Vox Romanica
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0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
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2003
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Kristol De StefaniGünter Holtus/Johannes Kramer (ed.), Ex traditione innovatio. Miscellanea in honorem Max Pfister septuagenarii oblata, Darmstadt (Wissenschaftliche Buchgesellschaft) 2002, Teilband 2, 434 p. (Beiträge zur Romanistik 17)
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2003
O. Lurati
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235 Besprechungen - Comptes rendus rium S. Nicola di Càsole (bei Otranto) 19, 29. Vor allem wäre eine Zusammenstellung der behandelten Graphien hilfreich, z. B. ch = 24-26, 37, 49, 75-80, 116 ch = c 48, 80 l ˜ 38, 47s., 52s., 64 ñ 39, 48, 63, 65 ll d ˙ d ˙ 91-95, etc. Die hier in vorbildlicher Weise zusammengestellten skriptologischen Mosaiksteine mögen eine Vorstufe darstellen zu einer umfassenden Bestandsaufnahme wie sie Nina Catach 1995 im Dictionnaire historique de l’Orthographe française für die französische Sprache vorgelegt hat.Auch für Mittel- und Süditalien wäre eine derartige Zusammenstellung von grossem Nutzen, vgl. z. B. zum Phonem , das im südit. ¢bu ero ‘macellaio’ (LEI 6,490b) in volkssprachlichen und mittellateinischen Texten folgende Graphien aufweist: -ccit. merid.a. bucciero (1454, MacthesCucurachi), nap.a. buccero (1480, Esopo- VolgGentile), biscegl.a. bucciero (sec. XIV-XVI, StatutiValente), molf.a. ~ (sec. XVI,Mancarella,ACStDialIt 13,415), lat.mediev.bar. buccerius (Nitti,CDBar 1), lat.mediev.pugl. Buccerius (1200, Chart.Conversano 277, HubschmidMat) -chsalern.a. buchere (Torre Orsaia 1502, CapitoliPasanisi,ASalern NS 3,46,35), sic.a. bucheri pl. (1364-76, SenisioCaternuRinaldi), lat. mediev.sic. bucherii (Consuetudines Sciacca sec. XI, Sacco, Scaturro), Gofredus Bocherius (1156 [or.], DocSicilia 77, Maas-ChauveauMs 168), Bucheris (Neso sec. XII, Rohlfs- Cognomi). -cchsic.a. buccheri pl. (1448, Consuetudini, Joseph, Propugnatore 16,57), lat.mediev.pugl. ~ m. (1260, CDBrindisi n. 78,1, Coluccia 26) -znap.a. boziero (1485, DelTuppo, ColucciaMat), biscegl.a. buzero) sec. XIV/ XVI, StatutiValente), buziero ib., lat.mediev.roman. bozerius (Curia roman. 1345, Sella), lat.mediev.abr. buzerius (Benevento 1326, Sella) τ lat.mediev.salent.centr. υτ ρις (Lecce sec. XII, Gentile) -zzcal.a. Buzzeri (1466, MosinoGloss) -cxlat.mediev.abr. bucxerius (Penne 1457, SellaSuppl) -çpugl.a. buçero (Lucera 1452-54, Compagna,MiscBohigas 57) -czpugl.a. buczero (Foggia sec. XVI, Mancarella,ACStDialIt 13,415), biscegl.a. ~ (sec. XIV-XVI, StatutiValente), molf.a. ~ (1507, Statuti Caratù,LSPuglia 3,32), lat.mediev.abr. buczerius (Avezzano sec. XIV, LEA). Dieser instruktive Sammelband ist für all jene unerlässlich, die sich mit der mittelalterlichen Sprachgeschichte Süditaliens beschäftigen, die sich für Probleme der Graphie und der Skriptorien interessieren und lexikalische Forschungen betreiben. M. Pfister H Günter Holtus/ Johannes Kramer (ed.), Ex traditione innovatio. Miscellanea in honorem Max Pfister septuagenarii oblata, Darmstadt (Wissenschaftliche Buchgesellschaft) 2002, Teilband 2, 434 p. (Beiträge zur Romanistik 17) Metodologia della ricerca lessicale e lessicografica, attenzione ai dati delle designazioni giuridiche medievali per un verso, di quelle botaniche per un altro, spiccata densità di aggiornamento e di riflessione sul ladino, romancio, friulano e sull’onomastica: questi, alcuni de- 236 Besprechungen - Comptes rendus gli spunti significativi che emergono dalla Miscellanea per Max Pfister interessante per i vari, diversificati contributi che fornisce alla romanistica. Accenniamo dapprima alle ricerche dovute al fervido gruppo che attraverso gli anni Pfister ha creato per poi, in una seconda parte di questa nota, sostare sull’utilità della rilettura degli articoli di Pfister: già li conoscevamo, ma mantengono appieno il loro interesse. La componente metodologica e di rinnovamento di approccio si prospetta in tutti i testi