eJournals Vox Romanica 64/1

Vox Romanica
vox
0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
Es handelt sich um einen Open-Access-Artikel, der unter den Bedingungen der Lizenz CC by 4.0 veröffentlicht wurde.http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/121
2005
641 Kristol De Stefani

Sabine Pétillon-Boucheron, Les détours de la langue. Étude sur la parenthèse et le tiret double, Leuven-Paris (Peeters) 2002, 363 p.

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2005
Luca  Cignetti
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couleurs . . . Une Europe unicolore et monotone? Qu’on humanise les frontières . . . mais ne nous pressons pas de les effacer» (120). Dem Beitrag von Charles Muller folgen einige Seiten aus seinem Kriegstagebuch, die Reste von Humanität im blutigen Chaos der letzten Tage vor der Befreiung Nordostfrankreichs durchscheinen lassen. Der «Anhang» (131-63) bietet Texte aus dem Augsburger Universitätsalltag: Regelungen zum Studium der Didaktik des Französischen, Zwischenprüfungsmerkblätter und -aufgaben, Oberkurs-Ankündigungen, Schwerpunkte der Staatexamina im Laufe der Jahre, den Kanon der Lehrwerkfragen usw. - wer so etwas sucht, wird heute wohl am ehesten die Homepage der Augsburger Romanistik anklicken, aber die Aufnahme derartiger ephemerer Dinge in eine gedruckte Festschrift wirkt ziemlich kleinkariert. Ein Verzeichnis der Schriften von Fritz Abel, chronologisch geordnet, aber durch eine «Systematische Gliederung» thematisch erschlossen, und eine kurze bio-bibliographische Übersicht über diejenigen, die etwas zum Band beigesteuert haben, schließen die Festschrift ab. Konnte der vorliegende Sammelband den Anspruch der Fachdidaktik auf Anerkennung als «Fachwissenschaft, die für den Französischunterricht zuständig» ist (127), untermauern? Ich glaube nicht. Es ist jedenfalls nicht gelungen, eine tragfähige Umgrenzung des wissenschaftlichen Arbeitsfeldes zu liefern: Man bewegt sich, was die Sachfragen anbelangt, im Umfeld der französischen Sprach- und Literaturwissenschaft, der Politologie, der Geschichte oder der Geographie, und die Vermittlungskunde ist dem Fach zuzuordnen, das traditionellerweise bei uns noch immer Pädagogik heißt. Das heißt nicht, dass die Universitäten keine Fachdidaktik bräuchten - sie brauchen sie sogar sehr, aber nicht mühsam zu einer wissenschaftlichen Disziplin hochgejubelt, sondern als Teil der praktischen Ausbildung, auf einer Stufe mit den Sprachkursen, durchgeführt von Praktikern. So leid es einem für einen engagierten Mann wie Fritz Abel tun muss - die verwissenschaftlichte Fachdidaktik wird eine der zahlreichen Sackgassen in der Geschichte der Romanistik bleiben, und das ist auch gut so. Johannes Kramer ★ Sabine Pétillon-Boucheron, Les détours de la langue. Étude sur la parenthèse et le tiret double, Leuven-Paris (Peeters) 2002, 363 p. In un panorama in cui l’interesse per la punteggiatura è sempre crescente (si veda il successo del recente Prontuario di Bice Mortara Garavelli 1 ), si inserisce lo studio di Sabine Pétillon-Boucheron dedicato agli usi e alle funzioni delle parentesi e dei trattini, in cui i più recenti strumenti dell’analisi testuale vengono applicati con profitto per illustrare le singolarità di questi segni di interpunzione. Il volume è organizzato in tre parti, suddivise ciascuna in capitoli e sezioni. La prima (Un trajet critique) mira a fornire al lettore le basi, soprattutto diacroniche, dell’argomento trattato. La seconda (Élements pour une syntaxe du décrochement) approfondisce aspetti di tipo sintattico. La terza ed ultima (Des enjeux énonciatifs de l’opération de décrochement) è invece dedicata ad un’analisi di tipo testuale-enunciativo dei segni di punteggiatura in esame. Il capitolo introduttivo ha la funzione di illustrare, nelle sue linee generali, la storia della punteggiatura, a partire dalle teorizzazioni classiche fino a Novecento inoltrato, toccando in questo itinerario le aporie della trattatistica medievale, la rivoluzione dei caratteri a stam- 340 Besprechungen - Comptes rendus 1 B. Mortara Garavelli, Prontuario di punteggiatura, Roma-Bari 2003. pa e le dispute dell’Età dei Lumi. La Francia dei secoli XVII-XVIII, ad esempio, è indicata come