eJournals Vox Romanica 67/1

Vox Romanica
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2941-0916
Francke Verlag Tübingen
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2008
671 Kristol De Stefani

Galileo Galilei, Il saggiatore. Edizione critica e commento a cura di Ottavio Besomi/ Mario Helbing, Roma/Padova (Editrice Antenore) 2005, 699 p. (Medioevo e umanesimo 105)

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2008
Tobias  Daniels
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l’«espressione . . . di una proposta metodologica coerente e compiuta per l’approccio al testo letterario» (274) da parte di Castelvetro. Oltre a costituire un’importante definizione complessiva delle posizioni di Castelvetro critico e linguista lungo un trentennio storicamente decisivo per la storia della lingua italiana, lo studio di Roncaccia ha anche il merito di contribuire, attraverso la pubblicazione di alcuni inediti e all’utile riproduzione anastatica della princeps del dialogo di Fenucci, a una più precisa conoscenza storica dell’ambiente accademico modenese e all’individuazione di aspetti poco noti e spesso non convenzionali del classicismo postbembesco. Gabriele Bucchi ★ Galileo Galilei, Il saggiatore. Edizione critica e commento a cura di Ottavio Besomi/ Mario Helbing, Roma/ Padova (Editrice Antenore) 2005, 699 p. (Medioevo e umanesimo 105) Il Saggiatore può essere considerato l’opera più famosa di Galileo Galilei. L’edizione critica ora proposta da Ottavio Besomi e Mario Helbing rappresenta la seconda parte del loro progetto con il quale essi hanno voluto non soltanto dare alle stampe una nuova edizione critica dell’opera, ma anche collocare la genesi e l’effetto del trattato nel suo contesto storico-culturale. Va subito detto che questa sfida è riuscita loro molto bene. Già nell’ampia introduzione, come anche nel commento al testo, gli Autori riescono ad evidenziare il denso tessuto delle reti intertestuali, illustrandole con citazioni molto ampie dei relativi documenti e rendendo accessibili i più importanti trattati che hanno influenzato la controversia erudita in cui si inserisce il Saggiatore. Mettendo insieme i due volumi dell’edizione, si tratta, quindi, di una vera e propria documentazione complessiva di tutta la polemica attorno alle tre comete che apparsero nel cielo tra il 1618 ed il 1619. Nel primo volume del 2002 1 gli Autori avevano pubblicato la Disputatio astronomica De tribus cometis anni MDCXVIII (Besomi/ Helbing 2002: 249-87) del gesuita Orazio Grassi, stampata a Roma tra febbraio e marzo del 1619, il quale avviò la polemica. Inoltre la replica del Discorso delle comete (Besomi/ Helbing 2002: 111-92, in traduzione italiana), risposta critica di Galileo ed il suo discepolo Mario Guiducci alle tesi cometarie della Disputatio, e non ultimo la Lettera a Tarquinio Galluzzi di Guiducci (Besomi/ Helbing 2002: 289-317). Ora gli Editori completano il quadro con l’edizione critica e commentata del Saggiatore. Oltre alla fedeltà filologica, l’edizione ha per fine principale di rendere rintracciabile l’elaborazione dell’opera e lo sviluppo di tutto il dibattito scientifico attraverso un facilitato confronto dei vari testi. L’edizione del Saggiatore (86-320), quindi, è affiancata da una traduzione italiana della Libra di Orazio Grassi (365-433) che suscitò la risposta di Galilei nella forma del Saggiatore. Gli Autori hanno, però, anche lasciato i brani del testo latino della Libra conformi all’editio princeps (curata in parte da Galileo stesso), che quindi rimane incorporato nel Saggiatore nell’originale latino (86-320). Non ultimo, gli Autori rendono accessibile per la prima volta in italiano le postille di Galileo alla Libra, rilevate dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, i quali rappresentarono la prima reazione intellettuale dell’astronomo pisano alla Libra e gli servirono come bozza per la composizione dell’opera (321-64). Le pagine 436 fino a 639 sono riservate al dettagliato commento ai testi. 