eJournals Vox Romanica 68/1

Vox Romanica
vox
0042-899X
2941-0916
Francke Verlag Tübingen
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2009
681 Kristol De Stefani

Luciana Borghi Cedrini (ed.), «Intavulare». Tavole di canzonieri romanzi I. Canzonieri provenzali, 5. Oxford, Bodleian Library S (Douce 269), Modena (Mucchi Editore) 2004, xvi + 164 p.

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2009
Paola  Allegretti
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l’examen approfondi des fragments de chansonniers. C’est le cas, en ce qui concerne A, du chansonnier dénommé A’, dont un troisième feuillet subsistant vient d’être reconnu 18 . Or, à propos de ce chansonnier presque entièrement perdu qui est extrêmement proche d’A, de tout point de vue, sans en être une copie, Benedetti (2003: 76-79) a cherché à démontrer que, sur la base d’une comparaison entre la graphie, la mise en page et la décoration d’A’ et celles d’A, sa confection est antérieure à celle de l’anthologie vaticane et est due à des professionnels italiens 19 . En outre, la décoration du feuillet conservé aujourd’hui à Paris permet d’établir un lien typologique et stylistique très strict avec le ms. de Paris, BNF, lat. 6390, que l’on date de la fin du XIII e siècle 20 . Puisque A’ aurait été réalisé avant A et que le premier peut être daté de la fin du siècle, la datation du chansonnier vatican (1275-1280) proposée par Mariani Canova (2008: 61-62) s’avère être en contradiction avec ces conclusions. Au-delà de ces questions, il convient de souligner que l’ensemble de ces études fait apparaître le rôle éminent de Venise, ses scriptoria et son public au sein du troubadourisme cultivé dans le Nord-Est de l’Italie pendant le dernier tiers du XIII e siècle, et corrige, voire bouleverse, nombre de schémas historiographiques établis. Le service que ce volume et le précédent, consacré aux initiales d’I et K, offriront à tous ceux qui voudront vérifier, discuter ou approfondir ces hypothèses n’a évidemment aucun besoin d’être mis en valeur. Gabriele Giannini ★ Luciana Borghi Cedrini (ed.), «Intavulare». Tavole di canzonieri romanzi I. Canzonieri provenzali, 5. Oxford, Bodleian Library S (Douce 269), Modena (Mucchi Editore) 2004, xvi + 164 p. Luciana Borghi Cedrini è l’autrice della monografia sul canzoniere provenzale S (Oxford, Bodleian Library, Douce 269), in questo che è il quarto volume della serie provenzale di «Intavulare», la collana promossa da Anna Ferrari sotto il patrocinio della Union Académique Internationale e della Unione Accademica Nazionale italiana. La collana si articola a coprire i quattro maggiori àmbiti linguistici della tradizione manoscritta della lirica romanza medievale (I. Canzonieri provenzali, II. Canzonieri francesi, III. Canzonieri italiani, IV. Canzonieri galego-portoghesi) 1 e vede la collaborazione di insigni romanisti europei. È questo il terzo contributo alla collana della scuola torinese promossa da d’Arco Silvio Avalle, il maestro che ha delineato nel 1961 un quadro storico e geografico generale della 303 Besprechungen - Comptes rendus 18 Cf. R. Benedetti, «Un terzo foglio del canzoniere provenzale A’», in: R. Castano/ S. Guida/ F. Latella (ed.), Scène, évolution, sort de la langue et de la littérature d’oc. Actes du Septième Congrès International de l’Association Internationale d’Études Occitanes (Reggio Calabria-Messina, 7-13 juillet 2002), vol. 1, Roma 2003: 71-98. Il s’agit du feuillet ayant servi de garde, depuis 1465 environ, au ms. 54 de la Bibliothèque du Séminaire de Padoue (f. I). Les deux autres feuillets, connus depuis longtemps, sont le f. 269 du ms. fr. 12474 de la BNF de Paris - qui auparavant avait été utilisé comme garde du ms. fr. 12599 de la même bibliothèque - et celui, ayant été recomposé, conservé à la Bibliothèque Classense de Ravenne sous la cote 165. 