eJournals Vox Romanica 59/1

Vox Romanica
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2941-0916
Francke Verlag Tübingen
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2000
591 Kristol De Stefani

Loise de Rosa, Ricordi, ed. Vittorio Formentin, 2 vol., Roma (Salerno) 1998, 919 p. (Testi e documenti di letteratura e di lingua xix).

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2000
M.  Loporcaro
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zur Fortentwicklung der Terminologie und zu Konvergenzen und Divergenzen im Vergleich mit dem Französischen. Vielleicht hätten diese verbindenden thematischen Linien durch eine abschließende zusammenfassende Betrachtung der lexikographischen Daten noch deutlicher herausgehoben werden können; einiges in dieser Richtung wird in den einleitenden Bemerkungen angesprochen, so etwa die allmähliche Entwicklung der präzisen fachsprachlichen Bezeichnungen aus der zunächst noch unkonsolidierten und entsprechend vagen Terminologie «et stete molti zorni avanti lui avesse aparechià i torcholi et altre cosse nezessarie», «Come se savesse a tor gharzoni lavoranti inchiostro pelli e simili cose» etc. (6s.). Die übersichtliche Anlage der Arbeit, die Reichweite und die Originalität der Quellenerschließung sowie die Präzision der wortgeschichtlichen Dokumentation und Analyse zeugen von einem bemerkenswerten Engagement und von großer philologischer Begabung, die von der Verf. auch weiterhin grundlegende Beiträge zu Fragen der historischen Wortforschung erwarten lassen. W. Schweickard H Loise de Rosa, Ricordi, ed. Vittorio Formentin, 2 vol., Roma (Salerno) 1998, 919 p. (Testi e documenti di letteratura e di lingua xix). L’opera si articola in due tomi. Il primo consiste dell’introduzione (13-64), dell’amplissimo commento linguistico (65-462) e dell’altrettanto ampia bibliografia (463-510); il secondo presenta l’edizione critica dei Ricordi (513-689), cui seguono una nota al testo (693-703) ed il ricco apparato di glossario ed indici (707-919). Già il mero dato quantitativo s’impone all’attenzione: del testo derosiano è relatore, come testimone unico autografo, il ms. Ital. 913 della Bibliothèque nationale de France. Il manoscritto consta di 72 carte; con l’apparato illustrativo, prevalentemente storico-linguistico, l’edizione sfiora il migliaio di pagine. La differenza fra queste due cifre - sol che si aggiunga che nel lavoro di F. la qualità eguaglia e supera, se possibile, la quantità - dà la misura del valore dell’opera, vero monumento della nostra filologia. L’introduzione presenta in sintesi informazioni di natura codicologico-paleografica 1 , storica e letteraria. Con rapide ed efficaci pennellate sul «Carattere aletterario dei Ricordi» (36-50) e sulla cultura dell’oralità in essi riflessa (50-57), e quindi col regesto dei giudizi autorevoli precedentemente emessi sul De Rosa (svalutativo quello crociano, fortemente positivo quello di Contini - con cui F. si allinea - che ne fa «il miglior prosatore del secolo nel Sud», 61) si conclude (63) il discorso storico e letterario e si apre quello linguistico. Del quale non si può lodare a sufficienza la completezza. Il commento linguistico tratta approfonditamente tutti i livelli della struttura del napoletano antico sui quali è possibile ricavare informazioni dal testo derosiano. Dalla fonetica alla morfologia, dalla sintassi al lessico. Su tutti questi fronti, coi materiali forniti dallo spoglio completo del testo del De Rosa vengono raffrontati sistematicamente i dati noti da altri testi antichi o da descrizioni moderne 2 , del napoletano in primo luogo e poi delle altre varietà centro-meridionali. Ciò fa del 253 Besprechungen - Comptes rendus 1 F. rinuncia a rifondere interamente gli studi preparatori all’edizione. Tuttora da consultare, dunque, in particolare V. Formentin 1993: «Scrittura e testo nel manoscritto dei Ricordi di Loise De Rosa», CoFIM 7: 5-64. 