il momento in cui le due funzioni tradizionalmente attribuite alla punteggiatura, quella ritmico-respiratoria e quella sintattica, sembrano per la prima volta integrarsi fra loro. Per il secolo XIX, invece, è dedicato ampio spazio al ruolo svolto da George Sand, contraria all’imposizione di norme rigide per l’uso dei segni (che reputa «espace de liberté»), e alla disputa tra la stessa Sand e Pierre Larousse, che rivendica al contrario la funzione logica e strutturante del sistema puntuativo, evidentemente in cerca di una normalizzazione grafica e tipografica adeguata alle sue esigenze di editore. Come conclusione della rassegna diacronica viene proposto un excursus sui manuali di stilistica e sulle grammatiche del secolo XX, in cui il limitato spazio dedicato alla punteggiatura o addirittura la sua assenza sono a ragione evidenziati. Con il secondo capitolo entrano in scena le parentesi e i trattini: si parte dalle definizioni di dizionari, trattati di stilistica e grammatiche, e si prosegue con una presentazione critica delle teorie propriamente «linguistiche» sull’argomento, tra cui meritano menzione quelle di Ross 2 (di ambito generativo), di Fonagy 3 e di Védénina 4 . Sono però gli studi di Grésillon 5 ad offrire all’autrice gli spunti di riflessione più originali: le parentesi si profilano qui come «outils aigus du passage de la langue au discours», e propriamente come i mezzi per realizzare quel fenomeno di sdoppiamento discorsivo - descritto come «aggiunta in un luogo a margine» e «aggiunta in un luogo soggettivo» - che costituisce il filo conduttore dell’intera opera, e che l’autrice denomina «décrochement». La seconda parte del volume è dedicata alla definizione delle caratteristiche sintattiche dell’operazione enunciativa di «décrochement». È la natura di questi elementi ad essere per prima presa in esame (cap. 3), ma solo dopo aver dato rilievo alla dinamica «addizionale» delle parentesi: spesso fraintesa come operazione di «sottrazione», essa corrisponde effettivamente ad una «ramificazione» della struttura del discorso, quindi ad una complicazione enunciativa. Chiarito questo aspetto, l’autrice passa in rassegna tutti gli elementi «décrochables», raggruppandoli nelle classi degli «elementi non verbali» e degli «elementi verbali», e ci informa sulla conformazione del corpus di testi su cui le analisi sono state condotte. La prima classe analizzata (le cui occorrenze corrispondono al 4 % del totale) comprende tutti i simboli matematici e le sigle, la seconda (96 % del totale) i costituenti di frase e le intere proposizioni. Questi elenchi sono in seguito sfruttati dall’autrice per mettere in luce la dinamica sintattica di questa particolare operazione enunciativa: le unità décrochés sono interpretabili sia come costituenti della frase che le contiene sia come elementi sintatticamente autonomi, ovvero possono apparire allo stesso tempo effetti di un’aggiunta ed effetti di una sottrazione, pur rispondendo ad un’unica operazione sintattica. Nel capitolo che segue (cap. 4) è studiata la posizione che le strutture in oggetto occupano nella frase. L’autrice non individua posizioni incompatibili con tali forme, ma solo orientamenti generali: segnala ad esempio che nella maggior parte dei casi esse compaiono al confine tra gruppi sintattici, oppure che raramente compaiono tra elementi ad alta coesione, come tra determinante e nome. Queste posizioni «ostili» possono tuttavia accogliere, agevolmente, forme décrochés di tipo metalinguistico, e ciò rafforza l’ipotesi, in linea con quanto sostenuto dall’autrice, di una loro caratterizzazione meta-enunciativa. Una simile libertà di posizionamento può tuttavia provocare anche effetti di instabilità sintattica nel testo che accoglie le parentesi, cui il testo stesso, con opportune configurazioni, «reagisce». Sono due le classi di «perturbazione sintattica» possibili: l’allineamento e l’incassamento. Il primo corrisponde 341 Besprechungen - Comptes rendus 2 J. Ross, Parentheticals, Miméo, MIT 1972. 3 I. Fonagy, «Structure sémantique des signes de ponctuation», Bulletin de la Société de linguistique de Paris 75: 95-129. 