19 Un avis opposé - A’ est postérieur à A et est «l’œuvre d’un copiste provençal travaillant dans le Nord de l’Italie, vraisemblablement en Vénétie» - avait été prononcé par Zufferey 1987: 66. 20 Cf. Benedetti 2003: 96 et F. Avril/ M.-Th. Gousset, Manuscrits enluminés d’origine italienne. 2. XIII e siècle, Paris 1984: 61. 1 Cf. le recensioni ad altri volumi della serie in VR 60 (2001): 261-70 e VR 64 (2005): 354-61. tradizione manoscritta della letteratura in lingua d’oc, confermato anche in questo caso per il canzoniere S (73) 2 , e ha contribuito a definire il «genere canzoniere» e le problematiche editoriali delle scriptae medievali 3 . Luciana Borghi Cedrini è esperta di tradizioni marginali (la letteratura valdese medievale) e non è nuova a lavori a tutto tondo sui codici. Piace qui ricordare almeno alcuni dei molti suoi interventi su due manoscritti con i quali è capitato ad ogni romanista di imbattersi: per il dominio d’oc il ms. Paris, Bibliothèque Nationale, f. fr. 1747 (noto ai lessicografi come «Traduzione di Beda» ma che contiene tre volgarizzamenti, del Liber de moribus senechiano e delle sentenze di Publilio Siro, del De quinque septenis di Ugo di San Vittore e del Liber scintillarum del Defensor di Ligugé) 4 e per il dominio d’oïl il ms. Paris, Bibliothèque Nationale, f. fr. 837 (inesauribile repertorio di fabliaux, dits et contes, da Rutebeuf a Jean Renart) 5 . Questi lavori spaziano dalla localizzazione linguistica della scripta all’edizione di inediti, fino ad approdare a ricerche letterarie e culturali di più vasto respiro. Ecco quindi che il piccolo codicetto di Oxford «di 126 fogli (252 pagine) di pergamena» (30), il quale «misura attualmente mm 202-205 su 114-118» (33), ha proprio goduto di ottime cure. Questo è il sommario del volume: Presentazione di Aurelio Roncaglia (v-vi), Introduzione di Anna Ferrari (vii-xiv), Premessa (15), Opere citate in forma abbreviata (17-24), Canzoniere provenzale S (Oxford, Bodleian Library, Douce 269). La Descrizione (25-77) si divide in: «Descrizione codicologica e paleografica» (27-44), «Note di antichi lettori» (45- 53), «Legatura» (53s.), «Storia esterna» (54-61), «Contenuto» (62-77). Seguono la Bibliografia (77s.), e le Istruzioni particolari (79-83). A questo lavoro monografico tengono dietro le tavole vere e proprie: I. Indice dei componimenti (per ordine di presenza) (85-104), II. Indice sommario dei trovatori (per ordine di presenza) (105-12), III. Indice alfabetico dei trovatori (113-28), IV. Indice incipitario alfabetico (129-36). V. Seguono infine l’Elenco delle Figure (riproduzioni fotografiche) (137), il Sommario (139) e le ventuno Figure (141-64). Il canzoniere provenzale S contiene 164 testi (62), qualcuno in più del Salterio, anche se proprio sulla misura di 150 pezzi viene bloccata la trascrizione di S allestita, con qualche copia del XVII secolo intermedia e perduta, da Jean-Baptiste de La Curne de Sainte-Palaye, nell’attuale ms. 3092 della Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi (58 e 60). Le ridotte dimen- 304 Besprechungen - Comptes rendus 2 D’A. S. Avalle, La letteratura medievale in lingua d’oc nella sua tradizione manoscritta, Torino 1961, nuovamente edito come D’A. S. Avalle, I manoscritti della letteratura in lingua d’oc, nuova edizione a cura di L. Leonardi, Torino 1993. 3 Come rammentava anche Umberto Eco nel L’espresso del 12 giugno 2003: 206, a proposito della raccolta postuma D’A. S. Avalle, La doppia verità. Fenomenologia ecdotica e lingua letteraria del medioevo romanzo, Firenze 2002. 