Vox Romanica
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0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
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1999
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Kristol De StefaniMortéza Mahmoudian, Le contexte en sémantique, Louvain-La-Neuve (Peeters) 1997, VIII + 164 p. (BCILL 89)
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1999
G. Berruto
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logischen Bereich doch ungebührlich herunter: Wo finden sich in der Linguistik vor ihm Termini wie chronogénèse, chronothèse, incidence, schéma bitensif, cinétisme, cinèse usw.? Unbestritten bleibt, daß seine Terminologie für viele abschreckend war und ist, und daß dieses Wörterbuch ein dringendes Desiderat darstellte. Es kann hier nicht darum gehen, den außerhalb des frankophonen Raumes kaum rezipierten und auch noch heute kontroversen guillaumistischen Ansatz darzustellen und zu bewerten 1 ; es geht im Rahmen dieser Anzeige nur um die Qualitäten des Werkes von Boone/ Joly, zwei ausgewiesenen Guillaume-Kennern und «praktizierenden» Guillaumisten. Dies garantiert von vorneherein eine profunde Sachkenntnis und makellose Interpretation der Quellentexte, und die Lektüreproben bestätigen dies auch vollumfänglich. Präsentiert werden über 400 Stichwörter, für die sowohl das ganze zu Lebzeiten Guillaumes publizierte Werk als auch die postum veröffentlichten Schriften ausgewertet wurden - also auch die zwölf Bände der Leçons de linguistique (1971-93), die von Roch Valin publizierten Principes de linguistique théorique (1973) und der erste (und bisher einzige) Band der Correspondance scientifique de Gustave Guillaume (ed. Marjolaine Malengreau, 1995). Exemplarisch sei hier der von Annie Boone verfaßte Artikel chronogénèse vorgestellt. Mit markiert, wird zuerst eine Definition des Begriffs gegeben. Es folgen dann unter eineinhalb Spalten Kommentare, Glossen, Erklärungen, wobei immer wieder über auf andere Stichwörter verwiesen wird; zudem werden die Ausführungen durch ein von Guillaume abgeleitetes Schaubild illustriert. Unter folgt dann eine Liste der Belegstellen, die über das Quellen- und Abkürzungsverzeichnis (11-13) leicht zu entschlüsseln sind. Damit wird die Publikation nicht nur zu einem Wörterbuch der guillaumistischen Terminologie, sondern auch zu einer Art propädeutischem Index zu Guillaumes Werk. Diese Komponente ist vielleicht noch viel wertvoller als die terminologische Hilfestellung. Alles in allem: Eine außerordentlich erfreuliche Publikation, solide und von höchstem Informationsgehalt, die für jeden am Werk von Gustave Guillaume Interessierten oder mit diesem (aus welchen Gründen auch immer) Befaßten absolut unverzichtbar ist. P. W. H Mortéza Mahmoudian, Le contexte en sémantique, Louvain-La-Neuve (Peeters) 1997, viii + 164 p. (BCILL 89) Questo volume del noto linguista generale attivo a Losanna si può considerare sotto una duplice prospettiva: da un lato è, forse al di là delle intenzioni dell’autore, una vera e propria introduzione critica ai problemi della semantica, presumibilmente utilizzabile con profitto nella didattica universitaria; dall’altro rappresenta una sorta di avvicinamento personale alla teoria del significato linguistico sub specie del rapporto fra il segno e il suo contesto. Consta di otto capitoli, ciascuno articolatamente suddiviso in numerosi brevi paragrafi a carattere enunciativo, e dotato di un titolo-esca che rende iconicamente assai bene il percorso tematico e il suo inquadramento - diremmo noi - anche a fini didattici. I primi tre capitoli (1. «En premier», 2. «En gros» e 3. «En général») illustrano i preliminari di una corretta analisi semantica: i compiti, i fini, i problemi e i concetti cardini della semantica (1.), gli aspetti della nozione di significato (2.), il concetto di struttura e i suoi caratteri (3.) (Mahmoudian propone qui un’opportuna rimeditazione della «struttura», che ne ricuperi gli aspetti rilevanti per 201 Besprechungen - Comptes rendus 1 Cf. hierfür z. B. M. Wilmet, Gustave Guillaume et son école linguistique, Paris/ Bruxelles 1972; P. Wunderli, «Sémiologie, temps opératif und chronogénèse. Aus Anlaß des ersten Bandes von Gustave Guillaumes nachgelassenen Schriften», VRom. 32 (1973): 