Vox Romanica
vox
0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
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1993
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Kristol De StefaniVII Rëscontr antërnassional dë studi an sla lenga e la literatura piemontèisa (Alba 12-13 magg 1990), Alba (Famija albeisa) 1991, 292 p.
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1993
G. Berruto
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Besprechungen - Comptes rendus 323 p. 67 et passim: «Abschwächung des Anlautvokals im Präfix in-: nguerra, nfierno .. . » : was heißt hier Abschwächung, wo ist die Grenze hin zum schlichten Nicht-Realisiert- Werden? p. 68: Gelegentlich werden auch nicht in den Evangelien belegbare Dialektmerkmale aufgeführt und ususwidrig mit Sternchen versehen. ib.: «Pluralmarkierung am Nomen fehlt aufgrund der Abschwächung des Auslautvokals, außer durch Umlautwirkung: pes pis, aber: muorto muorte (maskulin! ) sind gleichlautend. » : was soll hier eigentlich demonstriert werden? p. 71: Der explizite Hinweis auf die Verwendung eines Präsens mit futurischem Wert im kalabresischen Text bringt nichts, wenn nicht gleichzeitig auf das Fehlen des Futurs im kalabresischen Tempussystem hingewiesen wird. p. 73: Was ist eine «einzelwortbezogene Geminate » ? p. 73, 77: Der Begriff «persönlicher Akkusativ » im Zusammenhang mit dem präpositionalen Anschluß von direkten Objekten, sofern sie das Merkmal<+ menschlich> beinhalten (aber so<abstrakt> argumentiert Verf. an keiner Stelle), ist unglücklich gewählt. p. 74: Die Feststellung, das sizilianische Vokalsystem, welches aus dem Zusammenfall von teils 3, teils 4 lateinischen Vokalen resultiert, sei nicht nur innerhalb der Romania außergewöhnlich, bringt keinerlei Sachinformation und ist damit obsolet. In zahlreichen Teilen der Romania hat sich der lateinische Vokalismus je spezifisch entwickelt. usw. Insgesamt gesehen hinterläßt der Beitrag von Dauses, so löblich und integer die Absicht auch gewesen sein mag, nämlich eine übersichtliche Einführung in die Dialekte Italiens für Studierende bereitzustellen, ein zwiespältiges Gefühl. Hinzu kommt, daß der bibliographische Apparat mehr als mager ist. Angeführt werden lediglich die zugrundegelegten Übersetzungen (dreimal in Gestalt moderner kommentierter Editionen aus den 80er Jahren) sowie die von CoRTELAZZO initiierte Reihe Profilo dei dialetti italiani und die Historische Grammatik von RoHLFS und je eine italienische, spanische, unterengadinische und provenzalische Bibelübersetzung alles Sprachen, zu denen auf den wenigen Seiten auch noch großzügige Vergleiche gezogen werden . .. Das ist alles. In einer Einführung für Studierende hätte man zumindest auch einige neuere und sachdienlichere Literaturangaben erwartet. Edeltraud Werner * VII Rescontr anternassional de· studi an sla lenga e la literatura piemonteisa (Alba 12-13 magg 1990), Alba (Famija albeisa) 1991, 292 p. Anche gli atti del VII convegno di studi sul piemontese, come i precedenti (cf. VRom. 49/ 50, 496s.), contengono interessanti contributi sulla storia linguistica del Piemonte (accanto a un mazzo di lavori su rappresentanti della letteratura in piemontese). Mentre H. LüDTKE, «Le leggi universali de! mutamento linguistico con applicazione al piemontese» (83-88), propone un Abriss di mutamenti fonetici, lessicali e sintattici intervenuti fra il latino e il piemontese, non senza un cenno alla teoria della cosiddetta<mano invisibile> quale spiegazione delle vie del mutamento linguistico, K. GEBHARDT, «De Carmagnola/ Piemont a la carmagnole fran�aise: histoire du mot » (89-100), traccia con dovizia di documentazione la storia della parola altamente polisemica (toponimo, danza, sorta di giacca, ecc.) carmagnola tra francese e piemontese. G. GASCA QuEIRAZZA, «Documenti de! piemontese di Poirino alle soglie dell'Ottocento » (129-44), continua l'accurato scavo nelle testimonianze de! piemontese rustico nei secoli passati iniziato nei precedenti