4 L. Borghi Cedrini, «Per un inventario linguistico del manoscritto fr. 1747 della Biblioteca Nazionale di Parigi», in: Miscellanea di studi filologici offerta a d’Arco Silvio Avalle, Padova 1978: 78-98; L. Borghi Cedrini, «Annotazioni lessicali sul cosiddetto ‘Beda’ (Ms. fr. 1747 della Biblioteca Nazionale di Parigi) a margine delle Lexikalische Untersuchungen zu Girart de Roussillon di M. Pfister», CN 52 (1978): 120-43; L. Borghi Cedrini, Appunti per la localizzazione linguistica di un testo letterario medievale: la cosiddetta «Traduzione di Beda» in lingua d’oc, Torino 1978. 5 Così l’intitolava l’edizione in facsimile di H. Omont, Fabliaux, dits et contes en vers français du XIIIe siècle. Fac-similé du Ms. 837 de la Bibliothèque Nationale publié sous les auspices de l’Institut de France, Paris 1932. Per la definizione di «manoscritto repertoriale», cf. L. Borghi Cedrini, «Il trattamento dei codici repertoriali», in S. Guida/ F. Latella, La filologia romanza e i codici, Messina 1993: 49-56. I lavori sul f. fr. 837 sono: L. Borghi Cedrini, Approcci con la satira nell’837 (ms. f. fr. B. N. di Parigi). La paix aux Anglais, La charte de la paix aux Anglais, Torino 1979 e 1980; L. Borghi Cedrini, Preliminari a un’edizione dell’837 (ms. f. fr. B. N. di Parigi). Une branche d’armes, Torino 1982; L. Borghi Cedrini, La cosmologia del villano secondo testi extravaganti del Duecento francese, Torino 1989. sioni non mettono però S al riparo da una nutrita serie di elementi problematici. Come spesso accade già sono guadagni considerevoli le puntualizzazioni di quanto nella bibliografia pregressa ha aspetto approssimativo, se non errato: una sorta di entropia che ha danneggiato la percezione reale di dimensioni, forme e contenuto effettivo. Ma anche sono guadagni le messe a punto coraggiose, come quella che nega l’appartenenza del codicetto alla biblioteca degli Este. Ad avanzare un’ipotesi in tal senso fu A. Thomas nel 1889, sulla base di un inventario della biblioteca principesca, datato al 1436, che parla di «Libro uno chiamado re Riçardo» (55). Nonostante S si apra proprio con Ja nuls hom pres no dira sa razo di Richart I (56), il canzoniere è acefalo: «Il lembo superiore - circa due terzi - del primo foglio pergamenaceo è caduto, insieme a gran parte del componimento iniziale, la rotrouenge di RichCdeL (BdT 420.2), e ad alcuni versi del secondo componimento (BdT 364.39)» (33). Tale lacuna risale già al primo Quattrocento, epoca alla quale la curatrice data la tavola in forma di nota trascritta sullo spazio bianco al verso dell’ultima pagina, dopo il componimento n. 164 (48). Questa nota, «che in quanto indica come primo PVid anziché l’autore del componimento n. 1, RichCdeL, è stata sicuramente vergata dopo la caduta della rubrica relativa al re inglese» (42), fin’ora era attribuita all’inizio del XVI secolo (49) e contiene un indice sommario dei trovatori per ordine di presenza (50), vero e proprio antenato di quello che, nella nostra monografia, si trova alle p. 105-11. Come rileva la Borghi Cedrini l’etichetta «libro chiamado re Riçardo, in francexe» può riferirsi anche ad altre opere, brevemente suggerite (57). Ma queste precisazioni riguardano la cosiddetta storia esterna del canzoniere che si identifica poi con quella degli studi provenzali. Per S, sfatata la permanenza nella corte degli Este, la storia esterna diventa databile a partire dalla Francia meridionale (58), dove si trova presumibilmente tra i libri del grande erudito Nicolas- Claude Fabri de Peiresc (1580-1637), e sicuramente tra quelli del suo pronipote Henry- Joseph de Thomassin de Mazaugues (1684-1743) e poi in Inghilterra, dove il codice arriva «già prima del 1783» (61). Il manufatto che abbiamo sotto gli occhi si lascia analizzare