raccolti nel secondo volume (per un totale di 434 p.). Non possiamo fermarci su tutti gli autori e tutte le autrici e ce ne spiace. Ma importa mettere subito in rilievo la equilibrata e ponderata ricchezza del testo di Holtus e Kramer sulle ricerche dedicate al romancio, al ladino dolomitico e al friulano in questi ultimi 5 anni (1996-2000). Un ampio inquadramento che tocca anche aspetti che appartengono alla linguistica generale. Affascinante, poi, il quadro europeo offerto da A. Zamboni nell’analisi dell’etimo latino di secale (215-31): vengono coinvolte considerazioni del vocalismo cisalpino, aspetti legati alle comunità linguistiche endocentriche, il campo semantico dei nomi dei grani ecc. Il piacere con cui si percorre il volume è anche segnato dall’incontro con numerosi eppur già agguerriti nuovi ricercatori: non possiamo citarli tutti in modo specifico ma il fascio di queste nuove articolate voci ci sembra una delle cose più importanti e rallegranti non solo di questa miscellanea ma nell’intera italianistica attuale. Insomma, il lettore e la lettrice sono avvertiti: questa miscellanea è tutta da leggere . . . Vari testi si cristallizzano attorno al LEI come strumento di lavoro, analizzando per esempio gli iberismi, i francesismi e i germanismi nel mondo italiano e romanzo. Ampia è la parte fatta allo studio di documenti relativi all’Italia meridionale (Alta Murgia barese, toponomi pugliesi; usi lessicali nell’Italia meridionale in documenti mediolatini) così come non mancano nuovi accertamenti sui sermoni subalpini (Piemonte) e sul galloitalico di Lucania. Dedicati all’affascinante storia della scrittura sono contributi come quello, magistrale, di Rosario Coluccia sulla grafia scelta per rendere certi testi pugliesi (287-98) e di Chiara Coluccia (273-86): un contributo ad una nuova edizione delle Cronache di Paolino Pieri, fiorentino il cui manoscritto tramanda eventi accaduti nel periodo tra il 1080 e il 1305. Né potevano mancare le riflessioni di storia metodologica e tecnologica sull’attività del LEI (praticamente, oltre a Antonio Lupis (91-102) e a Gunnar Tancke (135-52) tutte le ricerche che vanno da p. 57 a p. 152 e che sono state raccolte sotto il titolo di «Il LEI come strumento di lavoro») 1 . Ci fermiamo con note più minute su alcuni testi: fatto che non significa per nulla che altre ricerche non citate presentino minor interesse. Del lavoro di Marcello Barbato, il LEI come strumento di lavoro: gli iberismi nel lessico italo-romanzo (57-70) segnaleremo tra l’altro il fatto che il LEI mostri la rilevanza dell’apporto catalano. Essa è molto più incisiva anche qualitativamente di quanto sostenessero precedenti ricerche. Il campione esaminato da Barbato accerta, ad esempio, solo per i primi materiali del LEI undici catalanismi relativi al sec. XV, che non è ancora il periodo invasivo della massima espansione dell’iberismo. Iberismo che tocca in modo massiccio (15 spagnolismi, 3 catalanismi, 2 lusitanismi) la marina e poi anche il commercio (14 spagn., 2 cat.), mentre altri settori presentano cifre molto più ridotte, che oscillano tra il tre e il quattro. Per cumpleaños/ compleanno (69) si segnalerà l’imporsi, a livello di pratica antropologica, di un tratto individualistico e di cultura profana. La chiesa ha combattuto la festa del compleanno come tratto individualistico. Sosteneva invece l’onomastico: che inseriva il fatto personale in un orizzonte religioso; in tema cf. anche Lurati, Dizionario dei modi di dire, Milano 2001: 187. Un filone di interesse nuovo, e in questa miscellanea sviluppato con grande ampiezza e persuasività, è quello legato ai riflessi in campo linguistico e toponomastico delle pratiche 1 La presentazione grafica è esemplare. Si segnala solo qualche refuso: p. 99 (Guicciardini), p. 154, 157 (Greeci), p. 238 (racolti) e parecchi a p. 379. 