2 F. considera inoltre sistematicamente le osservazioni metalinguistiche offerte dalla trattatistica e lessicografia antica sul napoletano (Di Falco, Luna, Scoppa). volume molto più di un commento ad un testo: ne risulta di fatto la grammatica storica dell’antico napoletano che sinora mancava. Per dare un’idea dell’ampiezza di spettro e del livello di approfondimento della trattazione basterà scorrerne le pagine ed osservare che vi sono contenuti paragrafi dai titoli i nusitati, per le edizioni correnti di testi antichi: «Armonia vocalica di ‹ı› postonica» (§33), «Dislocazione, tema sospeso, anacoluto» (§119, con sottosezioni come «II. Dislocazione a sinistra dell’oggetto indiretto», «V. Dislocazione a destra dell’oggetto diretto», ecc.). Come si vede già dagli ultimi fra i titoli citati, è particolarmente degna di nota l’attenzione dedicata alla sintassi. Ad esempio, vengono offerte informazioni dettagliate sulle perifrasi verbali (§118) o sulla selezione dell’ausiliare (§112) e l’accordo participiale (§113). Qui F. si avvale dei risultati della più avanzata ricerca teorica (teste la bibliografia, aggiornatissima), adottando ad es. a fini di classificazione dei materiali - per primo, che io sappia, fra gli editori di testi italiani antichi - la suddivisione oggi corrente in sintassi degli intransitivi in inaccusativi ed inergativi. Lo studioso di sintassi diacronica è dunque di fronte ad una mole di materiali, rigorosamente organizzati in base alle categorie strutturali pertinenti, che non ha davvero l’uguale 3 . Né si creda che, laddove si tratta di quei settori su cui i commenti linguistici di norma si diffondono maggiormente - in particolare la fonetica e la morfologia - F. non apporti nulla di nuovo. L’analisi della grafia (§§1-12) si traduce in una disamina approfondita della scripta napoletana antica, i cui risultati sono costantemente richiamati nella sezione relativa alla fonetica: ad esempio là dove (240-42), trattando degli esiti di -CI´-, si prende posizione a favore di un originario esito dentale, poi regredito in napoletano 4 . Qui, come in generale, anche su fenomeni sui quali s’è scritto moltissimo il contributo di F. non è mai superfluo. A proposito dei nessi -ND-, -MB-, -NV-, il §49, confermando il quadro d’insieme tracciato dal Vàrvaro 5 , documenta che l’assimilazione -ND- nn non doveva ancora essersi stabilmente impiantata nel napoletano dell’epoca, al contrario di -MB- mm. Poiché la sonorizzazione delle sorde postnasali (§52) è attestata da esempi positivi (settendrione 59r°24) come da scritture reattive (essento 48r°3), se ne deve concludere che il rapporto diacronico fra i due fenomeni è caratterizzabile alla stregua di catena di pulsione, non di trazione 6 . Nota opportunamente F. (§9 N93) come l’assenza di esiti neutralizzati di -NDe -NTetimologiche spinga a concludere che la sonorizzazione postnasale sia rimasta per secoli allo stato di processo allofonico variabile. Noteremo, per inciso, che vi sono elementi sufficienti per riaprire l’intera discussione in materia. Se -ND- nn ha esiti fonologizzati relativamente recenti nel Meridione alto ed estremo, più antichi in area mediana, da ciò non si dovrà for- 254 Besprechungen - Comptes rendus 3 Se mi è lecito rimandare ad esperienza personale, ho già avuto la fortuna di poter attingere ai paragrafi pertinenti di quest’edizione (rispettivamente §§105, 118/ V) per sostanziare le considerazioni diacroniche sviluppate in M. Loporcaro, «Il futuro cantare-habeo nell’Italia meridionale», Archivio Glottologico Italiano 84(1999): §4.2.4 ed in M. Loporcaro/ U. Limacher-Riebold, «La sintassi nei lessici storici: sull’origine del costrutto figlio a nell’italo-romanzo», comunicazione al xxxii Congresso della Società di Linguistica Italiana, «Semantica e lessicologia storiche», Budapest, 29-31 ottobre 1998, in stampa negli atti: §6. 4 L’argomento è sostanziato dall’osservazione che nei continuatori di forme con -CI´etimologica la grafia -ccznon soffre eccezioni (ad es. braccza), mentre essa alterna con -ccnelle forme con palatale, moderna come antica, di diversa origine (cf. ad es. l’oscillazione fra accidere 7v°20 e acczise 7r°14). 