per l’aspetto linguistico della scripta, per quello materiale dell’allestimento come libro e per quello della selezione dei testi che contiene. Lo studio linguistico promesso dalla curatrice (29N6), è anticipato in qualcuna delle note che accompagnano la prima tavola, i. Indice dei componimenti (per ordine di presenza) (101-4). Proprio in queste anticipazioni fonetiche e lessicali emerge un problema di fondo, che la Borghi Cedrini ha sottolineato anche in altre ricerche linguistiche 6 , e cioè il fatto che le grammatiche e i repertori d’oc registrino solo le voci e le forme più diffuse. Da questa sorta di medietà, casualmente determinata dalle edizioni adoperate per i vari spogli (103 N22), viene fuori un’attitudine normativa che fornisce a tutta una serie di particolarità registrabili in S fin dagli incipit il solo statuto di aberrazioni. Alla descrizione linguistica non resta che pronunciarsi per una sospensione di giudizio (102 N16), e per una raccolta sistematica e spregiudicata dei dati rari. L’aspetto materiale del libro: «La pergamena non è di buona qualità» (34), ma il lavoro di copia, appartenente ad un un’unica mano che scrive una gotica italiana databile tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, è accurato, con un modulo scrittorio «di piccole dimensioni e di tratteggio molto uniforme e posato» (38). Il copista lascia anche in bianco alcune linee o parti di linee, e queste lacune sono state riempite nella loro quasi totalità per lo più da mani differenti, anche se molto prossime a quella del copista. Anche «L’ornatura del codice è sobria ed essenziale, anche se puntigliosamente predisposta ed eseguita» (39). Il 305 Besprechungen - Comptes rendus 6 L. Borghi Cedrini, «Recuperi linguistici nella tradizione manoscritta dei trovatori (per l’edizione critica dell’opera di Peire Milo)», in: G. Kremnitz/ B. Czernilofsky/ P. Cichon/ R. Tanzmeister, Le rayonnement de la civilisation occitane à l’aube d’un nouveau millénaire, Wien 2001: 171- 79. nostro codicetto risulta poi molto pregiato già da subito, con il lavoro che una serie di annotatori ha lasciato sui suoi margini: «Di speciale rilievo la glossa vergata a destra delle l. 26-28 di p. xxviii, che recano i v. 9-12 del componimento n. 18 (BdT 155.3)» (47). Il livello delle annotazioni è molto alto, infatti «le glosse non si limitano alla traduzione di qualche parola o verso, ma alcune offrono chiarimenti di tipo grammaticale, e una perfino l’indicazione degli antecedenti d’un passo di FqMars: costituendo nel loro complesso il risultato di un impegno critico non trascurabile se esplicato, come parrebbe, ancora entro il XIV secolo o nel primo XV» (48). Se esasperiamo la contraddizione tra questi aspetti, e cioè tra l’accuratezza del lavoro di copia e collazione e la sostanziale povertà del manufatto (per materiale e dimensioni), resta problematica l’identificazione della categoria merceologica del canzoniere S (è libro sibi et amicis? ). Anche la disposizione del testo a piena pagina e un verso per riga è inedita nella tradizione dei canzonieri provenzali, e quando appare, ma sporadicamente in «alcune zone degli altri esponenti della ‹terza tradizione›, PUc, e in FGOQ» (35), ha suggerito a C. Bologna una qualche riflessione in merito ad un suo impiego didattico (35N17). Resta però sorprendente che, tra tutti i canzonieri provenzali solo il canzoniere F che è in-folio, abbini come S «una colonna per pagina a un verso per linea» (36). Anche qualche laudario da confraternita somiglia, nella disposizione del testo a tutta pagina e un verso per riga a qualche piccolo laudario da monaca. Se il discorso si sposta sui laudari in volgare italiano e di tradizione iacoponica è perché il problema