281 Besprechungen - Comptes rendus 1 G. Galilei/ M. Guiducci, Discorso delle comete, Edizione critica e commento a cura di O. Besomi/ M. Helbing, Roma/ Padova 2005. Riallacciandosi all’esposizione dell’edizione del 2002, gli Autori fanno capire già nell’introduzione dell’edizione del Saggiatore la loro posizione su come si debba leggere l’opera galileiana, cioè soprattutto come una parte del dibattito più acceso di quello apparentemente svoltosi sul fenomeno stesso del 1618: quando nel novembre 1618, quasi tre anni dopo la condanna di Copernico e il monito a Galileo con il quale gli era stato imposto silenzio riguardo alle tesi di Copernico, sul cielo appariva una cometa straordinariamente grande, il fenomeno stellare sollecitò nuovi dibattiti sul sistema del mondo, in particolare sulla mobilità o immobilità della terra. La questione si compose di tre posizioni scientifiche: si doveva inseguire quella tolemaica, secondo la quale il mondo era geocentrico e gli oggetti stellari si muovevano su sfere ruotanti, o quella copernicana, nettamente eliocentrica, oppure quella di Ticone, che rivendicava un sistema geo-eliocentrico con il sole in moto attorno alla terra? Essendo le comete nell’immaginario contemporaneo di allora il fenomeno per eccellenza attraverso il quale si poteva studiare il moto degli oggetti stellari (Besomi/ Helbing 2002: 15s.), il dibattito sulle comete del 1618, quindi, non va letto primo di tutto come una disputa solamente sul fenomeno, bensì s’inserisce nel quadro più ampio della controversia sul sistema del mondo. I primi a prendere posizioni furono i Gesuiti del Collegio Romano. Nel trattato anonimo della Disputatio, il gesuita Grassi nel febbraio del 1619 espose gli argomenti che diventarono la base per le dispute tra lui e Galileo: la parallasse della cometa, il suo moto, il fatto che guardandolo con il telescopio la cometa non s’ingrandiva, e non ultimo la sua curvatura.Tutti questi argomenti servirono a Grassi per stabilire una natura essenzialmente celeste delle comete in un sistema ticonico. Nel giugno 1619 uscì, sotto il nome del già menzionato discepolo di Galilei, Mario Guiducci, la risposta a questo trattato, il Discorso delle comete. Mentre nella Disputatio la natura delle comete fu definita celeste, Guiducci/ Galilei ora proposero di vedere la loro origine nell’influsso della luce del sole su una materia cometaria terrestre, rivendicando allo stesso tempo un legame tra mondo terrestre e celeste in un universo omogeneo. L’ottobre 1619 Grassi replicò sotto lo pseudonimo «Lottario Sarsi» nella Libra. Nell’examen primum il gesuita si dolse che Galileo era stato ingrato nei confronti del Collegio Romano, dopo aver presentato nel 1616 un telescopio proprio in quel luogo. Inoltre criticò il fatto che Galileo/ Guiducci non erano in grado di stabilire se la cometa fosse un fenomeno reale o solamente un’apparizione, e perciò i loro calcoli della parallasse riuscivano errati. Nella pars construens, Grassi contrappose a Galilei/ Guiducci la teoria dei moti cometari circumsolari nel sistema ticonico - l’unico che andasse d’accordo con la fede cattolica. Il Saggiatore fu composto da Galileo proprio per confutare in modo scientifico la Libra, esponendo allo stesso tempo un sistema capace di spiegare i movimenti cometari presumendo il moto della terra. Quanto alla genesi complessa del Saggiatore, gli Autori ne evidenziano l’inizio con la pubblicazione della Libra nell’ottobre/ novembre del 1619. La composizione dell’opera da allora durò fino a luglio del 1623, quando essa andò alle stampe. Besomi e Helbing inanzitutto mettono in evidenza il carattere essenzialmente pamphletistico dell’opera e descrivono il suo sviluppo, partendo dalle prime reazioni e consigli degli amici di Galilei, presentando tra l’altro una lettera del Guiducci al Grassi/ Sarsi del giugno del 1620 (50s.). All’inizio del dicembre del 1620 circolava voce che Galilei stesse preparando una risposta alla Libra. Dopo averla finita, lo scienziato mostrò il trattato agli amici fino alla sua stampa nel febbraio del 1623, un processo che durò fino all’otto settembre dell’anno stesso. In seguito alla pubblicazione del