convegni (questa volta, e esaminato un componi- 324 Besprechungen - Comptes rendus mento poetieo eelebrativo di Agostino Boseo, del 1793, eon numerosi tratti monferrini). Sui rapporti fra «Lenga piemonteisa e parlada loeal ant la literatura bieleisa»(181-235) si dilunga G. BuRATTI eon molti rieehi materiali illustrativi(un toni, eomponimento satirieo, del 1775; una lettera sull'erboristeria di fine '700-inizio '800; alcune poesie di oeeasione della seeonda meta dell'Ottoeento; un eomponimento sui eostumi della Valle d'Andorno dello stesso torno di tempo; e altro), per eoncluderne una larga eompresenza di elementi loeali e di koine piemontese ehe mostrano una tradizione eulturale unitaria, in eui il turineis arios, eome lo ehiama Buratti, eonvive senza diffieolta ne eonflitti eon lo spirito loeale. A eompletare la sezione linguistiea di questi atti, vi e poi una querelle fra H.J. WOLF, «La langue des Sermoni subalpini»(237-54), e M. DANESI, «The Language of the Sermoni subalpini revisited: A Reply to Wolf» (255-62), sulla vexata quaestio della lingua del piu antieo(presunto) doeumento linguistieo del piemontese. Wolf, eonfutando metodo e eonclusioni del noto lavoro di DANESI 1976, trova ehe la eomponente franeese, e provenzale, del testo e assai piu ampia di quanto sostenuto, e lo aserive decisamente alla letteratura franeo-italiana. Al ehe Danesi eontrobatte difendendo la rilevanza dei tratti gallo-italiei (eon argomentazione, a dire il vero, non sempre eentrata). Infine, B. VrLLATA, «L'avnl dle lenghe regionaj e del piemonteis an partieolar»(263-82), paragona il eomportamento linguistieo, e la eompetenza in vari eodiei, dei giovani di Montreal di origine italiana eon la situazione italiana attuale, per trarne una sentita perorazione in difesa dell'uso del piemontese, dato ehe oggi «soa situassion a l'e vreman dispera» (277). A questo tema si rieollega la mozione trilingue (piemontese, italiano, franeese) per la promozione dello studio e della eonoseenza del piemontese eontenuta a ehiusura del volume: e evidente anehe in questi atti, aeeanto a quello propriamente filologieo-seientifico, l'intento di promozione dell'impiego del piemontese, eome mostra il fatto ehe una meta dei eontributi (e la maggioranza di quelli di earattere letterario) e seritta in piemontese. G.Berruto * MARIA TERESA VIGOLO, Ricerche lessicali sul dialetto dell'Alto Vicentino, Tübingen(Niemeyer) 1992, 128 p. (Beih.ZRPh. 240) L'indagine si avvale, oltre ehe di dizionari, atlanti e repertori lessieali loeali, anehe delle registrazioni effettuate per l'Archivio Sonoro dei Dialetti Veneti(promosso da M. CoRTE- LAZZO) e di inehieste personalmente svolte dall'Autriee. 11 volume si apre eon la delimitazione del territorio indagato, ehe e eostituito dalla parte montuosa e pedemontana della provineia di Vieenza, e prosegue eon la diseussione sulla posizione del dialetto di questa zona. Alla breve trattazione su Alcune particolarita fonetico-morfologiche segue una sostanziosa analisi del lessieo loeale svolta in un eapitolo ehe raeeoglie i Relitti lessicali «cimbri» nell'alto vicentino (26--43) e piu ampiamente in un Glossario(44-111).Le voei del glossario, aeeompagnate talvolta da fraseologia, sono sempre eorredate dall'indieazione dei luoghi dove esse sono state registrate e dal eontrollo sulle opere lessieografiehe, sui repertori etimologiei e sui lavori preesistenti sulle parlate loeali nonehe sugli atlanti linguistiei: l'analisi lessieale, eome afferma l'Autriee nella Prefazione, «e stata eondotta in modo eontrastivo rispetto ai dialetti veneti eentrali e meridionali, eompreso il veneziano, privilegiando inveee i rapporti eon le varieta venete settentrionali (feltrino-bellunese), il trentino, il valsuganotto, verso i quali il(...) territorio sembra gravitare, a differenza del vieentino di eitta e del basso vieentino, ehe(...) formano un nucleo unitario eol padovano (...)»(1), ma i eontrolli ehe l'Autriee ha svolto anehe su opere di portata romanza (REW,