delle tipologie librarie dovrebbe essere affrontato in maniera meno settoriale soprattutto per i manufatti più modesti, come il caso di S, che è più facile vengano esemplati su modelli più comuni (tale, ad esempio, il Salterio), piuttosto che sulle tipologie più illustri del proprio genere. I preziosissimi canzonieri pergamenacei con decorazioni a foglia d’oro arrivati, non per caso, fino a noi, saranno stati allestiti per acquirenti che li avranno sicuramente tesaurizzati e sottratti all’uso dei curiosi fino al secolo XVI. La definizione specifica della raccolta è legata anche alla selezione e all’ordine dei testi. La curatrice sottolinea come «il codice si caratterizzi in positivo per una massiccia presenza di canzoni d’amore, quasi tutte composte in stile leu o comunque limpido da poeti originari della Francia del Sud e appartenenti al periodo centrale del movimento trobadorico (dalla ‹generazione del 1170› ai primi decenni del Duecento); canzoni che, unite a una piccola quantità di componimenti d’altro genere - da sirventesi e sirventesi-canzone a poemi dialogati a descortz - ma tutti incentrati sulla problematica amorosa, si propongono di fatto come una larga campionatura, o un’autentica antologia, della produzione trobadorica più ‹classica›, e nel contempo più facile e cattivante» (75). La Borghi Cedrini arriva a parlare di «una uniformità, e quasi una monotonia, di forme e di temi poetici che potrebbe dipendere non solo o non tanto dalla limitatezza dei materiali a disposizione del compilatore, quanto piuttosto da scelte finalizzate a un preciso progetto antologico» (74), selezione che assegna al canzoniere S un posto a sé stante nella cosiddetta terza tradizione, e nei confronti dei suoi più stretti parenti, i canzonieri provenzali PUc. Questa terza tradizione, pur sopravvissuta in esemplari di numero ridotto e tipologia merceologica medio-bassa, è poi quella che, insieme ai frammenti, si dimostra più vitale nel XIII e XIV secolo. I testi che S seleziona sono proprio quelli a cui si collega la maggiore produttività della lirica occitanica fuori di Provenza. Ad esempio S, databile «alla fine del XIII o al più all’inizio del XIV secolo» (27) e «probabilmente confezionato in Italia settentrionale, e più precisamente nel Veneto» (28), che non è latore di nessun testo nuovo (in unicum), contiene ben cinquanta testi il cui schema metrico è stato riutilizzato 7 , e tale riutilizzo non è solo avvenuto tra autori antichi, ma 306 Besprechungen - Comptes rendus 7 Ovviamente si tratta di valori apprezzabili sul dato percentuale. Le riutilizzazioni di uno stesso schema di sillabe e rime nella lirica trobadorica sono in numero di 221 su un totale complessivo di 884 schemi diversi individuati nel Répertoire di Frank. Indichiamo gli schemi metrici sulla base anche da parte di anonimi cobbolisti attestati da fasce limitate della tradizione manoscritta. Il testo di chiusura numero 164 «Falket, Can ben me soi apensaz» (100, BdT 156.10), è come un indizio aggiuntivo al riguardo, dal momento che è stato ripreso, e in diverso àmbito linguistico, dal cosiddetto Anonimo Genovese. Queste caratteristiche di rimpiego diffuso e anche basso, questa media di gusto S impone anche ai «classici». Infatti S nel suo settore recensionale è l’unico a trasmettere Jaufre Rudel e Arnaut Daniel, e li mette in sequenza con Perdigo nella sezione finale del dodicesimo fascicolo, in quella cauda in cui si dispongono quei trovatori «che contano almeno tre componimenti ciascuno» (63). I testi così ravvicinati (numero 113, 114, 115, 117: 96), sono caratterizzati da refrain cioè parolarima fissa che è la caratteristica anche del primo testo di tutto il canzoniere, «La rotrouenge di RichCdeL è