4 L. G. Védénina, Pertinence linguistique de la présentation typographique, Paris 1989. alla disposizione sequenziale e ricorrente di elementi non parentetici ed elementi parentetici; il secondo ad una proliferazione di parentesi all’interno di altre parentesi. È soprattutto, ma non solo, in questi casi che il testo reagisce per rafforzare la coerenza e la coesione, e lo fa per mezzo di particolari locuzioni. Ad esempio possono essere introdotte forme di ripresa (cioè di ripetizione di un’espressione pronunciata prima della parentesi), oppure può essere l’accordo grammaticale tra i costituenti a ristabilire la coesione. In altri casi i mezzi introdotti per segnalare l’alterità del livello enunciativo compaiono invece all’interno delle stesse parentesi: si tratta di espressioni modali come probabilmente o senza dubbio. La terza parte del volume si sofferma sulla natura metalinguistica e non metalinguistica delle strutture parentetiche. Circa la configurazione non metalinguistica (cap. 5) l’autrice considera tre tipologie: la prima sottolinea le coincidenze tra parentesi ed espansioni sintattiche, definite come un tipo di «estrazione sintattica», la cui presenza nel testo serve a sottolineare la «soppressibilità» degli elementi posti tra parentesi ma anche ad attribuire un rilievo informativo (perché le parentesi esprimono un «carico affettivo particolare», cioè indicano l’accessorietà di un elemento e allo stesso tempo sottolineano la sua presenza, e con questo la scelta soggettiva dell’autore di consentirla). La seconda tipologia riguarda il discorso riportato, e in questo caso viene opportunamente osservato come spesso l’operazione di décrochement serva per distinguere discorso citato da discorso citante, ad esempio introducendo l’intera citazione, o altrimenti segnalando con un verbum dicendi il personaggio a cui devono essere attribuite le parole riprodotte. Infine, nella terza tipologia si prende in considerazione la configurazione «modalizzante» delle parentesi: in questo caso lo spunto è dato dalla frequente coincidenza tra parentesi e scarto di modalità, come nei casi di enunciati assertivi in cui vengono inserite strutture parentetiche interrogative o esclamative. Da questo ultimo dato l’autrice desume che l’enunciato che contiene parentesi può beneficiare di molteplici «profili modali» (da intendersi come differenti tipologie illocutive). Passando al versante metalinguistico (cap. 6), si trae spunto dal modello di Authier-Revuz 6 per illustrare come le parentesi esprimano una «negoziazione del dire», che corrisponde ad una particolare forma di interazione. L’analisi viene condotta sulle seguenti categorie: (i) non coincidenza interlocutiva, (ii) non coincidenza tra discorso e discorso, (iii) non coincidenza tra parole e cose, (iv) non coincidenza tra parole e parole. Il primo tipo (corrispondente al 16 % del totale), che si verifica come riformulazione negoziata tra enunciatore e destinatario, segnala l’incontro tra differenti voci enunciative: ad esempio attraverso espressioni di «aggiustamento» come se così si può dire o per così dire. Il secondo tipo (8 % del totale) ha invece la funzione di esplicitare l’origine delle parole scelte dall’enunciatore, ad esempio indicando la fonte di un discorso o traducendo da un diverso codice. Il terzo, e più significativo, tipo di noncoincidenza (45 % del totale) si manifesta attraverso un giudizio circa l’efficacia o meno di un termine per esprimere un fatto: queste espressioni sono introdotte da forme come «è proprio il termine più adatto», «uso questo temine, ma . . . » ecc. Infine, l’ultimo tipo di non-coincidenza (31 % del totale) interessa i casi in cui è necessario «aggiustare» il senso della frase, come quando viene esplicitato il modo in cui deve essere interpretata una particolare espressione, oppure quelli di utilizzo ludico della lingua, e un esempio in questo senso è dato dalle parole che l’autrice chiama «matrioska» (mots gigognes), cioè parole in cui le parentesi delimitano singoli lessemi (e per questo da altri autori chiamate «parentesi endolessematiche») dando luogo alla possibilità di una doppia lettura. Le strutture décrochés di tipo metalinguistico - prevalenti nel corpus utilizzato dall’autrice - sono quindi un indice dell’incertezza che l’enunciatore prova nei confronti dell’adeguatezza del proprio enunciato. Tali strutture mettono a nudo, insomma, le non-coincidenze della langue, che appare una volta di più sistema 342 Besprechungen - Comptes rendus 5 A. Grésillon, Éléments de critique génétique. Lire les manuscrits modernes, Paris 1994. 