Saggiatore, gli amici di Galilei si chiedevano se Grassi ne avrebbe dato una risposta. Guiducci, infatti, entrava in discussione con il gesuita a Roma. Dalla fine del novembre del 1624 egli seppe per certo che il Grassi stava preparando la sua risposta. Due anni dopo a Galilei giunse la notizia di un amico che quest’ultima era uscita 282 Besprechungen - Comptes rendus sotto il nome Ratio ponderum, opera su cui Galileo avrebbe fatto ancora una volta annotazioni irritate. Egli scrisse ad un amico di voler aggiungere ad una probabile nuova ristampa del Saggiatore le sue postille alla Ratio ponderum, cosa che non si realizzò mai. Riguardo alle letture critiche del Saggiatore, gli Autori mettono in rilievo come esse si sono sviluppate da interpretazioni che puntavano sulla teoria cometaria, e con ciò il contenuto astronomico dell’opera come il suo punto più importante, ad una comprensione che dagli anni ottanta/ novanta in poi ha posto l’accento su come la questione cometaria abbia fornito a Galileo solamente l’occasione per scrivere, il punto di partenza per pubblicare le tesi che aveva approntato già prima (cf. Besomi/ Helbing 2002: 17). Il vero nucleo significativo del Saggiatore, secondo queste interpretazioni, sarebbe da cercare nel fatto che Galilei espone la sua filosofia naturale e confuta a quella degli avversari. I rimproveri recentemente ritrovati dagli studiosi che risuonavano da parte della chiesa, secondo i quali il Saggiatore elogiava la teoria di Copernico e che alcune parti confutavano la dottrina eucaristica, secondo Besomi e Helbing non possono essere visti come i motivi centrali della polemica. Gli Autori si schierano esplicitamente contro la teoria che il dibattito avesse toccato anche la questione del moto degli atomi. Sulla base delle tesi di Massimo Bucatini, secondo le quali il Discorso ed il Saggiatore furono essenzialmente opere copernicane, gli Autori rivelano, dunque, attraverso la loro edizione, il valore cruciale dell’apparizione della grande cometa del 1618 per il successivo dibattito tra ticonici e copernicani. Il gran pregio della presente edizione consiste in due caratteristiche: la prima è la sua facile accessibilità testuale, la seconda è la grande utilità sia delle annotazioni molto particolareggiate, che forniscono le fonti di riferimento (scritte e figurative) in modo ampio e generoso, sia dei rimandi tra i testi ed anche ad altre edizioni di riferimento. In particolare i rimandi reciproci tra il testo latino della Libra inserito nel Saggiatore, la traduzione italiana della Libra e le postille del Galilei rendono lo studioso in grado di ripercorrere minutamente l’elaborazione dell’opera di Galilei. Infine, è da rilevare che il volume in questione dovrebbe essere letto insieme a quello del 2002 per poter apprezzare del tutto questo lavoro critico. Tobias Daniels ★ Valeria della Valle/ Pietro Trifone (ed.), Studi linguistici per Luca Serianni, Roma (Salerno Editrice) 2007, lii + 665 p. . . . tutte quelle vive luci, vie più lucendo, cominciaron canti da mia memoria labili e caduci. Se fossimo invidiosi, avremmo molti motivi per invidiare Luca Serianni; a questi motivi, ben noti, si aggiunge ora il volume che gli allievi gli hanno dedicato come lussuoso regalo di compleanno: la traduzione in parole dell’affetto, oltre che della stima, che il loro maestro ha suscitato, e insieme della dottrina che ha così abbondantemente seminato, e in modo tanto fruttuoso. Fin qui. Perché, se tutto ciò è oggettivamente fissato in un momento, il momento è ancora ben lontano dalla conclusione dell’attività accademica del festeggiato (professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università di Roma «Sapienza»), e questo rende il dono particolarmente allegro: non canonico e non «definitivo». Gli interessi di studio di Luca Serianni, e dunque le sollecitazioni culturali che ha creato, sono raccolti nella sua Bibliografia 1972-2007, che occupa venti pagine (x-xxix), e nell’Elenco dei laureati dal 1982 al 2007 (xxx-xlii), che comprende duecentocinquanta titoli di 283 Besprechungen - Comptes rendus