5 Cf. A. Vàrvaro, «Capitoli per la storia linguistica dell’Italia meridionale e della Sicilia. I. Gli esiti di -nd- , -mb- », Medioevo Romanzo 6(1979): 189-206. 6 Diversamente la vulgata. Di «recenziorità della sonorizzazione» di -NTparla ad es. G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, 3 vol., Torino 1966-69: §257. zatamente concludere per una discontinuità del fenomeno italo-romanzo rispetto al parallelo offerto dalle varietà italiche di sostrato 7 . Conforta a tal fine proprio l’accertamento del secolare permanere di -NT- nd come processo variabile: se questo ha perdurato con tale statuto per secoli nel corso della storia documentata dell’italo-romanzo dal Medioevo in poi, nulla vieta di supporre che la stessa situazione vigesse ancor prima, almeno in alcuni punti del dominio centro-meridionale. Che vi sia, in altre parole, continuità fra le condizioni medievali e poi moderne, da un lato, ed entrambi i fenomeni italici paralleli, non solo l’assimilazione totale attestata dall’osco (úpsannam operandam ) ma anche la sonorizzazione documentata dall’umbro (ad es. iuenga iuvenca ). A documentare la ricchezza del commento linguistico citerò ancora il §72, sul raddoppiamento fonosintattico (= RF). Esteso per undici pagine (275-85), esso presenta un inventario esauriente di tutte le forme raddoppianti, esemplificate in contesto, ed inoltre specifica quali forme e classi di forme non provocano mai RF, in disaccordo con le condizioni del toscano (ad es. i monosillabi tonici non rimontanti ad etimo con uscita consonantica, come tu, chi). Se ne ricava un quadro completo del fenomeno, quanto di meglio un fonologo diacronico che s’interessi alla questione possa desiderare. Un quadro la cui completezza spicca nel panorama delle edizioni di testi antichi, di fronte a commenti linguistici che sbrigano il paragrafo corrispondente con due parole sulla presenza di RF «dopo monosillabi», aggiungendo qualche esempio coinvolgente perlopiù i continuatori di AD, ET e poco altro. Dati non qualificanti per il linguista diacronico, in quanto RF dopo a AD ed e ET si trova in varietà che per il resto presentano un comportamento del tutto differente ai fini del RF. E bisognerà chiudere con questo l’esemplificazione, perché per dare un’idea appropriata dei motivi d’interesse che l’opera presenta, per lo storico della lingua e per il linguista diacronico, si dovrebbe trascriverla, paragrafo per paragrafo. Aggiungeremo ancora che il glossario, imponente, dovrà esser tenuto presente per qualunque lavoro futuro sul lessico dell’italiano meridionale, antico e moderno. Se proprio si vuol trovare qualche motivo di critica, ci si dovrà accontentare di minuzie di ordine tipografico, non imputabili all’ autore. Ad esempio, nei titoli dei paragrafi di fonetica, l’inclusione di suoni e sequenze etimologici fra apici semplici (p. es. Nessi di consonante + L , §47), che è meglio riservare alle glosse semantiche. Ancora circa la confezione andrà rilevato che i due tomi, splendidi manufatti, non aiutano affatto il lettore ad orientarsi, specie nelle sezioni di commento linguistico. Manca un sommario dettagliato dei 119 paragrafi in cui esso si articola, e i titoli correnti sono a tal fine inutili, ripetendo per centinaia di pagine «commento linguistico», su ambo i lati. Altro di biasimevole non è possibile reperire. Siamo di fronte ad un’opera che, nelle sue conclusioni, sarà punto di riferimento ineludibile per chiunque si occupi della diacronia del napoletano e dei dialetti italiani meridionali in genere; ad un’opera che inoltre, per metodo ed impostazione, stabilisce un nuovo standard qualitativo. Nessun editore futuro di testi antichi del nostro Meridione - e non solo - potrà più chieder venia per la deficienza di un commento linguistico invocando la mancanza di modelli. M. Loporcaro H 255 Besprechungen - Comptes rendus 7 Della continuità fu principale assertore C. Merlo, «Il sostrato etnico e i dialetti italiani», ID 9 (1933): 1-24 [poi in: id., Studi glottologici, Pisa 1934: 1-26].