6 J. Authier-Revuz, Ces mots qui ne vont pas de soi, Paris 1995. imperfetto, mezzo che consente soltanto un’approssimativa rappresentazione della realtà. Allo stesso tempo, tuttavia, queste forme corrispondono anche ad uno spazio testuale privilegiato, nel quale al soggetto è concesso di confrontarsi alla propria lingua. In conclusione alla lettura di questo lavoro appare certamente più chiaro il ruolo che parentesi e trattini esercitano nel testo, che è quello di segnalare un decalage testuale, una rupture sur le fil, un secondo piano enunciativo, che tuttavia non deve essere mai inteso come piano secondario. Anche se le funzioni di questi segni di punteggiatura non si limitano forse alle sole descritte da Pétillon-Boucheron (e in questo senso sarebbe auspicabile uno studio che prendesse in considerazione anche aspetti di natura pragmatica, direzione verso cui procede in questi anni un indirizzo della linguistica in lingua tedesca 7 ), certamente questo contributo ha il merito di superare una vulgata lessicografica che relega le espressioni tra parentesi ad aggiunte non necessarie, riabilitandole come strumenti che a pieno titolo concorrono alla costituzione del senso dell’enunciato. Luca Cignetti ★ Françoise Bidaud, Structures figées de la conversation. Analyse contrastive français-italien, Bern (Peter Lang) 2002, 350 p. (Études contrastives 4) Le titre de cet ouvrage semble annoncer une étude contrastive dans le domaine de l’analyse conversationnelle. En réalité, c’est un dictionnaire phraséologique qui se cache derrière ce titre. Celui-ci comporte non moins de 1057 entrées, et chaque entrée est illustrée par un ou plusieurs exemples tirés d’un corpus très considérable (cf. 297-301), qui va de Balzac et Flaubert jusqu’à San-Antonio, et qui inclut également des scénarios de films, des chansons, des sketchs et des bandes dessinées. La plus grande partie de ce corpus est constituée par des romans dont on n’a pourtant pris en compte que les dialogues. C’est manifestement pour cette raison qu’il est question de «conversation» dans le titre. Si un certain nombre d’exemples sont cités sans indication de sources, il ne semble pourtant pas que des conversations authentiques aient été mises à contribution. De même, il n’y a que relativement peu de tournures phraséologiques qui appartiennent à des registres plus familiers. Une comparaison avec le Grand Robert électronique pour la lettre E a montré que la plupart des expressions de notre recueil se retrouvent dans le Grand Robert 1 . Parmi les exceptions, on notera surtout Ça, c’est envoyé comme terme d’approbation ou J’en suis comme terme d’acceptation. Dans d’autres cas, on peut douter que l’expression en question soit vraiment à sa place dans un dictionnaire comme le nôtre. C’est le cas quand une expression est employée comme litote (Il est un peu là! ) ou comme ironie (La belle excuse! ). On est encore plus surpris de tomber sur une expression comme Il n’y a pas d’erreur, employée comme terme d’approbation dans son sens premier. La raison d’être d’un dictionnaire phraséologique comme celui de Françoise Bidaud, c’est que la recherche de ces expressions dans un dictionnaire général, comme le Robert, reste assez pénible, même si l’on dispose d’instruments de recherche électronique. De plus, les exemples sont souvent commentés d’une façon assez minimaliste dans le Grand Robert. On appréciera tout particulièrement dans le dictionnaire de Françoise Bidaud le fait que les dif- 343 Besprechungen - Comptes rendus 7 Si vedano ad esempio A. Bassarak, «Parenthesen als illokutive Handlungen», Studia Grammatica 25: 163-78, e M. Lampert, Die parenthetische Konstruktion als textuelle Strategie. Zur kognitiven und kommunikativen Basis einer grammatischen Kategorie, München 1992. 1 Une comparaison à la lettre A a produit un résultat moins favorable pour le Grand Robert, ce qui s’explique sans doute par les faiblesses que présentait à l’origine le premier volume de ce dictionnaire.