1-21. la necessaria categorizzazione astratta e la problematizzi integrandola con i tratti extrasistematici che forniscono un peso diverso ai suoi elementi). Seguono due capitoli centrali (4. «En détails» e 5. «En fait») in cui si affrontano i problemi del contesto linguistico (da molti distinto dal più ampio contesto genericamente inteso mediante l’impiego del termine «cotesto» o «co-testo», che M. peraltro non adotta). I capitoli 6. «Ensuite» e 7. «Au fond» sviluppano il discorso chiamando in gioco il contesto situazionale e socio-culturale (6.) e allargandosi alla discussione del rapporto fra pensiero e linguaggio (7. ). Considerazioni finali sono espresse in, ovviamente, 8. «Enfin», ove M. ritorna sull’ambiguità di termini fondamentali (quali structure, système, ecc.) e sui rapporti fra linguistica e discipline connesse (difendendo la specificità della linguistica). In chiusura, viene proposto al lettore un esercizio - divertente anche se un po’ troppo alla ricerca di facili effettacci -, consistente nel riempimento di lacune in un brano, che gioca sulle due diverse isotopie, per dirla alla Greimas, dell’attività dello scrivere un testo e di un’altra attività umana non esattamente intellettuale. La trattazione procede per così dire «a cipolla», con definizioni, precisazioni successive, considerazioni e riconsiderazioni che ritornano più volte in punti diversi del lavoro, e un discorso costellato di interrogativi. Uno stile espositivo del genere, e una evidente scioltezza di registro, se da un lato fanno sì che il tutto risulti scritto in maniera senz’altro assai accattivante, dall’altro pongono però qualche problema. Non sempre è facile seguire il filo argomentativo dell’autore, né sempre è chiaro l’itinerario globale percorso e tanto meno il suo punto di arrivo. M. pone, giustamente, tantissimi problemi: ma dobbiamo confessare che non ci è risultato evidente - per nostra manchevolezza, indubbiamente: ma pensiamo allo studente che si avvicini alla semantica - quanti e quali di questi trovino una risposta nel quadro delineato dall’autore. A volte, si ha l’impressione che si tratti quasi più di una serie ancora da sistemare di appunti di lavoro, una sorta di brogliaccio o zibaldone di un semanticista, da elaborare, limare, pulire, finalizzare a una o più tesi specifiche e confortare con adeguate analisi empiriche, che non di una trattazione in sè totalmente compiuta e coerente. E ciò fa gran torto alle idee dell’autore, che appaiono, o si indovinano, assai fruttuose e intelligenti. Una delle tesi principali del volume, per es., è certamente quella della critica alla concezione «sens, produit du contexte»; tale assunto, a nostro parere largamente sottoscrivibile e molto fondato, ed anche anticonformista rispetto al main stream contestualista che oggi prevale su questi temi - le posizioni di M. sono del resto su più di un punto utilmente personali ed anticonformiste -, rischia di non risultare sufficientemente determinato nel lavoro. Anche perché M. non dedica nemmeno un rigo agli importanti lavori - soprattutto americani (Duranti, Goodwin, se vogliamo l’etnometodologia) ma anche europei - che nella linguistica a stampo antropologico danno al contesto un’importanza centrale nel contribuire a creare e costruire in vari modi il significato, e che difficilmente si poteva far a meno di citare trattando di un tema del genere, specie quando si sostiene programmaticamente che «le texte n’as pas de sens en soi. La signification lui est attribuée en vertu de ce qu’en fait le locuteur ou l’interlocuteur» (3). Un’altra tesi decisamente anticonvenzionale del lavoro è che il contesto non sia il contesto concreto, fisico, bensì sia esso stesso un fatto di natura semantica, «un sens, ou plutôt un ensemble de sens» (4): ma anche questa tesi ci sembra insufficientemente sviluppata, nei «pièces du puzzle qu’est cet ouvrage», come riconosce con bonomia e spirito l’autore stesso (1). Non v’è che da augurarsi che tutto il puzzle si fonda in un quadro più coerente privo delle discontinuità che ancora punteggiano il presente volume; certamente, in ogni caso, molto interessante da leggere e meditare, in questi tempi in cui la semantica tende ad allontanarsi sempre più dalla lingua. G. Berruto H 202 Besprechungen - Comptes rendus