237 Besprechungen - Comptes rendus giuridiche, del diritto consuetudinario e della collocazione dei termini; cf. ad es. 81, 121-26, 238-39, 244. Ci si chiede se theleneo (248) non sia una variante grafica del telonium (toloneum nell’Appendix Probi) che indicava il luogo dove si riscuotevano le gabelle; una voce che è assai diffusa in documenti medievali e che è passata anche all’inglese toll e al tedesco Zoll. Si segnalano inoltre alcuni aspetti specifici dei molti materiali sulla terminologia giuridica: Tra signaide petre ficte e senga: un’indagine stratigrafica di Mariafrancesca Giuliani (185-202), il germanico *warpjan e latino medievale warpire (it. gherpire, guerpire, fr. guerpir) di Maria Vòllono (203-14), Pax e Treuga di Thomas Gergen (311-20). Importanti anche i nuovi materiali sulla botanica: Un maestro dell’amabilis scientia (Francesco Capuani) di Thomas Hohnerlein-Buchinger (341-66) e Un mazzo di fiori del Cinquecento, di Francesca Sboarina (407-11). Tratti di costume emergono dall’analisi di ingiurie a Briançon (Hautes-Alpes) nel tardo Trecento, di Marco Piccat (367-84) 2 . Sulle locuzioni vedi a p. 159-89 il bel lavoro su Tabarro/ Tavarro, Tabarin di Rita Fresu e anche a p. 259s. Ivi nessi come grammatica dei poveri (264), mentre per fustem ‘sancire un contratto usando un pollone di legno’ (o una festuca o una stipula: it. stipulare) riflette la persuasione e la pratica per cui non bastava lo scritto ma occorreva anche trasmettere fisicamente una parte del bosco (per fustem) o del campo di grano (per festucam) affinché avvenisse effettivamente il passaggio di proprietà (cf. Lurati, op.cit., 2001: 650s. a.v. paglia). Come si vede, locuzioni e storia della ricezione popolare del diritto si incontrano spesso. I testi di Max Pfister, li abbiamo riletti con grande piacere e profitto. Ricorderemo almeno la chiarezza metodologica (nel 1982) dell’approccio agli elementi longobardi nell’italiano (vol. 1, 379-405) con i motivati inviti alla prudenza nell’uso di certi materiali di Gamillscheg e di Jud. Pfister sottolinea più volte la necessità di tener conto dell’analogia nell’uso ad esempio del suffisso -engo. L’alternanza -t-/ -din germanismi che la romanistica ha voluto attribuire ora ai goti ora ai longobardi, può essere risolta, in molti casi, a livello di scritturalizzazione dei nomi di luogo, nel senso che lo scriba e il notaio potevano spesso ricostruire delle voci, immettendo la -tal posto della -de viceversa a seconda delle regole (mentali) che si era via via andato costruendo (in modo anche implicito, istintivo). Un approccio, questo, su cui vedi il mio Toponomastica e scritturalità in Ticino medievale, a cura di G. Chiesi e P. Ostinelli, Bellinzona (in stampa). Fondamentali, nel primo volume, anche pagine come quelle sulle realtà dei confini diocesani e dei cosiddetti confini linguistici (81- 98) e sull’imitazione e parodizzazione linguistica in Geoffroy Tory e in Rabelais (289-304) così come, sempre di M. Pfister, le considerazioni sul significato della toponomastica per la storia della lingua nella Galloromania e nell’Italoromania (475-90). Con ciò siamo ad un’ultima osservazione. Quella della grande importanza che questi volumi rivestono per la metodologia e la sostanza dell’onomastica. Oltre alle componenti della storia del diritto che già si sono richiamate, segnaleremo i vari materiali nuovi relativi all’ambito friulano e trentino e l’Alto Adige (30-34), quelli sul toponimo pugliese Orimini (di Franco Fanciullo, 153-58) ecc. Vedi poi singoli dati come cocuzza indiana, saracena, del Portogallo (355s., 361s.), come la spiegazione implicita del nome di famiglia Garavelli (329; converrà pensare all’it. sett. garof ‘insieme di pietrame e sassi’). A toponimi lucani nati per influsso gallo-italico sono dedicati approfondimenti come Monti li Foi da fagus (421), mentre si ha nuova luce su n.l. come Mortella, Pagliete, Radicata a p. 249s. Per segnalare qualche ulteriore caso 2 Articolo per il quale aggiungeremo, a mo’ di nota, il rimando alla nostra nuova interpretazione che per charivari (non ebraico) diamo con «Etymologie et anthropologie culturelle», in: G. Lüdi/ J. P. Chambon, Le discours étymologique, Bâle/ Mulhouse 1991: 430s. (il lat. mediev. capramaritum lascia intravvedere un radicamento locale, con pratiche di scherno come quelle di far sfilare il marito tradito su una capra: tutto ciò in un corteo burlevole); cf. inoltre O. Lurati, Per modo di dire, Bologna 2002: 86-88. 