suo ultimo romanzo, Giura (2020). E tutto ciò lo ha fatto osservando e raccontando le trasformazioni della società e del paesaggio italiano durante gli ultimi cinquant’anni, passando da un paese reale e fittizio all’altro, dalla campagna alla città, dalle periferie ai centri, da una fase della storia italiana recente all’altra, saltando nel tempo come fa Lupetto, protagonista alter ego del suo romanzo parzialmente autobiografico e forse suo capolavoro Saltatempo (2001). In questo perspicace racconto Benni è capace di condensare i temi a lui cari: una fine analisi delle trasformazioni socioeconomiche che eclissavano la vecchia Italia nelle temperie della storia, facendola zompare tra un evento e l’altro a quella contemporanea molto più spoglia, triste e sola, il degrado ambientale ed umano che derivava da questo sviluppo, nonché una mordace satira delle condizioni politiche del paese. Cosa ci ha lasciato Stefano Benni, detto Lupo? Risate amare e disillusione? No, malgrado l’acrimonia della sua satira e lo sconforto che possono generare i temi malinconici e deprimenti da lui trattati, Benni ci ha lasciato dei racconti che non cedono mai ad un destino funesto ed egoista. Tutta la sua opera, tra racconti, romanzi ed opere teatrali di cui non si può qui dar conto in pieno, tende ad esorcizzare il malessere della modernità che sopravanza. La speranza e la gioia di un lieto fine, le risate scaramantiche, quasi apotropaiche che la sua prosa divertente e comica riesce a scatenare, e soprattutto l’immersione nel regno della fantasia che Benni dona a chiunque legga i suoi libri, non lasciano alcuna amarezza in bocca, rendendo più leggero il logorio della vita moderna, tra una battuta volgare ed un guizzo arguto di spirito, permettendo di saltare nel tempo dell’Italia recente, e a te, Lupo, di saltare nella storia. Andrea Baldan 206 Mitteilungen