d’altronde sui generis, dacché il refrain tipico del genere vi è ridotto a un mot-refrain, perdipiù non ripetuto nella seconda tornada» (63N). Anche la sezione di autore con cui si chiude il canzoniere, quella di Falquet de Romans «inizia con una canzone à refrain anche se prosegue con un sirventese e una canzone religiosa» (63). Dunque ci troviamo di fronte a una caratteristica rimatica certo non maggioritaria della lirica occitanica, ma strettamente imbricata con i parametri dei selezionatori dell’antologia S. Un altro esempio del problema che si vuol definire, e che si è chiamato per comodità «gusto medio», è dato da un accoppiamento del solo S, quello tra i testi n. 83 e n. 84 «Ranbaut de Vaqera, No m’agrada inver ni pascor» (BdT 392. 24) e «Raimon de Miraval, Ben m’agrada.l bel temps d’estiu» (BdT 406.13: 94), che sono rispettivamente l’ultimo e il primo testo delle sezioni contigue di Raimbaut de Vaqueiras e di Ramon de Miraval. Nella sezione di coblas del canzoniere estense Dc i due testi saranno avvicinati a distanza come numeri 110 e 116. Ebbene questo dittico rappresenta l’identificazione della tipologia del plazer-enueg, che, travalicando il settore politematico del sirventese che deriva da Bertran de Born, viene qui identificata anche nel repertorio delle canzoni. Quale sia la vitalità, e la vitalità alto-italiana, anche di questo particolare «gusto medio» potrà brevemente essere ricordata a partire dalle ben note testimonianze del frate francescano Salimbene de Adam, che è cultore in proprio del genere ad esempio nel 1259 a Borgo San Donnino, ora Fidenza, e che dice di riallacciarsi a testi della generazione a lui precedente, risalendo a circa il 1229 (Salimbene de Adam, Cronica, a c. di G. Scalia, Bari 1966: 76 e 674). Oppure recuperando il dettaglio che anche la cobla anonima BdT 461.222 S’ieu saubes tan ben dir com voler (tràdita dai ms. PT) sullo stesso schema e rime del testo n. 2 di S (BdT 364.39) si ricollega proprio al plazerenueg. Quella del plazer-enueg è una tradizione sommersa, ma ben vitale in Toscana con Chiaro Davanzati, Guittone, i rimatori di San Gimignano (e i testi anti-angioini del canzoniere provenzale P). Se è vero che l’acume della Borghi Cedrini rivela la possibile compresenza di più modelli già al momento della costruzione dell’antologia, dove parla di «acquisizioni dell’ultima ora (o l’aspettativa di acquisizioni, rivelata dalla pagina bianca)» (62), forte resta la tentazione 307 Besprechungen - Comptes rendus della loro numerazione progressiva nell’Indice delle coincidenze di schema metrico e rime del Rimario trobadorico provenzale. Indici del «Répertoire» di I. Frank, a cura di P. G. Beltrami/ S. Vatteroni, Pisa 1988, 237-69 (= B.V.). Si tratta dei testi di S numero 2 B.V. 149, 3 B.V. 65, 5 B.V. 190, 6 B.V. 128, 13 B.V. 207, 14 B.V. 178, 16 B.V. 126, 17 B.V. 200, 19 B.V. 52, 20 B.V. 11, 27 B.V. 152, 29 B.V. 80, 31 B.V. 77, 32 B.V. 85, 35 B.V. 40, 41 B.V. 202, 44 B.V. 48, 45 B.V. 188, 49 B.V. 58, 53 B.V. 37, 55 B.V. 45, 60 B.V. 114, 66 B.V. 12, 67 B.V. 95, 69 B.V. 23, 72 B.V. 106, 75 B.V. 198, 77 B.V. 135, 81 B.V. 167, 86 B.V. 189, 87 B.V. 150, 95 B.V. 175, 97 B.V. 170, 98 B.V. 171, 103 B.V. 6, 105 B.V. 105, 106 B.V. 134, 108 B.V. 180, 111 B.V. 139, 118 B.V. 221, 122 B.V. 201, 125 B.V. 113, 128 B.V. 212, 130 B.V. 122, 134 B.V. 209, 138 B.V. 163, 140 B.V. 206, 141 B.V. 13, 146 B.V. 101, 147 B.V. 39. All’elenco andrà aggiunto il caso del numero 38 di S BdT 70.35 il cui schema metrico Frank 321: 1 è ripreso con variazione di due rime nella canzone anonima BdT 461,18a Amors m’a fach novelamen asire (Torino, B. N. LII 18, c. 209v). di trovare una parola che squadri e definisca, in maniera magari azzardata, questo piccolo