238 Besprechungen - Comptes rendus specifico vedi (30s.) Tirolo, frutto di una scrittura inversa, Alto Adige (già dal 1810), mentre Südtirol risale, secondo Carlo Alberto Mastrelli, al 1839. Per la «sintassi del nome proprio» si rinvia a p. 31. Numerosi sono, insomma, gli stimoli di riflessione anche metodologica e gli spunti di interesse in questi nuovi, coesi volumi che escono dalla penna di Max Pfister e dalla splendida officina che, attraverso gli anni, con costante impegno, è venuto a costituire. Un nuovo, grande arricchimento per i nostri studi. Una miscellanea importante non solo per gli italianisti, ma per l’intera romanistica. O. Lurati H Ottavio Lurati, Per modo di dire . . . Storia della lingua e antropologia nelle locuzioni italiane ed europee, Bologna, Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bologna (CLUEB), 2002, p. 394 In ogni lingua circola un cospicuo nucleo di parole ed espressioni che appaiono «normali» fintanto che ci si limiti a usarle nella routine del quotidiano, ma che, non appena si tenti di stringerle più da vicino cercando di analizzarle in prospettiva storica e logico-semantica, subito si dileguano: sono espressioni proteiformi, avare della loro storia, che si negano a chi cerchi di accostarne sostanza e valenza pragmatiche originarie. Ad esse, così come a vari aspetti di fondo delle locuzioni, è dedicato questo volume di Lurati sui modi di dire, in larga misura voluto e realizzato con un impianto teorico e generale che ha i suoi presupposti nel precedente e più corposo Dizionario dei modi di dire (Milano, Garzanti Grandi Opere, 2001), con cui lo studioso svizzero si era dedicato soprattutto a ricerche e interpretazioni nuove su aspetti locuzionali specifici. Qui viene invece proposto un inquadramento inedito per l’intero settore del cosiddetto discorso ripetuto, operando con materiali sia italiani sia francesi e spagnoli, sia tedeschi e di altre lingue. Le analisi condotte nella nuova ricerca sono articolate in modo tematico (commenti relativi al comportamento degli altri, comportamento degli altri idiomi europei, echi religiose nel parlar corrente, lingua e diritto; un settore quest’ultimo che è stato a lungo trascurato). Significativi appaiono ad esempio gli inquadramenti semantici con cui vengono date nuove interpretazioni storiche e culturali per motti come attacher un bidon à quelqu’un, ‘deluderlo, ingannarlo, non presentarsi a un appuntamento’, o far caraffa, dal francese gergale rester en carafe (‘ne pas obtenir ce qu’on attendait’), che nel gergo dei ferrovieri italiani significa che ‘il treno si ferma e non riparte’. Particolari e illuminanti attenzioni vengono poi dedicate a un’espressione come far fiasco, che in questa forma specifica (e semplificata) usiamo almeno dal 1803, ma che anticamente (già nel Trecento) suonava come appiccare il fiasco a qualcuno per sottoporlo a una pena ignominiosa, schernirlo. A questo riguardo, e sulla base di un’ampia documentazione desunta da statuti, leggi medievali italiane e tedesche così come da vari testi letterari, Lurati dimostra come si trattasse, in origine, della stilizzazione di un’antica pratica, che era quella della escissione del phallus che veniva imposta ad adulteri o a persone che si fossero abbandonate a violenza sessuale. Dal punto di vista geografico la prima sezione del libro spazia dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Svizzera alla Svezia, senza trascurare certe componenti di parlate dell’Ucraina: un esteso affresco che chiarisce e mette in relazione fra loro molti elementi sin qui trascurati nelle loro molteplici interconnessioni, per altro riscontrabili anche su più piani. Una seconda parte della ricerca si occupa di aspetti più propriamente linguistici, analizzando in particolare la tipologia dei modi di dire e indagandone a fondo la valenza funzionale e semantica. L’approccio discorsivo e pragmalinguistico viene applicato all’analisi de-