canzoniere. La magia risolutiva ammicca proprio nel mot-refrain «pris» del primo testo, oramai mutilo, di Richart I Ja nuls hom pres no dira sa razo (87, BdT 420.2). Infatti la lettura dell’indice incipitario alfabetico (129-36) suggerisce un più ampio raggio di azione di quanto la curatrice rileva a proposito dei primi due testi dell’antologia: «la sua rotrouenge, Ja nuls hom pres no dira sa razo (BdT 420.2), si conclama fin dall’incipit come il lamento di un prigioniero, e il componimento vidaliano posto subito dopo, Quant hom es en autrui poder (BdT 364.39), si presenta anch’esso come un canto di prigionia, sia pure amorosa» (65). Ma anche nel testo n. 3 c’è un rovescio di fortuna «Peire Vidal, Quant hom honraz torna en grand paubrera (BdT 364.40» (87), e poi abbiamo l’«hom esperduz» (n. 30, BdT 70.19), o «perdu» (n. 36 BdT 70.12), il rubricatore che innova nell’incipit di Peirol «De ben soi loing et entre gent estragna» (n. 43 BdT 366.31), «Aissi co’l pres qi s’en cuia fugir» (n. 89 BdT 9.3), «Aissi com cel c’om mena al iuiamen» (n. 132 BdT 305.4). Forse bisognerà ipotizzare anche nella tradizione occitanica, soprattutto nella terra di Rustichello e Marco Polo o del quattrocentesco carcere delle Stinche fiorentino, quel luogo di passaggio di conoscenze letterarie e di attività di trascrizione di testi, opposto ma contiguo alla corte, che è la prigione. Paola Allegretti ★ Les Albas occitanes, étude et édition par Christophe Chaguinian, transcription musicale et étude des mélodies par John Haines, Paris (Champion) 2008, 356 p. (Classiques français du Moyen Âge 156) Auteur de quelques études récentes sur l’alba, Chaguinian donne ici une remarquable édition du corpus occitan assortie d’une étude approfondie du genre dont il explore le caractère composite en contestant la pertinence d’une catégorie des «contra-albas» par laquelle M. de Riquer désignait le thème inversé du désir de l’aube, pour conclure à un classement en deux groupes: celui des albas de séparation qui continue le type originel, et celui des albas formelles, qui peuvent être investies par une thématique aussi bien amoureuse que religieuse. Il faut cependant exprimer avec Ph. Ménard de fortes réserves sur le classement d’Eras diray 1 où Chaguinian voit «un exemple typique de l’alba de séparation» (221) bien qu’il y soit fort peu question d’amour: A. Alberni a récemment montré qu’il s’agit d’une adresse du guetteur à des chevaliers qui, selon elle, monteraient la garde avec lui 2 . Le rattachement au genre est indubitable dans la mesure où la séparation y est bien évoquée, mais le traitement du thème est on ne peut plus singulier, et l’utilisation exceptionnelle de refrains variables que Chaguinian lui associe en suivant la tradition de son découvreur M. de Riquer aurait également dû susciter des réserves de la part de l’éditeur 3 . Celui de Drutç qui vol dreitament amar mérite les mêmes réserves: si l’utilisation du mot alba ne fait aucun doute sur son appartenance au «genre», le caractère nettement didactique de l’unique strophe qui nous 308 Besprechungen - Comptes rendus 1 Ph. Ménard, «Des albas occitanes aux Tagelieder allemands, problèmes et énigmes de la chanson d’aube», in: L. Rossi (ed.), Ensi firent li ancessor. Mélanges de philologie médiévale offerts à M.- R. Jung, vol. I, Turin 1996: 53-65. 2 A. Alberni, «Deux albas catalanes anonymes du XVI e siècle», in: D. Billy/ F. Clément/ A. Combes (ed.), L’Espace lyrique méditerranéen au Moyen Âge: nouvelles approches, Toulouse 2006: 265- 89 plus deux planches. Le texte présente malgré tout quelque obscurité. 3 Alberni a montré que cette interprétation était infondée, le seul refrain identifiable étant le recours à alba en fin de strophe.